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Just another way to communicate

L’IMPORTANZA DEL CODICE

La comunicazione linguistica è uno scambio verbale o epistolare, solitamente volontario, fra un soggetto (emittente) ed un destinatario (ricevente) i cui ruoli si alternano secondo le esigenze.

Gli elementi necessari perché si verifichi la dinamica della comunicazione sono i seguenti:
1) l’emittente: sceglie nell’ambito di un codice alcuni segnali o parole la cui combinazione genera l’informazione codificata;
2) il destinatario: decodifica o interpreta il messaggio così formulato a condizione che abbia un codice comune o parzialmente comune;
3) il codice: è costituito dalla lingua in tutte le sue espressioni;
4) il messaggio: è il contenuto dell’informazione codificata, una o più frasi che l’emittente forma scegliendo o combinando parole (espressioni stesse del codice);
5) il canale: è proprio il mezzo fisico che rende possibile la trasmissione del messaggio – onde sonore o altre forme (radio, TV, registratori ed altri mezzi elettronici);
6) il referente: è la parte di pensiero suscettibile di essere tradotta in parole e compresa dal destinatario dopo la decodificazione.

Il meccanismo della comunicazione linguistica sembra facile e sarebbe anche piuttosto semplice se non intervenissero elementi di disturbo, tecnicamente noti come “rumore”.
Quest’ultimo può essere una realtà (ad esempio interferenze, cattiva ricezione telefonica, frastuono, chiasso ecc.) oppure particolari condizioni momentanee (distrazione, stanchezza, svogliatezza) o durature (background culturale ed ideologico).

In tali condizioni di “disturbo della comunicazione”, il messaggio dell’informazione, già non sempre facilmente decodificabile in quanto complesso, figurato, legato alla “scatola nera” dell’individuo, può essere arbitrariamente interpretato per sovrapposizione “ideologica” del codice del destinatario. Esempio tipico: toma per Roma, in caso di cattiva ricezione, oppure di “droga” per roba, se il ricevente è un tossicodipendente.
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giugno 9, 2007 Posted by | background, canale, codice, comunicazione, decodificazione, destinatario, emittente, fantozzi, farinata degli uberti, Jacobson, messaggio, parabola, referente, rumore | Lascia un commento

Impariamo ad ascoltare

Si parla sempre più spesso di comunicazione, in tutti gli ambiti, in tutti i meeting, a tutti i livelli. Tutti sappiamo che comunicare vuol dire migliorare i rapporti, ma nella comunicazione c’è un difetto di unilateralità, perché con essa solitamente si intende porgere ad un interlocutore delle informazioni, concetti, ecc.; ma, stranamente, nessuno si occupa moltissimo dell’ascolto.
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C’è qualcuno che ha definito l’ascolto o il saper ascoltare “un’arte o una capacità dimenticata”. Sempre rimanendo in tema di definizioni, Norbert Weiner dice che la conversazione è un gioco di insieme tra chi parla e chi ascolta contro le forze della confusione. A meno che entrambi non si impegnino, la comunicazione interpersonale è senza speranza.
L’ascolto è una facoltà da rivalutare e non è un caso che negli Stati Uniti ed in altri Paesi vengano effettuati dei corsi per insegnare le tecniche di ascolto. Se partissimo dal sano principio che abbiamo una bocca e due orecchi e se li usassimo in proporzione così come ci sono stati dati avremmo risolto il problema, ma tante volte (… troppe) il desiderio di sovrapporsi a colui che chiede di essere ascoltato è una tentazione irresistibile e si crede di avere il toccasana per risolvergli i problemi mediante la nostra esperienza.
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maggio 26, 2007 Posted by | ascolto attivo e passivo, ascolto del non detto, comunicazione, facoltà dimenticata | Lascia un commento