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DALLA GLOBALIZZAZIONE ALL’IMPLOSIONE

PERCHÉ STIAMO GRATTANDO IL FONDO DEL BARILE…  LA RABBIA E LA DISPERAZIONE DELLE MASSE LAVORATRICI NELLA SOCIETÀ ATTUALE Questo saggio, redatto da Enrico Costantini – anal.finanz.indip. – saggista – opinionista economico per SBS Network Sydney, non ha la pretesa di affermare assiomi assoluti o indicare direzioni ultimative o obbligate, ma vorrebbe però instillare un dubbio, favorire un ripensamento e innescare una considerazione diversa, da un punto di vista differente e non schierato, sulla situazione socio/economica globalizzata attuale e sui rapporti di forza fra masse lavoratrici e padronato “illuminato”, anche in funzione alla sua correlazione con la “sovranità monetaria”. PREMESSA : Per comprendere le tematiche e le considerazioni contenute in questo saggio, è necessario propedeuticamente un approfondimento sulla SOVRANITA’ MONETARIA e sui paesi a MONETA SOVRANA DENARO E SOVRANITÀ MONETARIA Quando pensiamo al denaro, ai soldi che abbiamo in tasca e che utilizziamo ogni giorno, siamo portati a considerarli solo in funzione della loro quantità e della loro eventuale penuria. Non ci viene mai in mente di pensare a cosa è realmente il denaro e da dove viene, chi lo fabbrica e perchè. Molti di voi potranno superficialmente affermare che il denaro è un mezzo di pagamento per evitare di tornare al baratto. Ma facciamo un punto fermo. Se io ho in mano una matita di mia proprietà nulla vieta che la possa spezzare in 2 e buttarla nel pattume, nessuno può impedirmelo. Ma se prendessi una banconota da 5 euro dalla mia tasca e la bruciassi cosa accadrebbe? Accadrebbe che commetterei un reato. Infatti è vietato dalla legge distruggere il denaro. Ma se il denaro è mio come la matita, perchè dunque non posso farne quello che voglio? Semplicemente perchè il denaro che ho in tasca non è mio. Non stupitevi e controllate: se avete a disposizione dal vero o in foto, anche da internet, una banconota in lire del 1940 o del 1960, o del 1980 vedete che su quelle banconote vi era scritto chiaramente il possessore: nella prima lo stato fascista italiano, nella seconda la Repubblica Italiana nel terzo la Banca d’Italia. Cioè la banconota era di proprietà dello Stato italiano cioè di tutti noi. Ora provate a prendere una banconota in euro e a leggere chi ne è il proprietario. La risposta è in 6 lingue stampata su ogni biglietto: la BCE banca centrale Europea. Cioè i soldi che avete in tasca non sono vostri, ma sono prestati a ognuno dei 27 stati europei pro-quota. Il fatto è che la BCE è una s.p.a. privata al 90% con sede legale alle isole Cayman (paradiso fiscale), e che i soldi vengono prestati con il debito già inserito dentro. Perchè col debito? Per il semplice motivo che ogni volta che la BCE stampa euro per conferirli ai paesi membri (per ricambio di banconote usate o per periodiche necessità di contante), essa, anzichè accreditare gli stati membri, li addebita. E li addebita al costo facciale delle banconote stampate, anche se queste banconote vengono stampate in Myammar (la ex Malesia), al costo di circa 16 centesimi di euro cioè le vecchie 30 lire, sia che si tratti di biglietti da 5 che da 500 euro, cioè a un costo irrisorio. La BCE li addebita quindi a ogni stato membro pro quota pretendendo da esso un uguale quantità di valori in garanzia del prestito. Solo che gli stati quel valore da conferire in garanzia non lo detengono. Cosa fanno allora? Essi stampano bond statali (bot cct btp ctz ecc.), che ovviamente non hanno alcun valore reale, esattamente come gli euro che vengono conferiti, e li danno in garanzia alla BCE per gli euro ricevuti. Cioè consegnano quote di sé stessi, della loro sovranità. Ma i bond, a differenza degli euro, hanno cedole che scadono, e quindi a scadenze regolari gli stati membri devono onorare le cedole con denaro di cui non dispongono. E non ne dispongono, non solo perché non possono più stamparne, avendo ceduto la loro sovranità monetaria, ma anche perché la BCE ha stampato solo il denaro da addebitare agli stati, ma non quello necessario a pagare il debito sotteso a quel denaro. Gli stati membri emettono quindi nuovi bond da far sottoscrivere agli eventuali loro cittadini, investitori privati, che hanno denaro che non utilizzano e vogliono investirlo, in modo da trovare il denaro per pagare quelle cedole. Avete capito da dove viene il debito pubblico e perchè anzichè estinguersi continuerà ad aumentare indefinitamente? Per essere più chiari è come se voi foste il proprietario di un cinema, e faceste stampare a una tipografia 1000 biglietti da 10 euro per staccarli ai clienti che entrano, e quando li andaste a ritirare il tipografo, anzichè farveli pagare 150 euro, all’incirca il costo della stampa più il suo guadagno, ve li addebitasse 10.000 euro, con la scusa che sui 1000 biglietti c’è scritto 10 euro, quindi 10 per 1000 fa 10.000 e per lui valgono 10.000 euro. Vi rendete conto della assurdità? I biglietti valgono 10.000 euro solo dopo che col vostro lavoro (affitto della sala, del proiezionista, della pellicola, il pagamento dell’elettricità e del riscaldamento), cioè col vostro plusvalore, avete convinto 1000 clienti a venire a vedere quel film versando 10 euro ciascuno. Materialmente invece valgono 150 euro, si e no. E prima delle BCE come stavano le cose? Prima la Banca d’Italia era un organo statale come previsto al comma 3 del suo statuto, ma se ricordate nei primi anni 80 cominciarono le privatizzazioni, soprattutto bancarie. Le BIN, banche di interesse nazionale, in cui prima molto forte era la partecipazione azionaria statale, e che detenevano ognuna una certa quota dell’azionariato della Banca d’Italia, vennero privatizzate, col risultato che ora la Banca d’Italia è una spa al 94,5% privata, controllata dall’azionariato delle ex BIN, che ricorderete erano il Credito Italiano, la Banca Commerciale Italiana, il Banco di Sicilia, il Banco di Sardegna, il Banco di Sicilia, e in percentuale minore tante altre banche, che ora appartengono a privati.  È evidente che quando era la Banca d’Italia a essere istituto di emissione, prima della BCE, il meccanismo di indebitamento dello Stato era praticamente lo stesso, sempre a vantaggio di una spa privata. E che le nostre lire le fornisse un privato, direi che è piuttosto inquietante. Per tornare all’ Euro, c’è poi da aggiungere che al contrario le monetine fino ai 2 euro, costosissime da stampare ma dal valore globale molto basso, sono invece a carico dei singoli stati UE come costo di stampa, e infatti il loro conio è differente per tutti i paesi UE. Ma c’è una frase che dovrebbe incuriosirvi: perchè ho scritto poco sopra che gli euro conferiti dalla BCE non hanno alcun valore reale? Facciamo un passo indietro nella storia… Nel 1200, all’epoca dei comuni e delle repubbliche marinare, si comincia a parlare organicamente di denaro, anche se il denaro esisteva anche al tempo dei romani e degli egizi. Nel 1200 i signori locali stampavano moneta in metalli preziosi, oro ed argento, metalli che conferivano, quindi, valore di per sé alle monete.  Ad esempio, a Venezia il Doge faceva stampare dalla repubblica serenissima il dogato (ducato) d’oro e a Firenze il Medici faceva stampare il Fiorino in argento. Ora però il signore di turno, se emetteva una moneta da 5 grammi in argento o in oro con la sua effigie stampata sopra a garanzia del titolo del metallo prezioso, ne tratteneva comunque 0,2 o 0,3 grammi per il suo diritto di garantire la moneta con la sue effigie, cioè per il suo “aggio” cioè l’aggio del signore, che altro non è che il moderno “signoraggio”. Forse è termine sconosciuto ai più, ma tecnicamente il “signoraggio” è per definizione la differenza di costo fra la creazione di una moneta e la sua messa in circolazione. Ora se consideriamo che la BCE spende poche decine di milioni di euro per stampare il denaro in Malesia, e incassa cifre astronomiche per il suo prestito ai paesi membri, voi capirete che rispetto agli 0,3 grammi di oro trattenuti del Doge, stiamo parlando di una clamorosa mistificazione. Inoltre consideriamo un altra cosa: da quando gli uomini si accorsero che portare con se cifre enormi in monete di oro e argento per i pagamenti mercantili era faticoso e pericoloso per via dei ladri, cominciò a instaurarsi il regime delle note cartacee di banco che dimostravano al compratore, anche a notevole distanza, che quella certa quantità di metallo prezioso era stata depositata presso un orafo a suo credito, e più avanti presso un banca. E ci si scambiavano, fra mercanti che si fidavano uno dell’altro, invece dell’oro solo questi pezzi di carta per i pagamenti, cioè le note di banco, o come si dice modernamente oggi, quelle che sono divenute le banconote. Ma esse erano garantite dall’oro e dall’argento e questa garanzia trasportata ai giorni nostri è divenuta la “Riserva Aurea”. Essa imponeva fino agli anni 40, di detenere da parte degli istituti di emissione di denaro, l’80% del valore del denaro in metalli preziosi a garanzia del valore delle banconote. Ma i banchieri si resero conto, via via, che ciò non era molto conveniente per i loro affari. Nel 1970, la disdetta degli accordi di Bretton Woods, accordi presi alla fine della guerra dalle 3 potenze vincitrici per stabilire un nuovo ordine sociale mondiale, politico ma anche economico/monetario, oltre alla disdetta del Golden Standard, (la regola che faceva si che tutte le banconote mondiali fossero scambiabili fra loro ma solo il dollaro fosse scambiabile ovunque contro oro zecchino), portò gradatamente alla discesa della Riserva Aurea, tale che oggi essa è dello 0,3%. Ciò significa che i soldi che abbiamo in tasca valgono si e no la carta e l’inchiostro con cui sono stampati. Ma allora, direte voi, perchè vengono accettati da tutti? Per 2 motivi. Il denaro in realtà non è un mezzo di pagamento, come molti sono portati a credere, ma un codice. Un codice attraverso il quale gli operatori economici regolano le loro pendenze, in sostituzione dell’antico metodo del baratto. Il denaro viene accettato per 2 motivi: primo, perchè la gente gli conferisce (sbagliando), un valore intrinseco e si fida ad accettarlo in pagamento. Il secondo e più importante, è che una certa moneta è l’unico mezzo di pagamento accettato da quel determinato stato, in cui vivete, per il pagamento delle tasse da parte dei cittadini. Se provaste a pagare le tasse in Italia in Corone Norvegesi esse non verrebbero accettate, perchè lo stato Italiano accetta solo Euro, e ciò conferisce ad essi valore come mezzo di pagamento. Inoltre vi è un altro quesito: perché i vostri soldi vengono da un privato, la BCE? Non dovrebbero essere stampati dallo Stato? Infatti gli Stati che stampano il loro denaro sono detti Stati Sovrani o a Moneta Sovrana. Possono cioè stampare moneta autonomamente, ma con un unico limite: non possono stamparne più di quanta il loro sistema produttivo non sia in grado di controbilanciare con produzione di merci e di servizi. Altrimenti genererebbero inflazione, anche se un po’ di inflazione non è un fatto negativo in sé. E il fatto che gli Stati sovrani possano stampare tutta la moneta che vogliono con quell’unico limite la dice lunga su molte delle questioni socio-economiche attualmente sul tavolo.  In effetti gli stati UE erano tutti stati a moneta sovrana prima dell’avvento dell’euro, né più né meno che il Giappone, l’America, la Cina, l’Inghilterra e così via. Ma vi hanno rinunciato inopinatamente e inspiegabilmente per l’Euro. In realtà non tanto inspiegabilmente, ma lo vedremo oltre. Anche perchè vi è un’altra implicazione: al punto 3 dello statuto della Banca d’Italia sta scritto che la banca doveva essere un istituto pubblico al 90% mentre oggi, dopo le privatizzazioni del sistema bancario degli anni 90, come abbiamo visto prima, è privato al 94,5% né più né meno della BCE. E la composizione societaria della Banca d’Italia era, fino agli inizi della prima decade del 2000, questa: Gruppo Banca Intesa : 26,83% Gruppo Banca di Roma: 11,10% Gruppo Unicredito Italiano: 10,98% Gruppo Cardine Banca: 8,90% Banco di Napoli: 6,33% Gruppo Assicurazioni Generali: 6,33% INPS Istituto Nazionale Previdenza Sociale: 5,00% Banca Carige – Cassa Risparmio Genova e Imperia: 3,96% Banca Nazionale del Lavoro: 2,83% Banco Monte dei Paschi di Siena: 2,50% Gruppo La Fondiaria: 2,00% San Paolo IMI: 2,00% Cassa di Risparmio di Firenze: 1,85% RAS Riunione Adriatica di Sicurtà: 1,33% Con le successive fusioni c’è stata qualche variazione ma sostanzialmente la quota dello Stato è di circa il 5%. Interessante sarebbe sapere di chi sono le proprietà di queste banche, che di fatto possiedono la Banca d’Italia, ma purtroppo sono dati che, per la maniacale segretezza che circonda le banche, quasi sempre sfuggono alla cronaca, tanto che negli atti ufficiali del governo vengono in genere indicati con “omissis”, anche se è evidente che dei loro amministratori, molti sono i cooptati in più di una banca contemporaneamente, creando di fatto un enorme intreccio di conflitti di interesse. Il problema però è anche un altro: all’articolo 11 della Costituzione è segnalato che le funzioni della Banca d’Italia principalmente sarebbero 2: stampa della moneta, ma ora questa è svolta dalla BCE, e il controllo del sistema bancario assicurativo e finanziario italiano. Ma come può la Banca d’Italia controllare il sistema bancario se ne è controllata nella componente societaria al 94,5%? Come può il controllato controllare il suo controllore? È evidente che la politica monetaria Italiana dai primi anni 90 a oggi è anticostituzionale, almeno nell’articolo 11. Vi è poi un altro aspetto inquietante: la grande truffa della “Riserva Frazionaria”. Anche questo è un termine ignoto ai più, ma che sottende ad un comportamento da parte delle banche che definire furbesco è un puro eufemismo. È noto che le banche e le finanziarie traggono il loro guadagno da 2 tipi di lavoro: i servizi finanziari forniti alla clientela (costo del conto corrente, del conto titoli, delle operazioni di acquisto e vendita di titoli e valuta straniera), e dai prestiti veri e propri di denaro, fidi, mutui, prestiti personali e così via. Ora è ovvio che questi prestiti vengono fatti principalmente attraverso il denaro che le banche raccolgono dai clienti, ma vi è una regola che è quella della “Riserva Frazionaria”, cioè originariamente per ogni 100 unità di valuta prestata, le banche dovevano depositarne 80 su un conto infruttifero della Banca Centrale, a garanzia della restituzione del prestito. I banchieri si accorsero ben presto che questo permetteva di prestare ben poco del denaro raccolto e quindi di guadagnare poco. La riserva Frazionaria è stata così diminuita, dopo la disdetta degli accordi di Breton Woods, gradatamente al 50 poi al 20 poi al 10% fino ad arrivare oggi al 2%. Il meccanismo perverso che si innesca è che tutto il denaro che viene accreditato sul conto della banca è denaro nuovo su cui applicare il trucchetto della riserva frazionaria. Se un cliente spende 1000 euro per l’acquisto di un bene o servizio, e il compratore è già cliente di quella banca, i soldi dovrebbero passare correttamente da un conto corrente all’altro, ma non formare un monte capitale su cui emettere nuovi prestiti col meccanismo della riserva stessa, trattandosi dello stesso denaro, e se il gioco dei 1000 euro si ripetesse fra 50 clienti della stessa banca, cosa statisticamente molto probabile su piazza, ci troveremmo nella situazione che i 1000 euro iniziali risulterebbero alla fine moltiplicati per 50 prima di aver cessato i loro effetti sul monte capitale sul quale fare riferimento per il prestiti di quella banca alla clientela: 100 diviso il 2% da in fatti 50. Ciò significa che ogni banca può in pratica moltiplicare per 50 nella migliore delle ipotesi il denaro ricevuto da un singolo cliente per utilizzarlo poi per i prestiti. Voi capite che questo fatto è piuttosto significativo, nei confronti di un operaio che con 1000 euro di salario non arriva alla fine del mese per il mantenimento decoroso della sua famiglia. Se potesse anche esso adottare una “leva monetaria” simile, voi capite che le sue condizioni economiche cambierebbero notevolmente. Anche perchè tutto ciò sfocia in una unica direzione: indebitare chi non ha sufficiente potere di acquisto per impedirgli di mantenere un livello di vita decoroso. E se il sistema creditizio è in grado di moltiplicare artatamente il denaro da prestare significa che con le attuali politiche di credito al consumo spinte all’eccesso, per mantenere il ciclo produzione/consumo all’infinito, sempre più persone si troveranno indebitate, ma paradossalmente indebitate di denaro che, di fatto, non vale niente. Il problema è che l’indebitamento corrisponde all’asservimento, alla sottomissione, alla schiavitù, mette completamente il debitore nelle mani del creditore, falsandone e coartandone le decisioni sociali, personali, politiche ed economiche. Se avete un grosso debito con chiunque non siete più liberi di: sposarvi, divorziare, fare un figlio in più, cambiare lavoro, cambiare città, cambiare nazione, perchè qualunque vostra mossa vi portasse nella situazione, anche temporanea, di non poter più onorare il debito, sareste nelle mani del creditore, oltre che di fatto sotto un ponte, con tutte le conseguenze sociali che ciò comporterebbe. Ecco perchè tutto il nostro sistema micro e macroeconomico marcio, è basato sul DEBITO. Ne è anche prova il credito al consumo spinto all’eccesso attraverso una miriade di carte: di credito, revolving, a scalare, fidelity, bancomat, aziendali, tutto fa brodo pur di indebitare il consumatore, oltre a spingerlo a consumare forsennatamente, e senza che se ne renda conto. E considerate un ultima cosa: se l’emettitore di denaro decidesse d’un tratto aprioristicamente di sostituire il tipo di denaro emesso per noi, e ne emettesse un nuovo tipo, se adottasse un concambio differente da 1 contro 1 con quello in vostro possesso, che è destinato ad andare fuori corso, egli deciderebbe autonomamente del vostro arricchimento o del vostro impoverimento. Se ci pensate è un po’ l’operazione che è stata fatta con l’introduzione dell’Euro e coi tassi di concambio. Il fatto è che l’Italia arrivò con l’acqua alla gola a entrare nel club euro, e non aveva alcun peso politico per opporsi a quel concambio svantaggioso. DALLA GLOBALIZZAZIONE ALL’IMPLOSIONE Vi siete mai chiesti perchè nella nostra società accade quel che accade? Intendo dire, da un semplice punto di vista della meccanica degli eventi, di pura tecnicismo socioeconomico, non voglio certo scomodare in questa sede la religione o le credenze personali del singolo lettore. La nostra è una società complessa, tutti gli studiosi ce lo ricordano a ogni passo, come base per la giustificazione di tutte le sue disfunzioni, di tutte le sue problematiche, di tutte le sue disuguaglianze, insomma di tutti i mali che affliggono l’umanità.  Umanità, che in teoria, dovrebbe vivere come in un paradiso terrestre, supportata oggi da scoperte scientifiche, progressi tecnologici, pacificazione sociale, abbondanza di materie prime, e via dicendo. Eppure se ci guardiamo intorno la terra, nell’ultimissimo periodo della sua lunghissima esistenza, è passata da una economia di sussistenza contadina e rurale, almeno per i paesi occidentali così detti evoluti, ad una di capitalismo puro spinto all’eccesso, ma senza che i vantaggi si siano visti ne per quelli che stanno dalla parte dei “privilegiati”, ne per quelli che stanno dalla parti dei socialmente sconfitti, od emarginati, schiera che, oggi come oggi, comincia ad essere enormemente folta.  Perchè se essere medici, avvocati, notai, banchieri, imprenditori, dentisti, commercianti, professori, o simili garantisce, fino ad ora, se non il benessere assoluto, almeno un buon sostentamento, cosa che ormai comincia a essere difficile per insegnanti, operai, impiegati, precari, pensionati, sottooccupati e simili, ciò non garantisce comunque un livello di vita che possa far godere dei propri privilegi. Alienazione, superlavoro, stress, invidie, mobbing, carrierismo, livelli di conflitto sociale, mediocrità dei servizi essenziali, tempo lavorativo in perpetua crescita per mantenere i propri privilegi e le proprie posizioni, perdita di autorevolezza nei confronti di figli e familiari, rapporti sociali e affettivi sempre più contrastati, insoddisfacenti e difficili, discese a patti con la propria coscienza e mancanza di tempo libero da dedicare a se stessi e alla famiglia, sono una problematica ben nota alla maggior parte di chi vive insieme a me questo momento bizzarro della storia. E fra l’altro sono problematiche che sembrano autoalimentarsi, ed essere persino ben tollerate e incoraggiate dalla società. Eppure oggi che le scienze e le arti sono assurte ai livelli più elevati di conoscenza, e che tutte le manchevolezze che possono bloccare un ingranaggio sociale od economico sono ben conosciute, che le guerre (in teoria) non sono più parte del nostro vivere quotidiano, come lo erano invece di un qualunque nostro progenitore preistorico, romano, medioevale o preindustriale che fosse, quasi tutto dovrebbe filare liscio come l’olio. E a volte, in qualche sperduta o piccola regione del mondo lo fa: sulla puntualità dei treni giapponesi si potrebbe mettere in punto l’orologio, le poste svizzere sono proverbiali per la precisione, la burocrazia tedesca funziona come un cronometro, in Finlandia disoccupazione e malavita sono praticamente sconosciute, le università americane di prima fascia sfornano geni e nobel a tutto spiano, nelle isole del pacifico i conflitti sociali neppure sanno dove stiano di casa. Ma in realtà queste sono situazioni estremamente parziali e non sono che eccezioni che confermano una regola universalmente conosciuta e, oltre tutto, a differenza delle malattie, pare che queste citate siano caratteristiche per nulla contagiose ne esportabili, tanto che solo i pochi utenti dei paesi considerati ne traggono vantaggio, mentre il resto del genere umano deve continuare a fare i conti con le proprie generali e dilaganti inefficenze e manchevolezze. Ma come è possibile che grandi premier e statisti illuminati, (o almeno così universalmente considerati), come Kennedy, Churchill, De Gaulle, Khool Ghandi, per venire ai più recenti e osannati Clinton, Reagan, Busch, Sarkosy, Gorbaciov, Thatcher, Blair, Prodi, Aznar, Berlusconi abbiano così miseramente fallito nel compito, assegnato loro dalla storia, e apparentemente dai loro elettori, nei rispettivi mandati, per migliorare la situazione sociale? Insomma, perché stiamo messi così male, perché ciò è potuto accadere e continua ad accadere tutt’ora? Vi siete mai chiesti perchè non c’è mai l’uomo giusto al posto giusto, perchè cose così apparentemente semplici nell’ambito della vostra famiglia, riportate ad un ambito generale appaiono insolubili, perchè sempre e sempre le persone così dette “illuminate” che ci guidano dai palchi del potere democratico mai esprimono una scelta che la maggioranza dei governati vuole, caldeggia, auspica o chiede a gran voce, frustrando perennemente le loro aspettative e le loro capacità logiche e di buon senso? Pare assolutamente banale, ma in effetti provate a fare questa considerazione: se nella vostra famiglia guadagnate 25.000 euro all’anno, sapete bene che le vostre possibilità di spesa sono di 25.000 euro e non uno di più: se spendete anche un euro in più dovrete indebitarvi, e se nessuno vi facesse credito per quell’euro in più che vi manca vi ritrovereste insolventi. Per questa ragione la stragrande maggioranza dei buoni padri di famiglia fa in modo di non sprecare denaro, e di mantenere un regime di spesa compatibile con i suoi introiti. E quelli che non lo fanno vengono malconsiderati, oltre che a finire nei guai. Solo in casi disperati, come una operazione salvavita per un membro della famiglia o cose simili, si può azzardare ad indebitarsi (ma si tratta di casi di forza maggiore). Perchè allora lo Stato, che non è altro che una grande famiglia, cioè la famiglia di tutti i cittadini messi insieme, e che in teoria dovrebbe disporre delle menti migliori del paese al suo servizio, non si attiene agli stessi banali principi, e continua ad indebitarsi pur non potendoselo permettere? Perchè tutti a parole sono contro la guerra, ma poi si investono fette rilevantissime delle finanze statali per armi, soldati, eserciti, finte missioni di pace e via dicendo? Perchè tutti sono a favore della raccolta differenziata dei rifiuti, atteso che tutti riconoscono il problema dell’inquinamento e delle emissioni di co2 come uno dei maggiori della nostra era, ma nessun amministratore toglierebbe un euro dalle spese per i festoni natalizi o per una serata in piazza con il cantante o lo showman di turno, per impegnarli per la raccolta differenziata? Perchè tutti sono contro i vari indulti, amnistie e provvedimenti simili mascherati, e si professano d’accordissimo con la certezza della pena, e con la necessità di sveltire i processi, o costruire nuovi carceri perchè la pena sia scontata in modo civile ma certo, eppure da 30 anni non si costruiscono nuove carceri, (e ogni 2 anni mediamente si vara un indulto), e i magistrati e i poliziotti sono sempre meno e sempre meno dotati di auto, computer, cancellieri e strumenti in genere contro la malavita, e i loro organici non vengono rivisti da decenni alla luce dell’aumento della criminalità, aumento che in genere il potere nega anche di fronte alla evidenza? Perchè tutti si dicono a parole contro l’eutanasia ma a favore della alleviamento delle pene ai malati terminali, ma quando uno è in fin di vita per un tumore devastante con dolori lancinanti, se va bene gli fanno una iniezione di orudis, perchè i protocolli non consentono di usare anestetici di derivazione oppiacea o stupefacente, e inoltre la chiesa cattolica richiede il tributo di dolore e di sofferenza al suo credo per permetterci di andarcene all’altro mondo? Perchè da decenni tutti sacramentano per una evasione fiscale spaventosa e per un sistema fiscale che sembra fatto apposta per far pagare tutto ai poco abbienti e quasi nulla au super ricchi, nonostante altri paesi abbiano già trovato sistemi più che attuabili per ridurre al minimo questo problema? Perché tutti si dicono in genere a favore del divorzio, della contraccezione, dell’adozione di orfani, tutte cose lodevolissime e di buon senso, anche perché non intaccano le proprie convinzioni e le può adottare solo chi le accetta eticamente, mentre la difficoltà di accedere a questi istituiti sociali risulta ancora nel terzo millennio difficoltosissima, costosa e contrastata, sia dalla religione che dall’establishment? Perchè gli asfalti delle strade italiane si riempiono regolarmente di buche ad ogni inverno e devono essere costosamente rifatti in continuazione, mentre in Scandinavia, che ha un clima ben più terribile del nostro, non trovate una buca per strada a cercarla col lanternino? Perchè l’industria automobilistica continua a costruire auto che nel peggiore dei casi fanno i 160 all’ora quando il limite di velocità mediamente nel mondo non supera i 120/130 all’ora? Sarebbero mille i perchè che potremmo aggiungere a questo elenco, ognuno di voi potrebbe sommarne altri 100, eppure il buon senso comune ci indurrebbe a pensare che queste problematiche, e le mille altre simili, dovrebbero essere superabili in un amen. Cosa allora ci frena, ci impedisce di attuare le scelte migliori e più vantaggiose per la comunità, che col buon senso sembrerebbero li, a portata di mano, e sulle quali fare facilmente convergere il consenso di tutti? Cosa è che rende così veritiera la risibile “legge di Murphy” che recita che se una cosa può andar male stiamo pur certi che finirà ancor peggio, a discapito della nostra volontà, del nostro impegno o della facilità della positiva riuscita di quella cosa? Sapete, dopo aver frequentato per 5 anni la facoltà di chimica, io ho lavorato per 21 anni in un istituto di credito e per 10 anni in pubblicità. Mi sono poi messo privatamente a studiare le dinamiche socioeconomiche e la sovranità monetaria. Ho sfogliato centinaia di libri e visionato centinaia di siti internet, intervistato molte persone sulla loro condizione socioeconomica…Anche io mi sono fatto le 1000 domande che vi sarete fatti anche voi, e da tutti mi sono sempre sentito fare le stesse domande e sollevare le stesse rimostranze, e ho passato anni a sfogliare giornali, riviste, trattati, siti internet, libri di storia, e a mettere in correlazione le 1000 e 1000 piccolezze, i 1000 e 1000 piccoli impercettibili segnali, i dettagli che l’informazione vela o fa solo trasparire senza darvi risalto, (in un giornale ad esempio, molto spesso gli articoli importanti non sono quelli di fondo o di prima pagina, ma gli articoletti piccoli piccoli, in 37essima pagina, che magari sono sfuggiti a tutti. E in un telegionale non è proficuo bersi le notizione di apertura, ma spesso può convenire dare una occhiatina alla striscia che scorre con non-chalance in fondo allo schermo, e mediare sempre le notizie con la vostra personale esperienza. Sono giunto così a una conclusione: mi sono formato una convinzione e ho formulato una teoria che io definisco “Storico-antropica”, che riguarda l’argomento di questo libro, e che vorrei descrivervi. E cioè che non vi sono motivi endogeni, automatici, autoalimentantisi, casualità o congiunture che causano i problemi che tutti rilevano, e che fanno andare generalmente a rotoli le decisioni più logiche: semplicemente “vuolsi così colà dove si vuole ciò che si puote”, per parafrasare Dante. Insomma queste cose sono volutamente incoraggiate e deliberatamente fatte accadere da chi ha il potere di farlo. Prima però di entrare nel merito, ho necessità di focalizzare la vostra attenzione su alcuni fattori cointeressati e responsabili in questa dinamica. Essi sono: L’INDUSTRIA MANIFATTURIERA, L’INFORMAZIONE, LA FINANZA, LA PUBBLICITÀ, L’ISTRUZIONE E LA RELIGIONE. Ciò che ha realmente cambiato la storia del nostro mondo, a livello socioeconomico, è stata la Rivoluzione Industriale agli inizi dell’ottocento. Prima di essa, e fin dai tempi più antichi, gli uomini comuni, ad esclusione dei nobili, religiosi, principi e re, lavoravano solo per il proprio sostentamento, non erano consumatori, nel termine moderno, ma bensì solo produttori, cioè producevano solo ciò di cui avevano assolutamente bisogno (cibo, un tetto, qualche suppellettile, legna per scaldarsi, vestiti e poco altro). Quando avevano abbastanza denaro, o meglio cibo e derrate per vivere, in genere lo consumavano e, dopo averlo finito, ritornavano al loro lavoro per procurarsene altro, senza tesaurizzare in vista di futuri acquisti o di ampliamenti della propria attività. Sto parlando ovviamente di contadini e piccoli artigiani o commercianti, poichè allora il panorama dei lavoratori, spesso servi della gleba e sotto il comando di un padrone feudale cui dovevano anche le decime, o le tasse, si risolveva a queste poche figure di lavoratori. Solo re e principi, (e ovviamente anche i religiosi) disponevano di grandi patrimoni, terreni e ricchezze, (in genere di non certa provenienza), o ereditate dai predecessori o strappate ai contendenti in guerricciole locali. Ma l’epoca dei lumi apre le porte alla rivoluzione industriale e la tecnologia spariglia le carte in tavola. Nuove invenzione come l’elettricità, il vapore, i telai, i mantici, le presse, i forni di fusione e così via, fanno intravedere a chi ha più acume e “greed”, ingordigia, quali vantaggi economico/sociali possono derivargli dallo sfruttare queste nuove tecnologie, per quanto ancora molto rozze ed elementari. Anche chi non è nobile, ma ha iniziativa, danaro e cinismo sufficienti, si accorge che, sfruttando il lavoro di tanti miserabili, nei suoi laboratori o nelle sue fabbriche, può non solo diventare ricco come un principe o un nobile, ma assurgere al medesimo tipo di notorietà e di onore. Molti dei grandi patrimoni che oggi più o meno sono conosciuti come appannaggio di qualche banchiere, imprenditore, industriale ecc., vengono da li, da questo periodo oscuro dove però già si è imparato a succhiare il lavoro di tanti e a cristallizzarlo nella fortuna e nella ricchezza di pochi. Certo allora non vi erano ancora i petrolieri o i “tycoon” dell’elettronica o della finanza, ma le basi per il loro successivo avvento e dei loro comportamenti sono venute direttamente da li, come più avanti teorizzerà anche il filosofo Marx. Dovete poi pensare che fra l’inizio dell’800 e la prima metà del 900 molte guerre, rivoluzioni, dissoluzioni di stati, accorpamenti, (pensiamo alla rivoluzione Francese e a quella Russa, alle guerre di indipendenza Italiane, alla guerra di Crimea, alla guerra civile Americana, alla liquefazione dell’impero Asburgico, poi di quello Ottomano), hanno portato alla sparizione o al cambio di proprietà di ingenti patrimoni e ricchezze. E quando sparisce una montagna d’oro o di pietre preziose nel bel mezzo di una guerra, o di una rivoluzione, o della caduta di un regime, non si sa mai in che mani vada a finire, e come verrà utilizzata, e la vicenda della moglie di Ben Alì, dittatore tunisino, fuggita con una tonnellata e mezzo di oro (46 milioni di euro e quella della moglie dell’egiziano Mubarak espatriata a Londra con 30 miliardi di euro in contanti), la dice tutta in proposito. Ed è quindi lì che grandi fette di potere cambiano proprietà, senza alcun controllo. Perchè è inutile nasconderlo, il potere è indissolubilmente legato al denaro che ne rappresenta certo la faccia più sfuggente e più pervasiva. Anche perchè le masse sono tenute all’oscuro su una domanda semplicissima: cosa è il denaro e di chi ne è la proprietà. (vedere capitolo iniziale). A nessuno fa schifo avere denaro, ma l’uso che ne fa chi arriva ad averne delle montagne, quasi sempre introitate in maniera dubbia se non apertamente illecita, per farne la base del proprio potere, è raccapricciante, e non ne è che l’ultimo esempio la parabola ventennale, ormai discendente, di Silvio Berlusconi in Italia. Purtroppo, come afferma il grande psichiatra Vittorino Andreoli nel suo ultimo lavoro, oggi l’uomo si identifica solo con la quantità di denaro che possiede: non esistono più saggezza, cultura, coerenza, etica, tutto si valuta in funzione del denaro, e la vita dell’uomo viene ridotta a quell’elemento, il denaro, quasi fosse una tossicodipendenza. Il denaro è ciò che li fa sentire vivi, senza sarebbero sacchi vuoti, ma poi paradossalmente l’arrivare ad avere tanto denaro innesca in loro comportamenti contrastanti come il fatto di nasconderlo o di celare ai più la propria condizione di ricchezza. Il brutto è che il denaro è andato via via creando un mercato dell’etica. Oltre una certa soglia di denaro la morale crepa e quasi tutti sono disposti a qualunque cosa pur di accaparrarsi denaro. Ma in realtà, se ci pensate, esistono anche metodi assolutamente leciti di fare denaro o di avere potere. Pensate a Madre Teresa di Calcutta, che indossando e possedendo solo il suo “sari” otteneva inchini dai potenti di turno che incontrava, e sovvenzioni per i suoi poveri solo a semplice domanda. Pensate al Dalai Lama, che non possiede alcun denaro, ma viene accolto con gli onori di un re, o di un capo di stato, da ogni paese occidentale e democratico degno di questo nome. Pensate ai guadagni fatti da Dan Brown col suo libro Il Codice da Vinci o dalla scrittrice inglese Rowlings con il suo Harry Potter. Indiscutibilmente possono dire di essere diventati milionari solo esclusivamente per i loro meriti e la loro personale fatica e creatività intellettuale, senza aver mai sfruttato il lavoro di alcuno. Pensate invece ai recenti casi di manager di banche ed industrie automobilistiche, americane e non, che dopo aver lucrato soldi, potere, onori, carriere fantastiche sulla pelle di dipendenti di ultimo ordine cui ordinavano di vendere titoli marci o auto decotte, si trovano ora con liquidazioni e pensioni milionarie senza averle affatto meritate, ma anzi avendo contribuito a buttare sul lastrico migliaia di famiglie per la loro insensatezza, ingordigia e mancanza di professionalità. Perchè, continuerete a chiedervi, è stato possibile tutto ciò? Vorrei rispondervi con una barzelletta, che però inquadra bene il problema: sapete dove dorme un gorilla di 300 chili? Ma dove gli pare, no?  Infatti chi si azzarderebbe a dirgli qualcosa. Ecco, uno dei grandi problemi della nostra società sta tutto qui. Nel gigantismo delle cose. Vedete, se abitate in una piccola e graziosa casa di un piano, ben difficilmente vi capiterà di essere travolti da un crollo, o di cadere dalla finestra, mentre su un palazzone o un grattacielo ciò sarà molto più probabile. Se vivete in una ridente cittadina di 15.000 abitanti ben difficilmente avrete problemi di parcheggio, di inquinamento, di malavita, di isolamento sociale ecc. ma se abitate a Tokyo, a New York, a Milano o a Calcutta, li avrete certamente. Rapportate questa semplice regoletta alla moderna economia golobalizzata e capirete. Nella nostra società moderna e globalizzata, il vostro personale fallimento non interesserebbe a nessuno, e se la vostra famiglia, in conseguenza di esso, finisse sul lastrico, voi sareste magari additato persino come uno che non ci ha saputo fare, come un fesso o alla meglio come uno sfortunato. Ma la società non può permettere che ciò accada a una azienda con 10.000, 50.000, 100.000 e più dipendenti. Vorrebbe dire riconoscere il fallimento di una catena troppo lunga di responsabilità, oltre al fatto di trovarsi di fronte sulla strada a 100.000 famiglie inviperite che chiedono una soluzione al loro problema, e cosa ancor più scocciante per il potere, che sono pure 400.000 elettori, (in media 4 per ogni lavoratore licenziato), e il loro peso non è proprio infinitesimale. Veniamo quindi ad analizzare il primo dei 7 fattori macroeconomici da me precedentemente citati. Le industrie manifatturiere, quelle cioè che hanno come prodotto un oggetto reale, un manufatto, sia esso un auto, un orologio o una camicia, fino all’avvento della catena di montaggio, inventata da Henry Ford, avevano dimensioni relativamente ridotte, ed era solo il loro gran numero, e di conseguenza la grande varietà di prodotti, che concorreva al soddisfacimento della domanda di lavoro da parte di operai, impiegati e salariati in genere, e di manufatti da parte dei clienti. Quando fallivano una o due industrie era ovvio che la colpa era prevalentemente da addebitare ai manager e proprietari, che producevano un prodotto o scarso, o troppo caro, e mal gestivano la azienda, oppure dei loro collaboratori ed operai, che lo costruivano male, o di un mix delle 2 cose. Poteva anche avvenire però, che il prodotto fosse messo fuori mercato dall’avvento di un prodotto tecnologicamente superiore, senza colpe intrinseche dell’azienda, ma non era allora un problema per i dipendenti licenziati trovare lavoro presso chi si accingeva a produrre il nuovo manufatto, o per la proprietà stessa abbandonare il vecchio prodotto e buttarsi su quello nuovo. Ed in genere le cose si compensavano discretamente, data la grande segmentazione del mercato e delle industrie. Ma con l’avvento della nuova economia e della globalizzazione, con la caduta delle frontiere sia per uomini ed idee (giustissima), ma anche per capitali e merci (sciagurata), si è andato via via affermando il concetto che industrialmente grande era bello. Si è pensato, e vedremo in seguito da parte di chi, che avere un unica azienda con 100.000 dipendenti che fa un prodotto standardizzato e ottiene economie di scala, sia preferibile ad avere 100 aziende con 1000 dipendenti ognuna, che fanno un prodotto originale, magari migliore e più personalizzato, ma più costoso. Anche perché per il potere è più semplice controllare e dialogare con un solo magnate, piuttosto che con 10.000 piccoli imprenditori, ognuno con la sua veduta personale, e magari non tutti coercibili, comprabili o ricattabili. Ed è stato a mio parere un errore madornale per la società. Poi si è pensato che, siccome il mondo andava verso la globalizzazione e la apertura dei mercati, si potevano spostare capitali con un clic da un punto all’altro del globo. Che si potevano spostare fabbriche e capannoni con un treno o un traghetto da un capo all’altro della terra. Ma si poteva fare lo stesso coi lavoratori? Con le famiglie? Coi bambini? Chi ha in mano il capitale, o investe il suo capitale in un certo modo, vuole una cosa sola: che esso cresca, si moltiplichi, e continui a farlo all’infinito. Purtroppo l’unica cosa che su questa terra cresce all’infinito è l’entropia (parametro chimico fisico del disordine molecolare), mentre una crescita tumultuosa, continua e dissennata, oltre che alla catastrofe, ci ha portati intanto all’inquinamento dell’ambiente, al cambiamento dei climi, alla dissipazione delle materie prime ed alla crisi produttiva. Sì, perchè quando produci tanto da soddisfare tre mondi interi, ma di mondi di compratori ne hai a disposizione uno solo, è chiaro che sei destinato a finire male. Se produci tanto, ma poi non dai a chi i prodotti li costruisce, i lavoratori, pure la possibilità di acquistarli attraverso un adeguato potere di acquisto, attraverso una adeguata remunerazione, è chiaro che sei destinato al fallimento. E quando produci così velocemente prodotti destinati al rapido consumo, per poi poterli sostituire, anzichè prodotti fatti seriamente, privi di difetti e che durino a lungo, oltre che sprecare lavoro e materie prime, sulla lunga distanza sei perdente. Ma anche qui c’è un problema: alla lunga distanza nessuno pensa mai: “tanto fra 50 anni saremo tutti morti”, è il pensiero comune, quindi meglio godersela qui, ora e subito, e superprodurre per stravendere e assecondare così il nostro “super-io” che chiede di avere per poter sentire di essere. Ecco il miraggio agognato: superprodurre e stravendere, superguadagnare e “superessere”. Ed è così che oggi le industrie manufatturiere si strutturano: stravendere, guadagnare, non avere alcun ostacolo a questo credo, né esigenze di lavoratori, né regole di governanti, né “querelle” di sindacati, né limiti al proprio insindacabile operato, né autority, né antitrust, né controlli sulla sicurezza del lavoro o sull’inquinamento di aria, acqua e ambiente. Quante volte vi è capitato di apprendere dai media che la tal ditta, pur di non pagare lo smaltimento dei rifiuti, li riversava gratis e abusivamente nel fiume dove poi pesca il vostro acquedotto. (e la vicenda del percolato sversato in mare a Napoli per risparmiare dovreste ricordarla) O che la tal altra risparmiava sulla sicurezza degli operai per vedersene poi bruciati e morti a decine in roghi o incidenti devastanti?. Tanto c’è l’assicurazione. (e i 7 morti della Thissen Krupp gridano vendetta al riguardo) O che il tal imprenditore, per superare lo scoglio di un amministratore coscienzioso e poter lucrare maggiormente, cercava di corrompere, l’amministratore stesso, o il finanziere o financo il giudice di turno pur di raggiungere il suo scopo?. (vi dice niente la vicenda della cricca di Anemone e Bertolaso?) O che il tal altro, per farsi assegnare un lucroso appalto, pur non avendone il diritto, ne le capacità ne i mezzi, non disdegnava la corruzione di un politico, o addirittura di farsi politico lui stesso, per poi col potere acquisito aggirare l’ostacolo?. (qui gli esempi sono talmente tanti che è inutile citarli). D’altra parte dovete capire che oggi le aziende, le industrie, con dimensioni sempre più gigantesche, sono incontrollabili e incoercibili. Pensate che la Micrsoft di Bill Gates ha un PIL (prodotto interno lordo) pari a quello del Belgio, pur avendo solo circa 90.000 dipendenti mentre i Belgi sono diversi milioni di individui. E infatti alcuni anni fa, quando la UE si accorse che un suo software per internet violava il diritto di libera concorrenza e le appioppò una multa miliardaria, dovette poi trattare a lungo e fare diversi sconti e concessioni per venire a capo della faccenda. E ricordate che non esiste solo la Microsoft dell’uomo più ricco del mondo, Bill Gates. In giro per il mondo ci sono alcune migliaia di multinazionali, Coca Cola, Exxon, Shell, Hullyburton, Monsanto, Bayer, Wallmart, Sony, Ford, Toyota, Gazprom, Eni, Finmeccanica, Fiat, Mercedes, Boing, Mubadala, solo per citarne alcune a memoria e in ordine sparso, che detengono, oltre che a capitali ingentissmi e know how iperprofittevoli, anche fior di uffici legali ed avvocati ben pagati, che potrebbero mettere nel sacco il miglior costituzionalista. Come vi sentite quando la bolletta del vostro telefono o del riscaldamento è palesemente sbagliata e vi scontrate col muro di gomma di un call center della Telecom o dell’Enel che vi dice che per loro è tutto regolare e potete andarvene tranquillamente in quel posto? Non avvertite un po’ di frustrazione? Voi capite che in una situazione di così sproporzionato potere, è il cittadino consumatore a rimetterci costantemente, per non parlare del dipendente di siffatti giganti. Ma come è possibile che si formino, o si siano formati pachidermi simili? Anche perchè, ad esempio, la Microsoft è praticamente nata in un garage con 2 amici, studenti squattrinati, che inventavano linguaggi per computer negli anni 70. Vi racconto una storia, che non è un segreto: negli anni 80 Giuliano Amato, un noto politico italiano ex socialista, “inventò”, si fa per dire, la fusione fra le banche, con la scusa che dovevano acquisire dimensioni maggiori per reggere il mercato e affrontare la futura unione europea, ancora di la da venire, con la sua globalizzazione. È molto probabile, se non garantito, che non fosse tutta farina del suo sacco, ma che l’input gli venisse da chi, sopra di lui, contava di trarre enormi vantaggi da questa manovra, e aveva il potere di imporla, ma ne parleremo più oltre. Ebbene a Modena una banchetta locale con 800 dipendenti e 39 sportelli, che aveva sempre vissuto discretamente senza infamia e senza lode, dopo essere finita sotto il controllo di un direttore generale molto aggressivo e arrembante, grazie a quella legge si fuse con una banca di pari dimensioni di Bologna e una più piccola di Udine, fagocitandone il management. Poi dopo 3 anni si rifuse con una altra grande banca Bolognese che non era però in difficoltà come la prima, e dopo altri 3 anni si insinuò in un progetto di mega fusione che, assieme ad altre 4 banche di medio livello italiano, diede vita al gigante Unicredit. Profumo, amministratore delegato di Unicredit, assunse via via maggior potere e, messi a tacere tutti gli avversari interni, (compreso il direttore della piccola banchetta modenese che credeva di andare per suonare e ritornò suonato come i pifferi della nota favola di Handersen), continuò nel gioco delle fusioni e acquisizioni: Hypovereinsbanc, Creditanstalt, Bank Pecko, Banca di Roma, Banco di Sicilia, Hungary ZTR bank ecc. Unicredit divenne un gigante con oltre 131,000 dipendenti e la seconda banca Europea, ai piedi del suo mentore Profumo. Ma dopo i primi anni di utili sbalorditivi, ottenuti con economie di scala, prepensionamenti feroci e dimissioni un po’, come dire, “facilitate”, allo scoppio della crisi del 2008 vide ridurre drasticamente e quasi azzerarsi gli utili e ritorcersi contro gli acquisti incautamente fatti, a prezzi esosi, di alcune banche dell’est europeo, senza accorgersi che entro poco sarebbe crollato il sistema finanziario tutto. E gli azionisti di maggioranza, che hanno memoria corta, e che qualche anno prima osannavano Profumo come il miglior banchiere europeo, (che garantiva loro succose plusvalenze azionarie), non gliela mandarono a dire, ma lo defenestrarono tranquillamente e velocemente, per sostituirlo con uno sconosciuto manager interno al gruppo. Ma se il supermanager con superstipendio e superbuonauscita può vivere tranquillo, cosa dire delle migliaia di dipendenti defenestrati al par suo, e quelli di cui si prevede la prossima dismissione, per diminuire i costi e rialzare i bilanci, e che non hanno le spalle ugualmente coperte? Vi spiego come accadono queste cose: normalmente si viene chiamati dall’ufficio personale, da un manager che inizia sempre con le parole “caro collega avremmo una esigenza”. In italiano esigenza significa una necessità, invece qui va proprio intesa nel senso di “esigere”: esigono che dalla prossima settimana tu ti sposti in una oscura filiale lontana 90 o 120 chilometri da casa tua per non specificate necessità aziendali, e magari a mettere in fila un archivio. (a me capitò, ma erano solo 35 chilometri da casa, e resistetti per 8 lunghi anni) È ovvio che non puoi farti 250 km di treno o di auto al giorno andata e ritorno, anche solo economicamente, quindi hai due alternative: o la morte civile tua e della tua famiglia, con relativo trasloco nella città dove ti hanno sbattuto (ma stai certo che se fai così entro breve troveranno un altro posto lontanissimo dove trasferirti di nuovo), oppure capisci l’antifona e ti licenzi, magari dopo 28 anni di onorato servizio, e scivoli pian piano nella emarginazione, perchè a 48 o 52 anni nessun altro di darà un posto di lavoro. È la globalizzazione, le fusioni, bellezza!! Lo stesso esempio si può fare per moltissime altre banche, aziende e industrie italiane. Per citarne una ricordiamo la FIAT, che si mangiò in serie Autobianchi, Lancia e Alfa Romeo, poi ancora Ferrari; in un ancora recente passato, poi. si è fusa da poco con Chrysler, ma sempre rimanendo sul baratro del fallimento a ingoiando aiuti di stato e incentivi a fondo perduto da brivido, grazie al ricatto occupazionale (se non mi aiutate, licenzio tutti). E ora con chi si fonderà? E quando sulla terra sarà rimasta un unica grande casa automobilistica, risultato della fusione di tutte le altre (e di questo passo in 20 o 30 anni ci si arriverà tranquillamente), con chi si fonderà ulteriormente? Con la NASA per costruire autorazzi? Di fusione in fusione si giunge di solito ad acquisire dimensioni da Lehman Brothers, chiamiamola “dimensione tranquillità”. (perchè tranquillità da L. Brothers? perchè dopo quella, gli Americani hanno capito l’antifona e non hanno più lasciato fallire nessuna grossa azienda). Perchè tranquillità? Ricordate la barzelletta del gorilla? Una volta così grandi e con così tanti dipendenti possono permettersi di fare qualunque stupidaggine, qualunque errore, o di commettere qualunque illegalità, perchè sono ormai troppo grandi perchè qualcuno possa permettersi di lasciarle fallire, o di costringerle a comportamenti etici, o di mandare i loro amministratori o proprietari in galera, o di appioppargli sanzioni milionarie. Insomma, le dinamiche che regolano i comportamenti di questi giganti sono quelle della prova di forza, dello schiacciasassi: fare il proprio interesse a discapito di tutto e di tutti, ignorando regole, prescrizioni, divieti, buonsenso e qualunque cosa possa frapporsi fra loro e il successo. Successo che è ovviamente quello del conto economico, ignorando le necessità dei propri dipendenti, si trattasse pure del direttore generale o dell’amministratore delegato. Sì, perchè anche egli, pur ben più fortunato di altri sottoposti, deve soggiacere alla regola generale, imposta dai potenti “illuminati” (vedremo poco oltre chi sono gli illuminati), quando anche egli stesso non vi appartenga. E questa regola, applicata piramidalmente dall’alto in basso, con il terrore di perdere il proprio lavoro e la propria posizione sociale, induce a cascata tutti a comportarsi come bestie nei confronti dei colleghi sottoposti, e come squali nei confronti della clientela, dimenticando regole deontologiche, etica e giustizia, in una specie di scaricabarile di tipo militare dove hai fatto quello che hai fatto perchè te lo hanno ordinato. Già ma chi ha dato il primo ordine? In sostanza chi è che comanda? Chi guida questa lunga catena sociale senza memoria, senza morale, senza misericordia che inchioda tutti alla loro posizione, sociale o lavorativa che sia? La risposta ve la leggo sulle labbra: il padrone, o il datore di lavoro, che segue sempre la logica del profitto. Ma analizziamo la situazione prima di rispondere: il padrone, o datore di lavoro, anche se possessore del denaro e del know how, da solo non potrebbe mandare avanti una impresa come la Microsoft, la Coca Cola o la Exxon, necessita di tanti dipendenti. E la stessa cosa si può dire dei dipendenti, che senza di lui sarebbero disoccupati e farebbero la fame. Le due posizioni parrebbero quindi strettamente interconnesse e dovrebbero avere influenza paritaria nelle scelte che generano la situazione socioeconomica globale. Cioè, non ti do da lavorare non mangi, non lavoro per te non arricchisci. Quindi tutto dovrebbe risolversi equamente, il lavoro non dovrebbe essere massacrante e dovrebbe essere giustamente retribuito, e i dipendenti dovrebbero impegnarsi a svolgerlo con impegno e professionalità senza barare. Cosa è allora che sposta l’ago della bilancia? Il fatto che il padrone o datore di lavoro possiede non solo il know how, i terreni dove posizionare la fabbrica e gli agganci giusti per ottenere i vari permessi necessari ma, cosa più importante, anche il capitale, tanto denaro per finanziare il tutto. E anche dal fatto che la società fa di tutto per evitare la piena occupazione, in modo da avere molte più persone che cercano lavoro, di quanti ne offrano in modo che siano ricattabili. Infatti se pensate al Giappone, che negli anni 80 per il boom economico sfiorò la piena occupazione, si riscontrarono stipendi in grande rialzo e difficoltà a reperire mano d’opera. E se ricordate il boom economico seguito al secondo dopoguerra, e ai diritti ottenuti dai lavoratori in quel periodo, essi sono figli di una quasi piena occupazione e quindi della bassa ricattabilità del mondo dei lavoratori da parte del padronato. Comunque, se anche il datore di lavoro non trovasse nessun disoccupato che lavorasse per lui al posto di voi altri, che magari vi siete rifiutati di soggiacere alle sue pretese esagerate, (ricordate Marchionne e il caso FIAT), egli potrebbe vivere discretamente lo stesso, mentre il lavoratore, senza capitale, morirebbe in breve di stenti. Ma allora perchè il nostro sistema sociale è così carente nella equa ridistribuzione delle ricchezza e del lavoro fra i vari strati della popolazione? Perchè alcuni schiattano di superlavoro e altri muoiono di disoccupazione? Semplicemente, anche se tutti a parole lo negano, perchè i datori di lavoro si sono accorti che gli fa comodo mantenere questo squilibrio. In realtà di ricchezza a questo mondo ne esisterebbe a sufficienza per tutto il genere umano, se equamente distribuita. Anche perchè in gran parte ce la creiamo noi stampando denaro fittizio, che non esiste, ma questo è un altro argomento e lo vedremo in seguito. (vedi anche capitolo iniziale). E il fatto che il dittatore Mubarak in Egitto avesse accumulato una fortuna di 80 miliardi di euro, pari a 3 finanziarie italiane, spiega perchè in Egitto si sia avuta la rivolta per il pane che lo ha defenestrato. Ma se la ricchezza fosse equamente distribuita chi costruirebbe i letti e i materassi su cui dormiamo? Le auto e le bici su cui ci spostiamo, le case e i palazzi in cui abitiamo, le camice e i cappotti che indossiamo? E poi chi produrrebbe le scoperte tecnologiche che ci fanno vivere così bene, i tv, i computer, i telefonini, le medicine di ultima generalzione?. Se aveste abbastanza denaro da vivere in pace senza bisogno di lavorare quanti di voi lavorerebbero ugualmente solo per passione o per il gusto di sentirsi utili? Non preferireste mettervi a scrivere poesie, o a dipingere o a viaggiare per il mondo? E soprattutto accettereste lavori miserevoli, faticosi, degradanti e malretribuiti? Potendo scegliere (pur non avendo necessità di lavorare), preferireste: non far niente, fare il magistrato, il notaio, l’infermiere, lo spazzino o l’operaio? Se ci pensate bene, però, vi sono “istituti” che hanno una intrinseca ragione sociale di essere: l’istituto della famiglia ad esempio, che dovrebbe essere (anche se non sempre lo è), tutelata al massimo come cardine fondamentale della società. Poi quello del sistema giudiziario e carcerario, che è garante del rapporto di fiducia fra i cittadini e il governo che li governa. E poi io aggiungerei, non ultimo, l’istituto del lavoro. Il guaio è che oggi il lavoro è visto come mero strumento di sostentamento dalla massa di diseredati che anelano alla sua schiavitù, mentre è visto come mezzo di ulteriore arricchimento da chi già possiede il know how e il capitale. Ma se invece considerassimo il lavoro come depositario di una sua primaria ed insita “funzione sociale”, (e di riflesso l’istruzione, che poi permette un agevole accesso al lavoro), il lavoro smetterebbe di essere forse la dannazione dell’uomo e il giocattolo in mano ad avidi speculatori o datori di lavoro. Non fraintendetemi, non voglio giungere al “Arbeit macht frei” di hitleriana memoria, ma se immaginassimo il lavoro come un diritto/dovere sociale, e se lo interfacciassimo con una istruzione di alto livello ma giustamente selettiva, potremmo ottenere questo risultato. La tecnologia ci offre la possibilità, sconosciuta al tempo della rivoluzione industriale, di svolgere molto lavoro in poco tempo e con poca mano d’opera. Gli uomini avrebbero cioè la straordinaria opportunità di lavorare poco, se lavorassero tutti, diciamo 3 o 4 ore al giorno, e produrre la stessa quantità di beni di una volta e anche di più, con il medesimo impegno lavorativo, e di conseguenza potrebbero poi utilizzare il tempo rimanente per la famiglia o per scopi sociali. Tutti gli abili al lavoro potrebbero e dovrebbero lavorare, compreso i super ricchi e nullafacenti (così come una volta era obbligatoria la leva), e ognuno avrebbe un lavoro relativo alla propria preparazione professionale, sancita da un sistema di istruzione e formazione ottimale, ma altamente selettivo, in modo da mettere in condizione chi non riesce a raggiungere l’eccellenza di non dover poi disdegnare i lavori meno prestigiosi, anche se necessari, ma svolti, come dicevamo, con tempi ridotti. Ciò permetterebbe a tutti di lavorare al meglio con grande impegno nel campo ove meglio si esplicano le loro capacità. È difficile infatti rendere al meglio in un lavoro per più di 3 o 4 ore, o in uno per i quale non si è tagliati, o per uno per il quale si crede, magari a torto, di essere sottovalutati. Ciò permetterebbe anche di ottenere la piena occupazione (esclusi ovviamente anziani e disabili, e ovviamente le madri fino al terzo anno di età dei figli), e di non avere per strada perdigiorno o nullafacenti. Poi è chiaro che se un lavoratore in proprio volesse lavorare di più per sua propria passione, lo potrebbe fare, ma per scelta di volontariato, e a discapito dei propri rapporti familiari e sociali. Tutto questo ci porterebbe anche ad un altro notevole risultato: renderebbe di fatto inutile il denaro, in quanto tutti, lavorando per tutti, per la intera società, avrebbero comunque diritto a una quota dei beni prodotti, in termini di abitazione, mobilio, vestiario e cibo, medicine e prestazioni burocratiche. E renderebbe di fatto inutili, denaro, banche, finanziarie, borsa. Le cose verrebbero fatte perchè si devono fare e, soprattutto, nella quantità sufficiente per tutti senza sprechi. Le strade verrebbero asfaltate perchè così devono essere, gli argini dei fiumi puliti perchè così devono essere, i meccanici nelle officine aggiusterebbero le auto, nel loro breve turno di lavoro giornaliero, perchè è giusto aggiustare un auto e non lasciarla a marcire per strada, i medici opererebbero nel loro turno perchè è più che giusto operare una persona che sta male o rischia di morire, i giudici giudicherebbero un ladro perchè è giusto che finisca in galera e venga rieducato, e le sarte cucirebbero camicie, perchè sarebbe disidicevole che qualcuno se ne dovesse andasse in giro nudo, gli insegnanti insegnarebbero, perchè è sacrosanto trasmettere la cultura ai più giovani. Ma tutto questo non per soldi o per posizioni di potere, ma perchè è giusto e logico che sia così, perchè è così che dovrebbe andare il mondo e la vita nelle società evolute. Può sembrare una utopia, a prima vista, ma io credo non lo sia più: non possiamo più permetterci una forsennata corsa alla conquista di “census” sociale ed economico, che crea lacerazioni sociali dai costi proibitivi in termini di rapporti umani e di consumo dell’ambiente, del territorio, delle materie prime, e dobbiamo liberarci del potere del denaro, e del debito che è ad esso interconnesso, se vogliamo vincere le disuguaglianze sociali e la povertà, come a parole affermano periodicamente i leader mondiali, senza mai per altro dare seguito concreto alle loro esternazioni. Perchè allora le cose non potrebbero andare così? In realtà esistono persone che lavorano proprio perchè le cose non vadano così e continuino a non andare così. Essi sono i veri potenti del mondo. No, non sono quelli a cui stante pensando voi adesso, i Clinton, gli Obama, i Putin, i Berlusconi. Sono alcune centinaia di persone, note fra loro come gli “Illuminati”, e che si riuniscono periodicamente.Le riunioni ufficiali sono dette del gruppo Bilderberg, dal nome dell’hotel Olandese dove nel 1954 si tenne la prima riunione. Quando invece si riuniscono segretamente prendono il nome di Commissione Trilaterale, dai tre lati del mondo da cui derivano molti di loro: l’America, la vecchia Europa e l’estremo Oriente. Al suo interno si annoverano personaggi sconosciuti ai più, altri noti da poco, ma comunque persone che detengono le vere leve del potere, quello con la P maiuscola. Potete contarvi banchieri e finanzieri come Rockfeller, Wolfenson della B.M.I., o Ackerman della Deutsche Bank, Geithner della FED, Rotschilde, Trichet, Profumo, Passera e il fu Padoa Schioppa, Bernache e Draghi, industriali come John Elkan Agnelli, Melinda Gates della Microsoft, Vasella della Novartis, Kerr della Shell Oil, Tronchetti Provera, politici come Kissinger e Tremonti, Issacson dell’Aspen Institute, e tanti altri che ora non cito per brevità, ma alcuni dei quali li trovate nei siti specialistici sul web. Sono personaggi oscuri e potenti, che lavorano dietro le quinte al coperto, che spesso dettano le direttive agli stessi capi di governo, i quali appaiono come i veri potenti, ma in realtà sono solo marionette nelle loro mani, e accettano lo status di “manovrati” per brama di avere la possibilità mediatica di apparire loro ricchi e potenti, anche se in realtà sono burattini. Queste persone che manovrano occultamente, sanno di avere il vero potere e sono disposti a qualunque compromesso per non perderlo e mantenerlo saldo in seno alle proprie dinastie familiari, o gruppi di potere industriali. Lavorano per conseguire un “nuovo ordine mondiale”, così come è pure scritto (in latino: novus ordo seclorum), addirittura in maniera palese in uno dei posti più visibili al mondo: il biglietto verde americano da un dollaro. Un grande presidente americano disse: datemi il potere di stampare il denaro e non mi interesserà più nulla di eserciti, politici o popoli. Questi personaggi sanno che loro sono pochi e il mondo è sovrapopolato, tuttavia loro sono pochi ma coesi, ricchi, potenti, e soprattutto sanno come far volgere le cose a loro favore attraverso la finanza e la manipolazione dei media e dei leader mondiali, e gli intrecci multipli delle loro personali relazioni. Mentre noi siamo tanti, scollegati, disinformati, a volte poco istruiti, e schiacciati dai mille problemi del vivere quotidiano che invece non assillano “loro” che si sono formati alle migliori scuole del mondo (Elkan, nipote di Gianni Agnelli ad esempio ha studiato in America, e i figli di Berlusconi in Svizzera, Marchionne in Canada). Sono quasi sempre loro quelli che ispirano, a cascata, articoli o dotte dissertazioni su quanto sia bella la globalizzazione, la concorrenza, la crescita infinita del PIL, il credito al consumo spinto alle estreme conseguenze, il debito assurto a strumento di potere e di controllo di singoli e di Stati; sono quelli che pontificano che il riscaldamento globale non esiste, che i rifiuti sono sempre il problema di qualcun altro, paese o continente che sia, e che bisogna consumare sempre più per mantenere il treno in eterna baldanzosa corsa, e che le masse lavoratrici devono contenere le loro legittime aspirazioni e bla bla bla. E se qualche coraggioso tenta di controbattere la loro disinformazione globalizzata, e cerca di portare alla luce qualche magagna, come le balle sulla negazione dell’inquinamento, le pandemie, le vaccinazioni inutili, i tumori da inquinamento, gli inceneritori, la finanza allegra, il controllo delle masse attraverso l’elettronica (bancomat, navigatori, telefonini ecc.), purchè essi non vengano sbugiardati con prove certe e dimostrabili ma solo con indizi e congetture, sono grandemente soddisfatti. Sì, perchè la differenziazione delle posizioni, e la contrapposizione di notizie, crea indecisione e incredulità nei “sudditi”, quindi li frammenta ulteriormente e permette a “loro”, che controllano benissimo i media, di continuare a tenere buona la massa, nella insicurezza delle notizie. Vi ricordate Berlusconi che al telefono dice alla Marocchina minorenne Ruby: inventa balle, contraddiciti, spara cavolate; ricordate l’11 settembre 2001 coi vari filmati taroccati e le incongruenze ovvie, sul crollo delle torri, ma difficilmente dimostrabili?: ecco, la strategia è quella. Per loro l’importante è minimizzare, banalizzare, non alimentare allarmismi, o almeno alimentare solo quelli che gli sono congeniali. Perchè quando le masse sono disinformate e frammentate non sono in grado di agire, e quindi non fanno loro più paura. È invece proprio la paura, l’arma che essi più utilizzano per i loro scopi, la paura del diverso, la paura della pandemia, la paura dell’inflazione, la paura delle grandi migrazioni, la paura degli “ismi” contrapposti, le paure religiose, quelle sociali per continuare a dividere e a tenere sotto scacco le masse. Ma chi sono, oltre a quelli già prima citati, questi personaggi? Sono coloro che detengono o il know-how su determinate branche del sapere, o hanno la disponibilità o i diritti di sfruttamento o di superficie su enormi quantità di territorio o di materie prime, o dispongono del controllo di multinazionali enormi attive in campi che si sono creati il monopolio di un determinato bene, servizio, o materia prima che sia e, soprattutto, hanno accesso e potere di conformarla ai loro interessi, alla politica, all’istruzione, all’informazione e alla pubblicità. E non hanno scrupoli o remore di sorta ad abusare di questo potere, anche perchè sono stati formati a loro volta in tal senso dai loro predecessori. Vi notifico alcune vicende poco conosciute: l’attuale padrone della Banca Rotschilde, una delle più potenti del mondo, è in linea di discendenza il quarto barone di Rotschilde, discendente del primo barone che fu attendente del duca di Wellington a Waterloo. A vittoria ottenuta su Napoleone, il Duca, poichè allora non vi erano ne telefoni, ne telegrafi, chiamò il proprio attendente e gli ordinò di spronare ventre a terra il cavallo e di precedere l’armata a Londra per annunciare la vittoria. Rotschilde obbedì, ma giunto a Londra andò alle Unions e annunciò clamorosamente che Napoleone aveva vinto: Perchè? Ebbene, in pochè ore la borsa crollò del 90% ed egli, con i capitali di cui disponeva, comprò una marea di azioni. All’arrivo di Wellington, e al ristabilimento della verità, i corsi azionari si risollevarono rapidamente rendendo Rotschilde uno degli uomini più ricchi di Inghilterra, nonostante il disdoro di Wellington. Più tardi egli si trasferì nel nuovo mondo e li iniziò la fortuna finanziaria della sua dinastia. Aristotile Onassis, armatore greco e marito della vedova Kennedy, uno dei più famosi miliardari del mondo, a 13 anni poverissimo si trasferì in Brasile a Porto Alegre, dove faceva il centralinista nel più grosso albergo della città dove alloggiavano i più grossi importatori ed esportatori di materie prime come cacao, tabacco, caffè, cauciù, legname ecc. e mettendo in comunicazione compratori e venditori dal centralino, origliava al telefono e apprendeva di tutte le grosse transazioni di merci prima che venissero rese pubbliche. Coi suoi pochi risparmi era così in grado di acquistare le azioni di quelle aziende che avevano concluso vantaggiosi accordi quando ancora nessuno lo sapeva, e commettendo di fatto un insider trading ante litteram, divenne in breve ricchissimo, e ritornato in Grecia, divenne poi armatore e miliardario. Tutti questi personaggi, e i loro discendenti e sodali, sono gli stessi che vogliono che le cose continuino ad andare in un certo modo… Immaginate di essere divenuti, per diritto di discendenza o per meriti manageriali, l’amministratore delegato di un grande produttore di una marca di sigarette, e di vivere di conseguenza in una meravigliosa villa con piscina, Rolls Royce, camerieri, con autista personale e tutto quello che di meglio potete sognarvi. Ora immaginate di avere scoperto casualmente che un vostro sottoposto, per fare carriera e acquisire meriti ai vostri occhi, abbia aggiunto di nascosto alle sigarette una sostanza a lungo andare tossica ma che crea dipendenza a quel determinato tipo di sigaretta, garantendone così il successo sul mercato e il continuo riacquisto da parte dei clienti così subornati. Denuncereste la cosa rischiando di finire sul lastrico, (addio villa, piscina e Rolls Roice), e facendo finire sul lastrico anche le centinaia di addetti che lavorano per la vostra ditta per un tozzo di pane? Come vi comportereste? Da esseri umani onesti, o da squali? E potendo scegliere, gradireste mandare vostro figlio in una scuola privata dove gli insegnano a essere onesti, o a essere furbi, degli squali, visto che la scuola la sovvenzionate voi coi vostri enormi introiti? Potendo scegliere andreste davanti al giudice ad ammettere la vostra colpa (non avete vigilato sul dipendente infedele e avete avvelenato milioni di persone e imbrogliato la concorrenza), o coi vostri enormi guadagni scatenereste una campagna stampa mediatica per dimostrare al mondo che siete una mammoletta, e che la colpa è degli altri, dei giudici comunisti, tanto i media li avete in mano voi?. (non vi ricorda qualcosa di terribilmente attuale questo?) E se foste quello che ha scoperto che la sua azienda sta inquinando un fiume? O che la sua banca sta truffando i suoi clienti? O che la sua clinica sta operando con protesi difettose e usando sangue non controllato per risparmiare? O che la sua azienda produce auto con freni difettosi? O che la sua università insegna nozioni sbagliate e inutili? O che la sua impresa ha costruito palazzine su un terreno franoso e instabile? O che la sua azienda vende per buoni cibi scaduti e andati a male? O che il suo capo-cantiere assume operai edili in nero a sua insaputa, e li sottopaga? O che il suo giornale pubblica notizie false o falsificate? O che il suo amministratore delegato sta firmando e imponendo agli operai una deroga anticostituzionale allo statuto dei lavoratori? O …. O …. O …. Sono tanti gli “O” che si potrebbero scrivere. E di deroga in deroga, di truffa in truffa, di copertura in copertura, si capisce dove va a finire la legalità, e soprattutto il Paese. Sì, avete capito bene, proprio lì, dove gli uomini andavano fino al 1958 quando la senatrice Merlìn lo vietò: a puttane. Ma se voi faceste parte di quella casta, di quel gruppo che ho descritto prima, saprete già quale sarebbe la vostra risposta nel 99,9% dei casi. E se qualcuno sta facendo, tollerando o agevolando certe nefandezze, è solo perchè qualcuno più in alto di lui vuole così. O meglio ha interesse che sia così e così rimanga. Ma vi chiederete: quale industriale può permettere a cuor leggere che la sua azienda inquini l’acqua o l’aria o commerci cibo avariato? Dopotutto anche sua moglie e i suoi figli bevono acqua, respirano e mangiano cibo e potrebbero benissimo finire per bere “quell’acqua” o respirare “quell’aria” o per mangiare “quel cibo”, in casa o al ristorante. Beh, a questo punto sono costretto ad entrare nel campo delle supposizioni: devo supporre che anche la salute dei propri cari, per certi personaggi, valga meno del successo, del denaro, del potere, o meglio della “mission” che si sono dati: prevalere ad ogni costo qui, adesso e subito. Altrimenti certi comportamenti davvero non sarebbero spiegabili. Vorrei invitarvi ad analizzare il recente caso della FIAT, una fabbrica automobilistica italiana che, dopo decenni di galleggiamento sui mercati con alterne vicende e di miliardi di sovvenzioni statali a fondo perduto e di incentivi alle vendite, ha trovato con Marchionne un deus ex machina, moralizzatore e salvatore. Costui è disposto a fare carta straccia della costituzione e dello statuto dei lavoratori pur di far lavorare di più e con più fatica, con meno pause, meno riposi, e meno garanzie i suoi operai perchè afferma che altrimenti le auto gli costano troppo e, o non riesce a venderle o non ci guadagna abbastanza, anzi afferma che ci perde addirittura. Ma ci sono alcuni dati strani… A parte il fatto che la mano d’opera incide sul costo industriale di costruzione di un auto per il 7%, e migliorando questo dato del 10%, che è già tanto, Marchionne otterrebbe miglioramenti dell’ordine dello 0,7% per unità di prodotto, vi è anche dell’altro. Nel 2010 la borsa italiana ha perso il 13,5% ma il titolo Fiat ha guadagnato il 40%, e la Exxor, la cassaforte di famiglia del capo di Marchionne (Elkan Agnelli), ha guadagnato l’82%, sempre in borsa. E questo appare piuttosto contraddittorio per una fabbrica che non riesce a fare un prodotto ben vendibile. A meno che non usi il capitale per tutt’altro tipo di attività, magari di finanza sporca, anziché per fare buone automobili. E in Germania, case automobilistiche che fanno un prodotto di fascia analoga alla FIAT, hanno avuto quest’anno il miglior risultato di vendite di sempre, pur avendo operai che vengono pagati il doppio di quelli della FIAT, con maggior produzione pro capite ma minori sforzi, grazie a una più spinta, generalizzata e costosa automazione dei processi costruttivi, ottenendo prodotti migliori che spesso hanno costi finali uguali o inferiori a quello nostrano. Evidentemente c’è qualcosa che tocca: non sarà che il prodotto della FIAT è troppo scarso o poco allettante, o con un rapporto qualità prezzo non sostenibile? Non sarà che il processo produttivo è obsoleto e faticoso, causando bassa produttività ed elevati livelli di assenteismo per malattia negli operatori? Non sarà che i modelli non incontrano, sono antiquati e con poca gamma? Nel qual caso la colpa non sarebbe proprio da addebitare solo agli operai. Vedete come è facile imbrogliare l’opinione pubblica dando del fannullone un tanto al chilo? Quando avevo 18 anni, 8 lustri fa, le auto FIAT erano note per essere mediamente inferiori agli analoghi modelli francesi, tedeschi, svedesi e inglesi, ma avevano fama di un prezzo nettamente inferiore e quindi il confronto ci stava tutto. Oggi invece sono in genere addirittura ugualmente o più costose, offrendo però tutti i “minus” di cui parlavo prima e la qualità percepibile è quasi sempre inferiore ai corrispondenti modelli di auto tedesche o francesi e spagnole. La stessa cosa potrebbe dirsi delle autostrade, delle poste, dei treni, del servizio telefonico, dell’elettricità, dell’acquedotto, dell’istruzione, della sanità. Tutti servizi che, o sono già stati ceduti a privati, o sono sulla via di esserlo, ma nonostante la privatizzazione hanno offerto un solo risultato: aumento dei costi e peggioramento netto del servizio. E non sto parlando del fruttivendolo sotto casa, ma di mega aziende. Qual è allora il filo che lega questi risultati inspiegabili alla luce della tecnologia moderna nettamente migliore di quella passata? Perchè è certo che quasi tutti ricorderanno che 30 anni e più fa le poste arrivavano puntualissime, come i treni, e i telefoni funzionavano senza “scratch” e senza cadute di linea, le autostrade erano lisce come biliardi e senza buchi e la sanità, pur con minori conoscenze mediche, faceva la sua buona figura. Non possono essere solo gli aumentati volumi di utenza a spiegare la debacle generalizzata, gli infarti scambiati per raffreddori, i tubi dell’ossigeno scambiati con quelli dell’anidride carbonica, le gravidanze per mal di pancia. Una spiegazione potrebbe essere che allora ci si accontentava di minori utili a fronte di risultati soddisfacenti per gli utenti, mentre ora è l’utile a tutti i costi, e sempre più alto e immediato, a informare tutti i comportamenti, fregandosene della qualità e dei risultati. Ma io sono convinto che il motivo sia anche un altro, o meglio una serie di concause ben architettate. Prendiamo il caso della sanità, ma l’esempio potrebbe valere per qualsiasi branca dei servizi. Poniamo che oggi vostro figlio sia persona svogliata, di poche capacità intellettuali e dedito al gioco e ai facili perditempo, ma che voi siate persona molto benestante e aborriate trovarvi con un figlio che fa il pizzaiolo, il fioraio o l’idraulico, per altro in sé attività nobilissime e che comunque mal si sposano con la svogliatezza o la stupidità. Supponiamo ora che vogliate farlo studiare a tutti i costi da medico chirurgo. È chiaro che in una scuola giustamente selettiva e seria, se vostro figlio fosse un lazzarone e un perdigiorno, e per di più con un basso quoziente intellettivo, non verrebbe mai promosso oltre alla scuola dell’obbligo, perchè insegnati scrupolosi, onesti e ben preparati, ne accerterebbero e attesterebbero inequivocabilmente la non compatibilità con le scuole secondarie superiori e poi con l’università. E finirebbe quindi per fare lavori più umili e di minor responsabilità sociale, ma comunque degnissimi, come il giardiniere o il gelataio. Ma voi siete benestante, e magari potete permettervi di farlo studiare in una scuola privata dove, si sa, si paga una retta piuttosto salata, ma vuoi che almeno la sufficienza non la concedano a tuo figlio, visto che tu paghi pure salatamente? O, magari, non avreste neppure bisogno di mandarcelo e pagare, in quanto anche la scuola pubblica, ormai piena di insegnanti demotivati, impreparati, mal pagati, spogliati di qualunque autorevolezza e atterriti da qualche querela al TAR di turno per la bocciatura del tuo rampollo, potrebbero ugualmente promuoverlo. E ciò potrebbe avvenire anche negli anni della facoltà di medicina fino ad ottenere un laureato che magari, quando si insegnava come fare la tracheotomia a uno pneumotorace quel giorno era a farfalle nei prati, o magari, quando si insegnava come comportarsi in un parto podalico, stava fumando “canne” con l’amichetta di turno. Ebbene, se fosse proprio quel medico chiamato a far partorire vostra moglie, o a soccorrere vostro padre enfisematoso e, non sapendo bene come comportarsi, ne causasse la morte, come vi sentireste? Magari addossereste la colpa solo a quel sanitario, dimenticando la lunga catena di inadempienze, inadeguatezze, lassismi, corruzioni che ha portato un incompetente in una posizione così delicata?. E pensate alle ricerche che hanno portato a scoprire che in Italia 2 o 3 persone su cento (e forse molte di più in verità), usano abitualmente cocaina che gli brucia il cervello. E se fossero loro che devono operare vostro padre o vostra moglie, e voi non ne foste al corrente, perchè non esiste in Italia l’obbligo di analisi del capello o del sangue per chi fa lavori delicati, vi sentireste tranquilli? E ciò potrebbe valere per l’ingegnere che ha fatto i calcoli statici del palazzo dove ora voi abitate al 5° piano e che solo Dio sa se starà in piedi o crollerà seppellendo i vostri cari. O per il meccanico che ha riparato i freni della vostra auto: frenerà al prossimo incrocio?. O per l’uomo che ha controllato gli attacchi dei vostri sci, terranno al prossimo salto o vi sfracellerete?. O per il pilota che sta pilotando il vostro aereo verso Sharm el Sheik. Sarà in grado di atterrare sotto la pioggia?. O per il giudice che vi sta giudicando per un reato che non avete commesso. Saprà capire che siete innocente? O per il politico che sta decidendo su una legge che avrà poi un enorme impatto sulle vostre vite. Scommetto che i casi ipotetici citati sono tutti casi che comunque vi ricordano qualcosa di realmente accaduto, o magari che vi ha toccati da vicino personalmente. Insomma la teoria dell’uomo giusto al posto giusto. Parrebbe evidente che un tipo di sistema formativo come quello fornito dalla nostra Pubblica Istruzione non giovasse a nessuno, ne ai ricchi e potenti, ne ai poveri e impotenti. Poichè tutti, prima o poi, potrebbero essere chiamati a subire l’ingiuria delle sue falle, sempre più larghe. Tutti avremmo interesse che ognuno, nell’ambito della sua professionalità, fosse, appunto, professionale, cioè sapesse bene quello che deve fare, dall’ultimo dei camerieri al più importante degli avvocati o dei chirurgi. Perché, e pare banale ma non lo è, se un chirurgo non sapesse fare il suo mestiere, uno spazzino con un attacco di peritonite potrebbe morire di setticemia, ma anche un buon chirurgo non riuscirebbe a raggiungere l’ospedale e la sala operatoria rapidamente, se uno spazzino malfidato gli facesse trovare la strada talmente ingombra di immondizie e di liquami da impedirgli di uscire di casa, e il caso di Napoli è emblematico. Già questo ci anticipa una considerazione e ci fa capire, a lato, una cosa: che tutti i lavori sono ugualmente utili e socialmente equivalenti e dignitosi, quindi non si capisce perchè un chirurgo debba essere pagato 10 volte uno spazzino, o Marchionne 100 volte un chirurgo, o un calciatore 3 volte Marchionne, dato che, come ipotizzato prima, il lavoro dovrebbe avere unicamente una funzione sociale e di soddisfacimento delle necessità del genere umano, e non quella di creare ulteriori e insanabili diversità economiche e conflitti tra strati della società. Ma, tornando a noi, allora perchè ai giorni nostri pare non esservi mai l’uomo giusto al posto giusto? E soprattutto perchè chi dovrebbe selezionare, decidere “chi può fare cosa”, non si dimostra altrettanto scrupoloso? Eppure ciò dovrebbe essere importante in primis proprio per chi deve decidere ciò. Non credo che un buon notaio gradirebbe trovarsi in un congresso di notai circondato da colleghi ignoranti che non conoscono neppure le regole più elementari di un rogito, o che un ottimo chirurgo si trovasse volentieri in sala operatoria con infermieri che non sanno neppure passargli i ferri, o che un eccellente architetto si divertisse a stendere una planimetria con colleghi che non sanno usare la computer grafica. Sarebbe imbarazzante, ed in ogni caso per nulla produttivo, e per di più anche rischioso e foriero di disastri. Ciò nondimeno è quello cui assistiamo oggi, con frequenza sempre crescente, nell’ambito delle professioni: direttori sanitari che cooptano chirurgi imbelli o addirittura medici delinquenti (vedasi i vari casi Longostrevi o Poggiolini dalla recente cronaca), banchieri che affidano la concessione di affidamenti o il piazzamento di titoli marci a ragionieri che neppure conoscono la partita doppia o la interpretazione dei bilanci aziendali, (e non è che le banche con ogni evidenza se la passino bene in questo periodo), o magistrati che dimenticano per 8 anni di emettere le motivazioni di una sentenza permettendo a mafiosi ed assassini di uscire bellamente di galera. Ma mi chiedo, questi magistrati nei 416 giovedì trascorsi in questi 8 anni (tanto per dare un calcolo futile), non ne avranno trovato mai neppure uno libero in cui gli è venuta la voglia di stendere quella maledetta sentenza? O vi è stata collusione, o incompetenza, o superficialità nelle scelte di queste posizioni professionali, con ogni evidenza ricoperte da chi non aveva titolo per meritarlo. Ma a monte è evidente che vi è stato precedentemente un sistema formativo e uno selettivo mal funzionanti. Ma a chi giova tutto ciò? A chi giova che un incompetente o un disonesto possa andare avanti a scapito dei migliori? Una motivazione potrebbe essere questa: se chi decide, oltre ad avere un interesse personale per decidere in un verso anzichè nell’altro, (nepotismo, favoritismi familiari ecc.), è pure parimenti incompetente o disonesto, avrà tutto l’interesse a cooptare chi è simile a lui, e che quindi difficilmente tenderà a smascherarlo, o a metterlo in difficoltà, o a scacciarlo prendendone il posto. E quindi non terrà conto ne dei meriti reali, né dei costi sociali che lo Stato ha sostenuto per formare un bravo lavoratore o un professionista, e infatti lo constatiamo anche col fenomeno contemporaneo della fuga dei cervelli dal Paese, cervelli che invece sono accolti a braccia aperte dove il sistema funziona. Ma dove è che il sistema funziona? Provate ad andare nei paesi anglosassoni, nelle università di prima fascia, a Yale, a Harvard, a Princeton al M.I.T. o a Oxford e Cambridge e a comportarvi come sfaticati e perdigiorno. Oltre a farvi pagare rette mostruose, se non siete nella condizione di avere gli studi pagati dallo stato per censo o per merito di studio, non solo non conseguirete mai neppure la più scalcinata delle lauree brevi, ma sarete fermati prima e indefinitamente. È così che un sistema di eccellenza si difende dalla degenerazione della mediocrità e della disonestà, mantenendo alta la guardia e il sistema di selezione, ma non nel senso di selezionare chi ha spinte e inciuci ma solo i realmente meritevoli. Ciò non toglie che anche un sistema formativo di eccellenza e funzionante possa fare poco contro il vero potere, contro gli “illuminati”. I quali, compresi i loro discendenti, essendo in genere attenti a formarsi una ottimale conoscenza degli strumenti che poi dovranno utilizzare per mantenere intatto a sé e ai loro figli il potere che gli è stato trasmesso, si guardano bene dall’inettitudine scolastica. E se per caso qualcuno non dovesse essere d’accordo con questa linea, può sempre suicidarsi come fece il primogenito di Gianni Agnelli, buttandosi da un viadotto. Ma a parte il sistema formativo e selettivo Italiano, il problema è che queste distorsioni si manifestano, almeno in Italia, anche nel sistema di scelta della rappresentanza politica e amministrativa dei cittadini, perchè qui non si tratta di trovare il miglior laureato o tecnico da piazzare, ma la regola che pare trionfare oggi è la cooptazione subdola, il ricorso alla raccomandazione dei peggiori per le cariche pubbliche. È così che cittadini troppo stressati dalla loro misera esistenza, disinformati e disinteressati della politica, dei loro potenziali rappresentanti e delle decisioni che vengono prese dal potere politico e amministrativo sulle loro teste, non possono che dare luogo a una classe politica cialtrona, corrotta, menefreghista, disonesta e impreparata, che è cioè l’esatto specchio di chi l’ha espressa nelle urne, il quale a sua volta non è che l’esatto specchio del sistema formativo che lo ha pseudo-formato, senza dargli cultura, etica, responsabilità, equilibrio e soprattutto capacità critica. E, a contraltare di ciò, cittadini resi avidi dai privilegi e dagli emolumenti assurdi che la politica autoreferenziante si assegna periodicamente, faranno carte false pur di prevalere sui più onesti e preparati, o meritevoli, pur di carpire il voto dei cittadini svogliati e disinformati, e di sostituirsi ai migliori. Se conoscete la storia di Pericle, il grande Ateniese, saprete che ad Atene, più di 2000 anni fa, erano i più meritevoli, per acclamazione popolare, a svolgere la funzione di governare, ma lo facevano come onore personale e servizio al Paese, e totalmente gratis, tenendo separati gli interessi personali dal governo della cosa pubblica. Un po’ diverso, non vi pare, da ciò che accade adesso? Ma come può invece accadere oggi, che dovremmo essere tutti più istruiti… e preparati… e democratici, che possa avvenire il contrario? Ebbene qui entra in gioco l’informazione, o meglio la disinformazione di massa. Già nella prima metà del secolo scorso dittatori come Mussolini e Hitler si erano resi conto che, mantenendo ignorante la maggior parte della popolazione, e acculturando invece solo una lobby limitata a loro congeniale e fidelizzata, per le incombenze primarie del potere, riuscivano attraverso i mezzi di comunicazione di massa come la radio, la tv e la stampa, che andavano diffondendosi in quel periodo, a controllare la maggior parte delle masse, indirizzando i loro bisogni e instillando le proprie ideologie, e facendo passare qualunque panzana come verità incarnata. È noto come due delle massime più famose, nonché deliranti, del ministro della informazione e propaganda di Hitler, Joseph Goebbles, fossero: “quando sento la parola cultura metto mano alla pistola”, e “ripetete 1000 volte una menzogna e verrà recepita come la verità assoluta”. Diciamo che i politici di oggi non hanno dimenticato la lezione. E così, la proliferazione di notizie contraddittorie e non controllabili, di calunnie, di controinformazioni lascia il cittadino talmente disorientato che, se non ha acume e sagacia massime per raccapezzarsi o documentarsi in proprio, resta facilmente preda delle intenzioni dei disinformatori prezzolati. E gli esempi della moderna stampa e televisione sono fin troppo noti perchè debba elencarli pedissequamente, e magari imbastirci sopra qualche battuta. Ma in sintesi qual è l’obiettivo di tutto ciò, e a chi giova? L’obiettivo è deprimere le masse e rendere inefficaci i sistemi democratici, su cui le masse puntano come naturale sistema di autogoverno (nessuna massa di per se desidera vivere in regime dittatoriale o anarchico). Deprimere le masse e renderle più povere tagliando stipendi, benefici, welfare e protezioni sociali, e facendo in modo che accettino tutto ciò senza reagire, come se fosse normale, doveroso e ineluttabile. D’altra parte questa non è una mia scoperta: è sotto gli occhi di tutti che dagli anni 70 dopo la disdetta degli accordi di Breton Woods e del Gold Standard (la convertibilità del dollaro in oro), tutta la storia macro e microeconomica dell’occidente è stata tesa a questi obiettivi: disattivare le legittime aspirazioni delle masse lavoratrici e proletarie, renderle più povere, ignoranti, e soprattutto apatiche, incapaci di indignarsi per ciò che progressivamente stavano subendo. E che la capacità di indignarsi oggi l’abbiano persa totalmente, è sotto gli occhi di tutti con ignobile evidenza. Di fatto molte scelte del potere, in questi decenni, sono andate in questa direzione, dalla creazione di scuole private, poi addirittura sovvenzionate dallo Stato, a detrimento delle scuole pubbliche, agli aumentati costi dell’università con il relativo calo delle borse statali per impedire ai figli degli strati sociali a più bassa cultura di fare il salto socio/culturale, alla cancellazione progressiva dei diritti della masse operaie, diritti faticosamente acquisiti in decenni di lotte col padronato, alla creazione di network televisivi in mano a pochi, in grado con le loro programmazioni becere, e con una pubblicità subliminale quanto martellante, di stravolgere i canoni dell’etica, del comportamento, della vita familiare, dell’economia e stimolare l’insensibilità morale e la apatia sociale. È così che grandi economisti e “opinion leaders”, probabilmente parte consapevole di tutta la macchinazione, cominciano a metà del secolo scorso a spargere i prodromi di quella che sarà chiamata 30 anni dopo globalizzazione. Si cominciano a sentire termini come debito pubblico, fusione, default, massa monetaria, libero mercato, fondi di investimento sovrani, libera circolazione delle merci, WTO, FMI, BERS, e molte altre ancora, sciorinate per stordire un po’ chi non è un iniziato e non capisce questi “metalinguaggi” da addetti ai lavori. Nel frattempo anche il potere politico fa la sua parte, ben diretto da chi tira i fili più in alto di lui: le sue leggi vanno sempre più nella direzione di sanzionare pesantemente comportamenti magari illeciti ma risibili, e al contrario di assecondare o peggio coprire e quasi giustificare “porcate” immani, come leggi truffa, comportamenti politico-mafiosi ai limiti dell’alto tradimento e simili, e di considerarle e presentarle come marachelle o, peggio, libero arbitrio di potenti. E anche leggi che vanno nella direzione di sdoganare comportamenti illeciti e contrari alle masse, ma coerenti con le logiche del capitalismo sfrenato e dell’affarismo. Non ultima la legge che depenalizza il falso in bilancio, o lo scudo fiscale. Sembra quasi che sussurrino al ricco e al potente: fai pure, ruba, evadi, imbroglia, tanto ti copri con questa roba qui, l’abbiamo fatta per te, e ovviamente per noi. Anche la diffusione, dalla metà del secolo scorso in poi, di droghe e sostanze stupefacenti, per lo più inventate e sintetizzate durante i tempi dei conflitti mondiali precedenti per convincere i soldati a buttarsi in faccia alla mitraglia nemica senza sensi di autoconservazione ma “per la patria”, fanno parte del gioco, servono per minare la volontà di reazione e la autostima delle giovani generazioni. Con l’aggravante che poi, di queste sostanze, se ne impossesseranno più tardi le varie malavite organizzate per lucrarci sopra economicamente, approfittando della loro presa sui giovani, presa precedentemente agevolata dal potere, ma con i differenti obiettivi sopracitati. E pensate ai vari meccanismi finanziari da iniziati, che sfociano quasi sempre in un guadagno per il “banco”, quasi un croupier che li propone, e in perdita per chi si fa ammaliare da strumenti come derivati, swops, edge funds, junk bonds, fondi, e quanto la moderna finanza corrotta ha messo in campo per attirare i gonzi, attraverso algoritmi complicatissimi che solo pochi governano, e che non permettono al cliente di raccapezzarsi. Perchè vedete, il potere oggi necessita della apatia e della insipienza dei vari gruppi sociali per esercitare indisturbato la sua marcescente leadership. Una volta, nei secoli bui, si teneva buona la gente con la religione, oppio dei popoli, e con i miti e le leggende terrificanti, gli orchi, i draghi, le streghe, e tutto ciò che poteva qualificare i leaders come inoppugnabili, e convincere le masse a rimanere al loro posto, tanto non c’era niente da fare per cambiare lo status quo. Oggi che ai draghi (quelli con la d minuscola) e a babbo natale credono solo i bambini sotto i 5 anni, il potere mira, attraverso i media e l’istruzione, a sdoganare miti moderni: il denaro, il debito, l’inflazione, la delocalizzazione, la globalizzazione, la pandemia, l’avere al posto dell’essere, l’apparire come ragione di vita, la realizzazione carrieristica come l’unico vero valore, in modo da tenere controllato e sotto pressione il desiderio delle masse, sempre più compresse socialmente ed economicamente, fino a imperdire loro di comprendere che può esistere un altra via alla socialità, alla economia e alla realizzazione di sé. Si veda ad esempio il comportamenti delle Banche Centrali e la ultima grande truffa, quella della creazione dell’Euro. (vedi anche capitolo iniziale). Pensate, con la creazione dell’Euro, quindici Stati (dopo se ne sono aggiunti altri 12), che inizialmente erano Stati a moneta sovrana, e non avevano assolutamente nulla in comune, né lingua, né storia, né radici, hanno deciso volontariamente di rinunciare alla loro sovranità monetaria e politica a fronte dell’ingresso in un organismo comunitario che non si sa bene da chi è condotto e in nome di cosa prende le decisioni, e soprattutto di fronte a una moneta, l’euro, che è l’unico elemento comune, e che gli viene prestata a debito da una banca Centrale, che non solo è una s.p.a. privata al 90% del capitale e ha sede legale alle isole Cayman, ma che è pure un organismo extraterritoriale e sovranazionale, cioè straniero persino al territorio della UE, (dove per altro detiene gli uffici), mentre per statuto dovrebbe essere organismo comunitario UE almeno al 90%. (vedi capitolo iniziale). La differenza è che prima gli Stati sovrani a moneta sovrana, per controbattere crisi o speculazioni potevano svalutare o rivalutare la moneta e inoltre stamparne o drenarne autonomamente, mentre oggi, a differenza della Federal Reserve, e del dollaro, valuta sovrana, non lo possono minimamente più fare, impastoiate dalle mille regolette di Maastricht e dai comportamenti sospetti della BCE. Vedete, uno Stato a moneta sovrana può stampare tutta la moneta che vuole (e America, Inghilterra e Cina sono lì a dimostrarlo oggi), per controbilanciare crisi o problematiche sociali, con un unico limite: non può stamparne più di quanto il suo sistema produttivo non sia grado di controbilanciare assorbendola con produzione di beni e servizi, altrimenti si genererebbe inflazione, anche se un po’ di inflazione è tollerabile, ed è comunque preferibile alla deflazione o alla stagflazione. Dovete dimenticarvi la storiella che il denaro è un valore, un mezzo di pagamento, è controbilanciato dalla riserva aurea e bla bla bla. Dopo la disdetta degli accordi di Breton Woods nel 70 (il Golden Standard), la riserva aurea si è progressivamente assottigliata, dall’originario 80%, fino a divenire talmente insignificante (fino a pochi anni fa copriva il 4% del flottante, ora appena lo 0,3%), che oggi si può definire quasi nulla rispetto al controvalore del flottante in circolazione nel mondo occidentale. È evidente che i banchieri e i finanzieri si sono resi conto che mantenere l’80% del valore del flottante di riserva sotto forma di oro, argento o diritti di prelievo, era ottimale per il bene della moneta, ma non per la loro avidità. Nello stesso periodo cominciava l’erosione della “Riserva Frazionaria”. Molti di voi non l’avranno mai neppure sentita nominare. Si tratta di un altro trucchetto su cui possono giocare i reggitori della moneta. Fino agli anni 70 la riserva frazionaria era dell’80%, cioè tu banca, per prestare 100 dovevi metterne a riserva infruttifera presso la banca centrale dello stato altri 80, a garanzia del prestito, visto che il banchiere generalmente non presta denaro suo ma in massima parte della clientela, e deve salvaguardarne la restituzione. Oggi la Riserva Frazionaria è stata via via assottigliata fino al 2%, e i prestiti di denaro inesistente, o elettronico se vogliamo chiamarlo così, e non garantito da alcunchè si sono sprecati, in una forsennata rincorsa, fino al crack che abbiamo visto nel 2008. In pratica le banche possono creare denaro dal nulla, elettronicamente con un clic sul computer, in ragione di 1 a 50 rispetto ai depositi della clientela. (100: 2=50) (vedi anche capitolo iniziale). Ma allora, se le banconote non hanno valore, cosa dà valore al denaro? È molto semplice: il denaro è né più né meno che un codice, una convenzione. Il denaro viene accettato in cambio di merci e servizi per due motivi: primo per convenzione, in quanto tutti gli riconoscono (sbagliando) un valore in sé. Secondo, e ben più importante, perchè lo Stato chiede ai suoi cittadini di pagare le tasse solo e unicamente in quella moneta e non in altre. Se infatti voi provaste in Messico a pagare le tasse in euro non lo accetterebbero, in quanto accettano solo i Pesos. Se volete pagare tasse in Messico dovete cambiare i vostri Euro in Pesos, passando ovviamente attraverso le forche caudine del tasso di cambio fra monete differenti. Ma allora la domanda sorge spontanea: se il denaro non ha valore perchè i prezzi crescono? Ma io porrei anche un altra più inquietante domanda: se il denaro non ha valore perchè i salari non crescono? Questo è il vero punto focale della situazione. Ciò è ovviamente in stretta relazione con la strategia di affossare sempre più le masse non appartenenti o alla casta di illuminati, o ai pochi fortunati che essa ritiene confacente ai suoi scopi, facendoli prosperare. Anche perchè un ottimo metodo per affossare sempre più il popolo è convincerlo, tramite i media taroccati e controllati dal potere dei sodali, che il Paese si trova in ristrettezze e che quindi gli si deve per forza diminuire il salario, per poi aumentare comunque progressivamente i prezzi in modo da tagliare ulteriormente il loro potere di acquisto, ma tenendoli comunque controllati con l’indebitamento, e con panzane stratosferiche come la globalizzazione, la crisi, l’inflazione, la congiuntura e via dicendo. Ma se ricordate Henry Ford, l’inventore della catena di montaggio, egli usava pagare i suoi dipendenti il doppio della concorrenza perchè voleva che, potendosi permettere le auto di sua produzione, ne fossero i primi e più convinti estimatori e pubblicizzatori presso la potenziale clientela. Quindi la domanda sorge imbarazzante: se oggi riduco il potere d’acquisto delle masse, come farò a vendere sempre più beni e servizi, nella pazza logica di un PIL crescente all’infinito, a persone che non possono più permetterseli? E se rendo quei beni e quei servizi sempre più cari con la scusa dell’inflazione, dell’aumento delle costo delle materie prime e del costo del lavoro, è ovvio che ne venderò sempre di meno, dato il crescente numero dei poveracci, quindi alla fine incasserò su per giù sempre la stessa cifra: merci più care, maggior guadagno ma minore vendita delle stesse, uguale medesimo incasso. E non vale l’obiezione che le posso esportare, perchè se la congiuntura negativa e mondiale è globalizzata, anche la varrà la stessa regola, e non potrò esportare più di tanto i beni e i prodotti che non riesco a vendere in patria. Perchè in breve la congiuntura negativa arriverà anche in quei paesi. E se poi invece vendessi i prodotti a persone che li vogliono acquisire a tutti i costi, anche se più cari, indebitandosi fino all’eccesso, quando si saranno indebitate all’estremo falliranno, ed io non solo non glie ne potrò più vendere altri, ma inoltre non riuscirò neppure a farmi rendere il prezzo della vendita della mia merce già venduta. E se ci pensate bene in questa direzione va la fortissima spinta degli ultimi anni al credito al consumo, con carte di credito, bancomat, revolving, a scalare, fidelity e così via, in modo da non permettere agli utenti di rendersi conto di quanto si stanno indebitando. Cioè finendo nei guai. Ma allora non sarebbe logico, in uno Stato a moneta sovrana, che quindi può stampare moneta fino a che desidera, agire in modo che se una merce o un servizio aumenta, venga stampato altrettanto denaro da coprire il costo della merce e del servizio, o il loro aumento di prezzo, e che esso venga distribuito ai salariati e ai consumatori in modo che possano far fronte all’acquisto di quella merce in più o del suo aumentato costo? Non troppo denaro in più, altrimenti si genererebbe inflazione, ma quel tanto che basta per far si che il circolo virtuoso si mantenga e che il prodotto non resti invenduto? Tanto se quel denaro non vale niente, come abbiamo visto, se i venditori si accontentano di pezzi di carta per le loro merci e servizi, perchè negare questi pezzi di carta senza valore ai propri cittadini per acquisire quelle merci e quei servizi? In fin dei conti non stiamo parlando di monete d’oro ma di carta straccia. Perchè altrimenti, estremizzando al limite, fra qualche anno avremo salariati così poveri da non potersi permettere più neppure un tozzo di pane, e allora a chi venderanno i cappotti di pelliccia, le borsette di coccodrillo, gli orologi Rolex, le BMW, le Mercedes, le Fiat, le abitazioni, se ci saranno così tante persone che non possono permettersi più neppure il pane? Pare evidente che anche i pochi fortunati appartenenti alla casta degli illuminati e dei loro sodali, non potranno arrivare ad avere più di 10 ville, 10 Ferrari e 10 orologi Rolex a testa, quindi ciò non basterà certo per coprire la produzione mondiale di beni e servizi se la massa che li produce in semischiavitù non può più permetterseli. Parrebbe un comportamento autodistruttivo. E qui ritorniamo quindi alla funzione sociale del lavoro. Se il lavoro deve servire per la realizzazione di sé, per fare qualcosa di utile alla collettività, per il progresso umano e civile della società, per non tenere masse di persone a ciondolare con le mani in mano tutto il giorno, o se debba servire per permettere a poche persone di acquisire ingenti quantità di quei pezzi di carta che, abbiamo visto, non valgono nulla, ma che conferiscono tanto potere, e al contrario a permettere che tante altre persone facciano la fame o subiscano tutte le nefandezze, le brutalità e le umiliazioni connesse al loro stato sociale e alla mancanza endemica di quei famosi pezzi di carta senza valore, che li rendono di fatto cittadini senza valore. Sulle sfortune di questo volgo atterrito, come direbbe Manzoni, si riversano, per mantenerlo appunto atterrato e atterrito, la valanga di false informazioni che il potere rovescia normalmente sulle persone per mantenere lo status quo, come direbbe Tommasi da Lampedusa, perchè tutto resti come sta. Per ottenere ciò, niente di meglio che un sistema informativo taroccato, in mano a pochi personaggi, e strettamente interconnesso con la Religione. Perchè se non ti convinci tu di stare al tuo posto, di non reclamare mai i tuoi diritti, di vederti sottrarre sempre più quote di democrazia, di libertà e di potere di acquisto, di regole, di dignità, a questo punto entra in gioco la Religione. Religione che, ovviamente, non ti sei scelto tu, perchè quando avevi 3 o 10 o 12 anni, micca lo capivi bene quale pesante fardello, quale asservimento avrebbe significato in futuro il farsi spargere del sale e dell’olio in testa, farsi fare strani segni sulla fronte e mangiare strane cialde rotonde di fecola di patate, insapori e inodori. In realtà, in questo modo ti impongono una appartenenza religiosa che viene via via rafforzata dall’insegnamento religioso nelle scuole, agevolato dal Concordato e dai patti Lateranensi, e che trova il suo massimo dispiegamento nella ingerenza assillante e continua che la Religione, qualunque essa sia, impone alla vita sociale e politica di un paese. Anche attraverso la Religione il potere ti chiede, quando non te lo impone psicologicamente e inconsciamente, di stare comunque al tuo posto, di non disturbare il manovratore, e soprattutto di non ribellarti quando quelle famose fette di dignità, di libertà e di democrazia, di cui parlavamo poco anzi ti vengono progressivamente sottratte. Non devi riunirti con altri disperati come te, non devi manifestare il tuo legittimo sdegno e il tuo dissenso nelle strade e nelle piazze con bandiere o cortei, non devi sapere cosa essi orchestrano nelle segrete stanze. È il caso recente dei 250 pastori sardi fermati a Ostia, e bastonati dalla polizia nella più assoluta indifferenza dei media, istituzioni, e pure della religione, per impedirgli di manifestare pacificamente a Roma tutto il loro disagio per la pastorizia sarda ormai defunta sotto i colpi di maglio delle varie quote di produzione imposte dalla UE. O delle decine di studenti del liceo manganellati dai vigili urbani di Napoli, perchè in piazza S.Domenico volevano fare una esposizione di foto e materiale visivo contro la Riforma Gelmini, quella che affossa definitivamente la cultura e l’istruzione in Italia. Eppure la Religione dovrebbe stare dalla parte di poveri e diseredati; invece quando questi si ribellano e cercano di far valere le proprie giuste ragioni contro le insopportabili ingiustizie cui sono sottoposti, è sempre la religione, tramite i suoi esponenti più autorevoli, la prima a invocare calma, a perorare l’accomodamento, l’inciucio, invece di sostenere apertamente le giuste richieste dei più sfortunati. Questo spiega anche perchè, quale che sia la fazione politica al comando, (che però non muta politica ma solo la facciata), essa cerca sempre il suo bravo collegamento e appoggio nella religione. Hai serva Italia di dolore ostello, non donna di provincia, ma bordello!. Ma, direte voi, a parte l’Italia, che ha la sfortuna di avere il Vaticano all’uscio, all’estero non sarà così, una stampa e una TV indipendenti vigilano sul potere. Non sarei troppo tranquillo in merito a ciò. A parte che in Italia stampa e tv, se non per uno o due rari casi, non sono indipendenti dal potere (79° posto mondiale dietro lo Zimbawe), guardate invece cosa sta avvenendo in Ungheria dove, proprio all’inizio del 2011, viene varata una legge che sembra la fotocopia di quella di Berlusconi sul divieto di intercettazione telefonica, guardate in Russia, dove pare che si muoia più facilmente a fare il giornalista onesto che a camminare su un filo a 100 metri di altezza. E guardate in Cina dove, oltre a una stampa totalmente fasulla, si sta mettendo sempre più progressivamente il bavaglio alla rete web e si imprigiona il premio nobel per la pace, e guardate che cosa sta avvenendo anche in Egitto, Algeria, Yemen, in Tunisia, Giordania e Albania dopo le recenti proteste di piazza da parte di affamati e disoccupati; e infine guardate che fine farebbero fare i democraticissimi Americani, se riuscissero a mettere le mani addosso a Julian Assange, che tramite il suo sito Wikileaks ha svelato, per alcuni mesi, i più torbidi retroscena del potere mondiale e americano. Direte che quelle di Assange erano notizie di cui si aveva già sentore, ma un conto è averne sentore, e un conto è vedersele provate nero su bianco, in documenti ufficiali riservati, resi pubblici gratuitamente. Ma fino a qui come sono andate le cose? Cosa ha tenuto in piedi un sistema basato su valori inventati, paure inventate, nemici inventati come inflazione, crisi, valuta, estremismi neri e rossi vari, e quanto altro? Direi che la risposta è quasi sicuramente nella ciclicità della Storia. Se ci fate caso, dall’ inizio del 20° secolo alla sua fine, ogni 15/20 anni c’è stato un evento catastrofico, uno tsunami bellico, sociale, politico o economico che ha come dire “resettato” questo circolo vizioso, riportando su un valore di apparente equilibrio i soggetti, da una parte le masse e dall’altra i potenti e sopra di loro gli illuminati, anche se ovviamente, a guadagnarci maggiormente non sono state certo le masse. Infatti abbiamo avuto a intervalli più o meno regolari: la prima guerra mondiale, la crisi del 29, la seconda guerra mondiale, la guerra di Korea, la guerra del Vietnam, la caduta del muro di Berlino, poi la prima guerra del Golfo. Il problema è che dopo il 1990, dopo la prima guerra del Golfo, ultimo evento davvero mondiale di umana follia, niente più è venuto a “resettare” il sistema e a riportare a livelli più compatibili salari e costi, economia reale e finanza creativa, denaro e prezzi. Anzi, con la caduta del muro nell’89, si è trovata un ottima scusa per iniziare il processo di globalizzazione che, già in fieri da tempo, vedremo avrà un notevole peso sugli eventi. Ma in quel momento storico, il vero potere, tramite i suoi sodali, ha iniziato progressivamente a tessere la sua tela e a stringerla sempre di più sulle masse, sul proletariato, sui salari, sul lavoro, sulla finanza, sulla globalizzazione, su tutto quanto era congeniale per raggiungere gli scopi di cui ho parlato poco anzi. E come riesce il potere a perseguire i suoi obiettivi con proterva, matematica precisione, di gradino in gradino, di passo in passo, di trovata in trovata, ma sempre anestetizzando le reazioni ai suoi subdoli movimenti? Il tutto avviene piramidalmente dall’alto verso il basso, da capo a sottoposto, da superiore a inferiore: tutto viene ventilato, sussurrato, ordinato con soffice e gommosa insistenza, lasciando intendere che se non ci si attiene, che se non ci si adegua, qualunque sia il campo in cui ci troviamo, si subiranno gravi e imprecisate conseguenze personali e sociali. E tutto a cascata funziona in modo dannatamente efficace, e senza che i vari attori, carnefici e vittime dell’evento essi stessi, si rendano conto di esserne involontari complici, che contrappongano la loro intelligenza, la loro libertà di pensiero, il loro senso critico e morale a decisioni che vanno sempre più conto la legge, la logica, l’etica, la deontologia, e che, a macchia d’olio, pervadono tutto l’ambiente socio culturale e lavorativo del paese a tutti i livelli, ospedale, fabbrica, scuola o ministero, non importa. Perchè si sa, in Italia tutti “tengono famiglia”. Ricordo il primo giorno di lavoro in un istituto di credito, dove avevo vinto un concorso più di 32 anni fa, e dove ho operato per 21 anni (il che mi ha aiutato non poco a comprendere queste problematiche). Ebbene ricordo che il severo capo del personale, con capelli argentei, occhiali e grosso rolex in oro, completo fumo di Londra e sorriso a 32 carati, ricevendomi il primo giorno di lavoro, mi sussurrò seriosissimamente. “Caro collega massima segretezza verso l’esterno, non solo sulle pratiche di ufficio (e questo era scontato), ma lei non dovrà dire neppure a sua moglie a che piano sta il suo ufficio o se la porta si apre verso l’esterno o l’interno, facendo vibrare nel tono una velata minaccia. Mi sembrò una frase di una stupidità unica, ma mi guardai bene dal ribattere. Oggi, alla luce di ciò che accade nelle banche, ne comprendo a pieno l’oscuro significato. Come dire: degli inciuci che si fanno qui dentro, nessuno deve sapere niente, neppure la più piccola virgola. Quel personaggio stava semplicemente usando la sua piccola fetta di potere personale per instillare a cascata, da superiore a inferiore, come dicevo prima, un po’ del veleno, o almeno la sua piccola quota di veleno quotidiana, che unita insieme agli altri milioni di quote giornaliere, avvelenano la società, fanno si che le cose vadano così e non diversamente, che tutto resti coperto, che non escano iniquità, fregature, truffe, monopòli, irregolarità, corruttele, e tutto quanto può creare problema e discredito a chi sta sopra alla tua posizione, fino al vertice della piramide. Perché se tu dovessi permettere che accadesse, ne pagheresti un prezzo pesante. E quella macchietta di uomo era così terrorizzato di dover compiacere in tutto gli” illuminati” che gli avevano conferito la sua piccola fetta di potere, che scambiava per informazioni top secret anche il verso di apertura di una porta dell’ufficio. E così che nella vita normale l’attentato diventa lo scoppio di una bombola di gas, i 500.000 manifestanti diventano 10.000 per la questura, il massacro a botte di un ventenne in carcere da parte delle guardie carcerarie diventa la caduta dalle scale o un infarto, tangentopoli diventa la ragazzata di un “mariuolo” (se ricordate le parole di quel “grande” statista che fu Craxi), e lo stesso Craxi da ladro e truffatore diventa uno statista, un gigante della politica, nelle patetiche commemorazioni dei suoi antichi sodali. L’importante è non suscitare allarmismi, o far intravedere alle masse anestetizzate che un altra via sarebbe possibile, e che non è quella mostrata dai leaders. Purtroppo non esistono poteri buoni, e in genere, quando va bene, essi si fanno la guerra fra loro per superarsi, quando va male, invece, usano la loro forza a scapito delle masse. E ricordiamoci che il potere, se agisce in qualche direzione, se determina o agevola un cambiamento, una evoluzione, non lo fa mai per migliorare la vita dei cittadini, delle masse, ma solo perchè quel cambiamento è funzionale a un suo guadagno, materiale, o di posizione. Vedete, è come in un grande videogame: tutti sanno che tirando la pallina in quel punto la macchinetta gliela mangerà, ma si ostinano a credere che sia una mossa furba. Se, ad esempio, una società telefonica vi offre insistentemente di cambiare la tariffa del vostro telefonino, state pur certi che è perchè con la nuova ci guadagna lei e non voi, altrimenti non vi offrirebbe questa possibilità (i calcoli li ha fatti a modo sul vostro traffico telefonico), è questo sta nella logica dei fatti, di un modello di società votata al profitto ad ogni costo. Se qualcuno vi dice che il nucleare (fra l’altro già cassato dagli italiani con un referendum), vi risolverà la vita, in realtà risolverà solo i problemi del conto corrente di chi ve lo sta proponendo. Se qualcuno vi invita in modo martellante a giocare d’azzardo a qualcuno del mille giochi che anche lo Stato rende legali, sapete benissimo che perderete solo soldi, perchè è solo il banco che vince, eppure tutti invariabilmente continuano a buttare i loro già pochi denari, inseguendo un sogno impossibile e illogico. Lo stesso imbroglio si permpetua e si ripete per la TAV, per il ponte sullo Stretto di Messina (estremo spregio all’intelligenza, al denaro, al territorio e alla utilità sociale), per gli inceneritori, per la riforma dell’istruzione, o per il riassetto urbanistico di una certa zona della vostra città. Dove ci sono grandi quantità di denaro in gioco o in circolazione, e pochi controlli reali, potete stare certi che vi sarà una moltitudine di persone che pagano, che sono sconfitte, e una piccola cerchia di personaggi che ci guadagnano cifre colossali a discapito della collettività. Il fatto è che nella logica del profitto ad ogni costo, a qualsiasi condizione, finisce che ci sta dentro tutto: quindi vale la guerra, sottrazione di profitto e di beni e sovranità ad altro stato sovrano, vale tangentopoli, sottrazione di denaro mediante tangenti a qualche povero cristo, valgono le varie truffe di palazzinari, farmaceutici, assicuratori e banchieri, sottrazioni di denaro a gonzi o nella migliore delle ipotesi a disinformati, allora vale il pizzo, sottrazione di denaro a cittadini indifesi da uno stato imbelle impotente o, peggio, colluso. Anzi, se poi tu cittadino, onesto ma ingenuo, finisci sotto un ponte e i servizi sociali, invece di aiutarti a riottenere una vita dignitosa ti sottraggono pure i figli e la patria potestà perchè non li puoi più mantenere decorosamente, in quel loro operare cieco e sordo è come se ti dicessero: “gonzo, non hai saputo neppure fare i tuoi interessi, i tuoi sporchi affari e arraffare come i più furbi, e ora ne paghi il prezzo”. Personalmente, e scusate la volgarità, sono portato a pensare che se la merda acquistasse di colpo valore, i poveri nascerebbero senza culo. Per esempio ci avete mai creduto un solo istante che il futuro tramite le scoperte scientifiche ci porterà una fonte inesauribile di energia pulita e a basso costo? O che le scoperte in campo medico ci garantiranno una vita lunga e libera da malattie? Non vedremo mai una fonte energetica pulita e gratuita per tutti, o un farmaco panacea per tutti i mali, perchè anche se la inventassero o la scoprissero, verrebbe subito coperta o distrutta in quanto il potere e l’industria da una cosa del genere, non avrebbe nulla da guadagnare, e anzi ne intrevedrebbe una perdita secca per i suoi bilanci. Meglio morti e velocemente fuori dalle scatole. Mica siamo al tempo di Pasteur o Fleming che regalavano le loro scoperte farmaceutiche all’umanità. Pensate che su internet esistono una mezza dozzina di siti su casi di persone che sono guarite dal cancro mediante preparazioni a base di vischio o di mariuhana, comprovabili con le cartelle cliniche, ma queste preparazioni sono vietatissime dalla legge e avversate dalla medicina ufficiale che, invece che studiare questi fenomeni forieri di risultati magari impensabili a bassissimo prezzo, preferisce la chemioterapia che ammazza a dosi giornaliere dai 400 ai 2000 euro, a seconda del prodotto. E rammento che anche mio fratello, morto a 28 anni, ne pagò il prezzo. Oppure ci avete mai creduto un solo istante che Marchionne investirà i soldi nella FIAT, soldi che ha avuto da Obama in cambio della garanzia che la beneficiata ne fosse la americana CHRYSLER? Oppure ci avete mai creduto che i guai della scarsa competitività del prodotto FIAT stiano tutti in quei 6000 cattivoni di operai che ce la mettono tutta per boicottare il prodotto che essi stessi costruiscono, per far dispetto al “povero” (si fa per dire) Marchionne, un po’ come il marito che per far dispetto alla moglie se lo taglia, e che magari i guai non siano invece insiti nel prodotto FIAT che è scadente in sé? Perchè si cerca sempre di girare la frittata, addossare le proprie colpe agli altri, addebitarle alle categorie sociali più deboli che non possono opporre una autodifesa mediatica altrettanto efficace? Il potere delle parole è enorme, e quando le parole sono false e piene di sotterfugi, ancora più grande è il danno che sanno provocare. Ma voi avete mai provato a lavorare a una catena di montaggio? Ebbene questa volta lo scrivente non può essere annoverato fra quelli che parlano per sentito dire. Anche se ho frequentato il liceo, la facoltà di chimica, poi lavorato 21 anni in un istituto di credito, poi in pubblicità, poi come trader e analista finanziario, purtroppo negli anni 70 ho lavorato pure per 2 mesi come operaio semplice in una ceramica del comprensorio Sassolese. Già l’ingresso al mattino presto nel ventre dell’enorme capannone freddo, scarsamente illuminato, tetro, e con un sottofondo di rumore e un’eco di stridii e di bombiti misteriosi era di per sé, per un diciannovenne, traumatizzante. Ma poi alle 7 in punto suonava una sirena e la catena si metteva in moto con un fragore assordante e una pulsazione continua dello stantuffo che mandava avanti la linea di cernita delle piastrelle grezze appena uscite dai forni di cottura. Ma quella linea andava alimentata a mano. L’operatore, cioè il sottoscritto, in piedi su un sottile piedistallo di lamiera zigrinata, aveva a destra la bocca della macchina cernitrice in perenne avanzamento e a sinistra il carrello fumante appena uscito dal forno con sopra le pile orizzontali di 2 metri di piastrelle grezze appena cotte da posizionare sulla cernitrice. Con due mani pesantemente guantate (senza avrebbe significato rovinarsi le dita in pochi minuti di lavoro), l’operaio prendeva una quantità di circa 20/25 piastrelle a colpo (circa 10 o 15 chilogrammi in una volta sola), le sollevava all’altezza del petto, le tratteneva insieme e le ruotava, premendole con forza a mezz’aria, in posizione orizzontale e le posizionava lestamente sul carrello della cernitrice, che nel frattempo si svuotava velocemente, con uno sforzo titanico per non farle cadere o per non sbatterle troppo violentemente sul nastro trasportatore, poi si girava e ricominciava lo stesso identico gesto migliaia e migliaia di volte al giorno, dalle 7 alle 12 e dalle 14 alle 17 invariabilmente, ogni giorno della settimana, o del mese, o dell’anno che Dio mandava in terra. E se avevi bisogno di andare al bagno, non potevi farlo fino a che un collega occupato in altre mansioni meno stringenti, in genere un capo reparto, non veniva a sostituirti per 5 minuti. Il tutto, nella metà degli anni 70, per la fantastica cifra di 260.000 lire nette al mese. Avevo 19 anni e un fisico da atleta, a quei tempi, ma ne uscii distrutto, non tanto fisicamente, anche se le braccia dopo 2 mesi non le sentivo più e i bicipiti erano divenuti simili a quelli di Mike Tyson, quanto per la alienazione della ripetitività e monotonia del tipo di lavoro, che per uno studente, fresco di studi liceali e al primo anno di università, era davvero insopportabile. E guardando i miei sfortunati e temporanei compagni di sventura mi chiedevo come resistessero quelli che da 20 o 25 anni facevano quel lavoro ogni giorno. E senza le pause di 10 minuti negate da Marchionne, perchè il nuovo statuto dei lavoratori, firmato solo nel 93, era ancora di la da venire. E ora cosa rimane di quelle conquiste? Direi nulla. Marchionne usato furbescamente dalla Confindustria, o da altri “illuminati”, come grimaldello sociale per scardinare quel poco di tutele costituzionali e contrattuali che le masse operaie ancora conservavano a fatica, ha portato a termine efficacemente il suo incarico. Ormai l’alternativa per i giovani, laureati o no, è una sola: o scappare loro all’estero oppure, novelli Tunisini, mettere in fuga questo potere corrotto prima di venire a loro volta corrotti, con l’incedere dell’età, e dei bisogni socio/economici, insieme all’aumentare della tendenza ai compromessi. A meno che non siano figli, fratelli o cugini di un qualche “illuminato”. Ormai la sottrazione di diritti è un gioco di tiro al bersaglio dove il bersaglio sono le masse operaie, proletarie e diseredate, e il tiratore sono gli imprenditori, i finanzieri, i governi, tutti al traino degli “illuminati”. È la scusa è sempre una sola: il MERCATO. Ma il mercato è una astrazione, è una invenzione, il mercato siamo noi, lo creiamo noi, e se volessimo potremmo farlo diverso e con regole diverse, e magari non sempre a sfavore dei più disgraziati e impotenti. Per esempio chi l’ha stabilito che chi fa un lavoro precario deve essere pagato di meno? Se lo pagassimo di più di un lavoratore fisso, il lavoro precario sarebbe più disincentivato. Per esempio, ma chi l’ha detto che ci devono essere operai che muoiono di fatica per produrre merci facendo straordinari, rinunciando a ferie e riposi, accettando limitazioni ai loro diritti e alla loro vita sociale, mentre altri loro simili sono disoccupati, senza salario e li stanno a guardare con la bava alla bocca, e che quelle stesse sottrazioni di diritti sarebbero contenti di accettarle pur di lavorare e averlo, un salario? Ma non sarebbe più logica una più equa distribuzione del lavoro fra tutti gli aventi diritto, magari con riduzione di orario per tutti in modo da accontentare tutti gli aspiranti lavoratori? Anche alla luce del fatto che abbiamo visto quale sia il valore del denaro. (vedi capitolo iniziale). Si potrebbe controbattere che non ci sarebbe abbastanza lavoro per tutti e salario sufficiente a fronte della riduzione di orario, ma a parte l’aumento di produttività che si otterrebbe da personale più riposato e meglio sfruttato, torniamo al discorso di prima: se il lavoro è una funzione sociale, e visto che uno Stato sovrano può stampare tutto il denaro che vuole, non avrebbe difficoltà a pagare questi lavoratori, piuttosto che tenerli a ciondolare e per di più pagandogli gli ammortizzatori sociali, cioè pagarli per non fare nulla. E quando si dice che per via della globalizzazione, sempre lei, gli operai occidentali dovrebbero abituarsi a salari cinesi, ritmi cinesi, mancanza di diritti cinesi, ma chi lo ha stabilito, in nome di quale fantomatico reciproco diritto a vantaggiosi scambi commerciali, sancito da un WTO indecente, che queste cose sono da accettare ineluttabilmente? Anche perchè alla fine è evidente che queste scelte vanno sempre a vantaggio cinese e a svantaggio nostro. Si credeva, oltre a globalizzare, di internazionalizzare anche i diritti. E invece di esportarli si è – al contrario – importata, oltre a merce scadente, la perdita dei diritti stessi, e non era molto difficile prevedere che sarebbe andata così. E la favoletta della globalizzazione che fa comodo anche a noi, sta gradatamente sgretolandosi, perché se imprenditori voraci cominciano a pensare che tanto vale delocalizzare in estremo oriente perchè tanto là puoi trattare la mano d’opera a calci e ti costa un niente, è evidente che si priva l’Italia di lavoro a vantaggio di uno stato estero, e quindi si fatica a vedere dove sia il vantaggio per il nostro paese, mentre ben più visibile è il vantaggio per gli imprenditori ingordi che delocalizzano, magari dopo aver goduto di sussidi miliardari a fondo perduto e di incentivi all’acquisto a carico dello stato, cioè nostro, come nel caso della FIAT. E vi ricordate al proposito cosa riportavo sulla domandina: Dove dorme un gorilla di 300 chili? Inoltre se lo Stato cinese è illiberale, e costringe i suoi operai a lavorare pesantemente per 2 soldi e niente diritti, niente malattia, niente ferie e niente pensione, perchè gli stati occidentali, che sono stati di diritto, dovrebbero concedere scambi commerciali con questi furbetti che non giocano ad armi pari? Perchè dovrei fare a pugni con un tizio se ho una mano legata dietro alle spalle e lui tutte e due le mani libere? Sarei destinato a perdere. E allora tanto vale rinunciare. Commerciando con questi paesi, con chi commette palesi violazioni e reati sui suoi lavoratori, non mi metto forse alla stregua di chi volesse commerciare con la mafia italiana, o con la Yakuza giapponese, o con la triade cinese, o con il cartello della droga di Medellin? E se invece di iperprodurre auto o beni che non comprerà mai nessuno, soprattutto se non ha salario per pagarli, ci ponessimo un problema più serio che si sta affacciando drammaticamente negli ultimi mesi: la sopravvivenza alimentare? Come dire senza i SUV di Marchionne si può anche sopravvivere, senza pane e minestra è un po’ più difficile. Ci incamminiamo infatti a grandi passi verso i 7 miliardi di popolazione mondiale, ormai vicinissimi, mentre i 9 li toccheremo entro 20 o 25 anni, anni che sono drammaticamente pochi. Le notizie di gravi sconvolgimenti climatici, fra tsunami, siccità, inondazioni e catastrofi varie, riempiono le pagine di cronaca e i telegiornali per i danni e le perdite umane. Quello che però ci nascondono, o che dimenticano volutamente di sottolineare, è che a causa di questi sconvolgimenti e della sempre minore superficie coltivabile sottratta all’agricoltura per saziare la fame di palazzinari, cementificatori e costruttori edili, la quantità di grano, di avena, di soia, verdura, frutta e delle derrate commestibili coltivate in genere, sta diminuendo a vista d’occhio, e i prezzi, ovviamente, sempre per la legge del famoso “mercato”, che ci perseguita anche qui, continuano ad aumentare. Primo quindi, sopravvivere e mangiare, poi potremo pensare ai SUV di Marchionne. Se non verrà tenuto conto di questa situazione sempre più allarmante, con paesi una volta granaio del mondo che ora, per i cataclismi climatici sopra detti, sono costretti essi stessi a importare grano a caro prezzo, da chi ancora ne dispone, in breve tempo non avremo più autosufficienza alimentare per saziare la domanda della popolazione in vertiginoso aumento. Addirittura qualche stato, come la Francia, ha già varato leggi per frenare le esportazioni che lascino scoperte la richiesta interna. E se altri saranno costretti a breve a seguirne l’esempio, la situazione diverrà in breve esplosiva. Chi si preoccupa di queste dinamiche? Chi studia le tendenze agricole di queste derrate su base macroeconomica? Silenzio assoluto sulle risposte. Tutto ciò potremmo pagarlo molto caro in un futuro non troppo lontano, così come potremmo pagare caro l’inquinamento globale, le carenze idriche, la fine dell’era del petrolio senza una valida alternativa, le migrazioni epocali che questi eventi potrebbero innescare e la mancata equi-ridistribuzione della ricchezza su base regionale e globale. Perché ricordate che l’acqua, il cibo, il petrolio, non cominceranno a scarseggiare lentamente qualche anno prima, in modo da avvertirci e da permetterci di porvi in qualche modo rimedio. La prima volta che verrà prodotto un barile di petrolio in meno o una tonnellata di grano in meno di quella che il mercato richiede, i prezzi schizzeranno immediatamente alle stelle, perchè è così che risponde l’isteria dei mercati.  E a quel punto sarà troppo tardi per rimediare. Ma quello che inquieta di tutta questa situazione è sempre la faccenda del valore del denaro, di cui abbiamo parlato prima. Se è vero come è vero, come abbiamo visto prima, che il denaro non vale nulla, e che viene  stampato a costo quasi zero dagli stati sovrani, perché tutta questa pressione su lavoratori e operai, perché questo continuo aumento dei prezzi delle derrate e delle merci, senza corrispondente aumento del potere di acquisto dei lavoratori per poter acquisire le merci in vendita e non lasciarle inutilizzate? Perchè, estremizzando al limite, se arrivassimo a una situazione in cui 5.000 persone, diciamo i ricchi e potenti, o gli “illuminati”, assommassero nelle loro mani tutta la ricchezza del mondo, e i restanti 7 miliardi di esseri umani non potessero permettersi neppure un pezzo di pane, a che pro per questi 7 miliardi continuare a lavorare e a farsi sfruttare nei luoghi di lavoro per produrre milioni di merci che andrebbero appannaggio di pochissime persone, che fra l’altro, pur potendosele permettere, non saprebbero cosa farsene avendone a bizzeffe? Questi ultimi arebbero ovviamente costretti a cedere un po’ della loro ricchezza per poter permettere che quelle merci venissero acquisite anche dai lavoratori, pena il rifiuto degli schiavi lavoratori di produrne ancora, e solo per i fortunati. Ma allora perchè non anticipare le cose e organizzare la società in modo che ridistribuisca più equamente la ricchezza, in modo da evitare la creazione di pochi supermiliardari, ma anche di così tanti diseredati? Il disegno degli “illuminati” invece è esattamente l’opposto: mettere tutte le masse, i lavoratori, gli operai in stato di necessità, creare un enorme stato di necessità globale, col pretesto che c’è la globalizzazione, c’è la crisi, ci sono le esigenze aziendali, si deve quindi accettare di gradino in gradino, di perdita in perdita, di sottrazione in sottrazione, qualunque bassezza giuridica, sociale, istituzionale, qualunque “vulnus” democratico, attraverso il ricatto economico. Che è esattamente quello che è accaduto all’inizio del 2011 con il referendum imposto da Marchionne agli operai della FIAT: o vi fate schiavi o finirete in mezzo a una strada, perchè è evidente che i paracadute sociali, pochi e mal strutturati in Italia, non potranno aiutarvi tutti e per sempre. E il ricatto è riuscito, con l’avvallo immobilistico sindacale, e della politica che è rimasta a guardare, perchè evidentemente collusa o sottoposta al volere “illuminato” degli industriali. È l’esatto contrario di quanto sosteneva all’inizio del secolo scorso il grande economista Maynard Keines: “avido non è più bello; l’economia non è la padrona della nostra vita, non la deve dominare, ma esserne controllata e indirizzata, perchè le regole le facciamo noi uomini, e se non ci sono congeniali possiamo cambiarle, non c’è un mercato che ce le può imporre, il mercato siamo noi”. Questo affermava Keines. Ma quando si è in stato di necessità si accetta tutto, allora il disegno globale è portare tutti in un enorme stato di necessità, altro che equa ridistribuzione delle ricchezze. Ad esempio: a cosa servono le tasse? Non servono a pagare beni e servizi e neppure il debito pubblico, come potrebbe sembrare, perchè abbiamo visto che uno stato sovrano a moneta sovrana, (e l’Italia lo era prima dell’euro), può stampare tutto il denaro che vuole, (con l’unico limite che si diceva prima), e quindi non avrebbe difficoltà a pagare beni, servizi e debito, stampando denaro. Le tasse in realtà dovrebbero servire per riequilibrare la disuguaglianza sociale, per impedire che i ricchi divengano esageratamente ricchi, sottraendo a loro del denaro, denaro che poi lo stato a moneta sovrana può decidere come utilizzare: ridistribuirlo ai meno abbienti, oppure distruggerlo per evitare inflazione se in giro ne circola troppo, oppure usarlo come meglio crede. Dopo tutto è uno stato sovrano. Provate, se ci riuscite, ad andare a imporre agli Stati Uniti di stampare o di non stampare denaro in un dato momento: vi beccherete una sonora, istituzionale pernacchia. In realtà, l’esempio degli Stati Uniti non è proprio così calzante: infatti essi hanno sul collo un avvoltoio come ne abbiamo uno noi nella UE, che se annulla totalmente, come nel caso nostro della BCE, la sovranità monetaria, la contrasta comunque, come appunto nel caso della Federal Reserve Americana. Però il fatto è che BCE e FED hanno due “mission” totalmente differenti, pur essendo banche centrali molto simili. La FED ha per antonomasia l’obiettivo di difendere e promuovere la crescita economica, la BCE di combattere indefettibilmente l’inflazione, di cui ha sacro terrore. La qual cosa fa una certa differenza, sia nei comportamenti che nei risultati. Infatti la miope politica restrittiva e deflattiva portata avanti in questo ultimo decennio dalla BCE, su spinta dello stato tedesco che aborre l’inflazione, memore della Repubblica di Weimar, ci ha portato sostanzialmente al semifallimento di mezza Unione Europea, strozzata dalla mancanza di denaro per spese e investimenti. Al contrario la FED, dopo il disastro del 2008 generato dalla finanza delinquenziale e dai mutui “sub-primes”, dopo i primi errori ha deciso che necessitavano soldi, e sta stampando in questo inizio d’anno 2011 la bellezza di 600 miliardi di dollari per sostenere il mercato, circa un terzo della sua base monetaria attuale. È vero, sono dollari che non hanno valore reale, in base all’assunto che abbiamo visto prima, in quanto totalmente privi del supporto della riserva aurea, ma poichè la gente li accetta per i pagamenti, vanno più che bene, e sicuramente una certa quota finirà, a cascata, nelle tasche dei lavoratori. Generano inflazione questi dollari? Beh un poco si, ma intanto il mercato si riprende, e poi chi ha detto che è meglio avere poca inflazione e la pancia vuota? Chi ha stabilito quale deve essere il giusto valore di inflazione? Chi ha deciso che il rapporto deficit/pil deve rimanere sotto il 3%? E se la cifra adeguata fosse il 5 o il 7 o il 9% staremmo forse qui a morire di stenti e di disoccupazione solo perchè qualcuno ha stabilito una cifra che non è dimostrabile sia quella giusta, o che è palesemente errata? E poi la domanda è: perchè in America a loro sì e a noi no? Perchè in Europa dobbiamo soffrire politiche economiche e di bilancio da suicidio, da lacrime e sangue, non espansive ma restrittive al massimo, decise non si sa da chi e in nome di cosa e in base a quali calcoli? Se il denaro non vale nulla (ed è così –  credetelo-,  è nella logica dimostrazione dei fatti prima elencati), perchè allora privarne chi sta morendo di stenti in base a un parametro, l’inflazione, che abbiamo creato noi, né più né meno che come il famigerato rapporto deficit/pil, o come la giusta percentuale di sale nel formaggio, o come lo zero termico? Vedete, se si fanno i giusti calcoli matematici, e non voglio qui tediarvi, è solo un esempio, il Pi Greco risulterà sempre 3,14, la circonferenza della terra 40.000 chilometri, e la distanza dalla terra alla luna 384 milioni di chilometri, sono cifre assolute, ma, e mi ripeto, perchè questo è il perno della questione, chi l’ha stabilito che l’inflazione giusta è tanto? O che il rapporto deficit/pil giusto è tanto? Ma se i soldi non valgono nulla, perchè di fatto, lo abbiamo visto, stampati a costo zero e distribuiti in modo dissennato (perchè dovrei far pagare una cosa un milione se a me è costata 30 lire? alla faccia del ricarico), perchè allora dovrei lesinarli a chi ne è talmente sprovvisto che rischia il fallimento? Perchè se possiedo un enorme campo di mele, perennemente produttivo e che non mi costa nulla, (il denaro stampato a costo zero dalla BCE), dovrei lesinare una mela a chi sta morendo di fame? Perché a questo punto sorge un interrogativo morale: perché con la moderna tecnologia, con la moderna medicina, salvare tanta gente da morte certa per riconsegnarla alla disoccupazione alla disperazione e alla apatia, a una vita di stenti ma in perfetta forma fisica? Perché costruire tanti immobili che non vedranno mai un compratore e non vedranno mai la serena vita di una famiglia e dei suoi figli fra le loro mura? Perché costruire tante auto che, oltre che ad inquinare e sottrarre materie prime, saranno relegate nei piazzali dell’invenduto perché nessuno si sogna di potersele permettere? L’economia globale sta divenendo sempre più una grande maionese impazzita, non riesce a formare solide basi su cui aggrapparsi. La situazione richiederebbe una esegesi approfondita, ma si fa di tutto perché ciò non accada. Tutto ormai ha perduto il suo significato vero per assumere forme strane. Un lago e una spiaggia, non sono più un lago e una spiaggia ma luoghi da sfruttare turisticamente. Una strada rettilinea in aperta campagna, non è più una strada di campagna, ma un luogo per far soldi facili con qualche macchinetta nascosta nei cespugli, e qualche limite dei 50 ben piazzato. Una banca e una assicurazione non sono più luoghi dove scambiare denaro, ma bische semiclandestine dove perdere denaro alla roulette. E il parlamento non è più il luogo sacro dove fare leggi a vantaggio di tutta la collettività, ma un campo dove pascolare bradi e da insozzare con le deiezioni della propria disonestà. E la genesi di tutta la degenerazione del sistema a ogni livello parte, a mio parere, come ho già affermato all’inizio, dalla distruzione del distretto culturale/educativo. È solo l’istruzione, la cultura, l’approfondimento, l’esegesi profonda del sé, dell’altro, e dei rapporti socio culturali, dell’arte, della storia, della filosofia che portano l’individuo ad elevarsi da materia bruta e pulsante applicata a un macchinario sbuffante in perenne movimento quasi un suo schiavo servente, e a entrare in contatto coi suoi simili in rapporti di etica, di sana socialità, di moralità e di equilibrio. Ma l’istruzione è ormai stata distrutta e delegittimata dagli ultimi 10 o 15 governi susseguitisi in Italia, e il frutto di questo lavoro meticoloso e certosino è sotto gli occhi di tutti, e attraversa trasversalmente tutte le classi di età e sociali, rendendo anche il lavoro più semplice, se attuato da un “cavernicolo culturale”, una disgrazia per la società tutta, in un vortice di errori, menefreghismi, inadempienze, truffe, ritardi, scarichi di responsabilità. Per fare un esempio sillogistico, non affiderei mai un arma a un carabiniere o a un poliziotto che non avessero ben letto e approfondito Pavese, Primo Levi, e Kant. Non affiderei una banca a chi non avesse sviscerato Verga, Pirandello, e ben introiettato i Malavoglia, o i Miserabili di Hugo, non affiderei una divisione o il ministero della difesa a chi non conoscesse bene Erik Maria Remark, o non avesse ben digerito “Tu passerai per il camino” , “Centomila gavette di ghiaccio”, “Se questo è un uomo” , “Il buio oltre la siepe” o “Furore”. Perché non può bastare ad un uomo la conoscenza tecnicistica di ciò che fa, senza l’etica di ciò che il suo operato genera. Come affermava Kant, “qualunque cosa facciamo, dovremmo sempre osservare il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi”. Ma vi è un altro problema molto grave all’orizzonte. Quello del debito dei paesi sovrani. In realtà sarebbe un falso problema, se si tenesse conto dell’assunto precedente: che il denaro non ha valore e gli stati sovrani, per pagare il debito, possono stamparne autonomamente quanto vogliono. Ma poiché ci si ostina a non ammetterlo, il debito dei paesi sovrani ci porta a una situazione più grave di quella di una guerra mondiale. Perchè se una volta si facevano le guerre per conquistare altri paesi, oggi non è più necessario usare le armi. Basta avere tanto denaro (anche se non vale nulla), e acquistare il debito di uno stato sovrano acquisendo i suoi bond (bot, btp, cct ecc.). Detenendone in pugno il debito, è come se io avessi in mano le cambiali di qualcuno: se non me le paga, se non fa come dico io lo rovino, lo mando in bancarotta, in fallimento. E la Cina, che grazie alla vicende di cui abbiamo parlato prima, mantenendo artatamente basso il valore dello Yuan, si ritrova con enorme surplus commerciale, con enormi riserve di denaro, le investe acquistando il debito di stati sovrani in difficoltà. Ha acquisito larghe fette del debito Greco, Portoghese, Spagnolo e irlandese, che sapete sono Paesi che non se la passano molto bene economicamente. Pensate che attualmente presta più soldi in giro dello stesso FMI, più di 110 miliardi di dollari. Ma ancora più degno di nota è che, ad esempio, gli Americani, che vivono ampiamente al di sopra delle loro possibilità a debito, (guardate anche l’enorme debito federale), hanno collocato quasi il 45% del loro debito presso il Governo Cinese, e anche un altra bella fetta verso il governo Saudita (fra l’8 e il 12%). E questo la dice lunga sul perchè delle loro mosse economico/politico/militari sullo scacchiere mondiale. Perchè vedete, e questo non vale solo per i governi, ma anche per i singoli, l’indebitamento corrisponde alla SOTTOMISSIONE, all’ASSERVIMENTO. Se tu, giovane lavoratore, hai un debito con un privato o con una banca, poniamo di 150.000 euro per il mutuo della casa, tu non se più libero di fare nulla: non sei più libero di cambiare lavoro, di cambiare casa, di trasferirti all’estero, di fare un altro figlio, di divorziare se sei sposato o di sposarti se sei celibe, in quanto qualunque tua mossa ti portasse a non riuscire più ad onorare il debito contratto, ti farebbe di fatto divenire un insolvente, un fallito, nelle mani del tuo creditore. Ed è ovvio che a livello macroscopico è la stessa cosa. Se tu Cina detieni il 50% del mio debito, perchè lo hai acquistato sul mercato, in quanto invece che emettere moneta, come può fare uno stato sovrano, sono stato così stolto da emettere obbligazioni acqistabili sul mercato, mi tieni in pugno. E che voce potrò avere io in capitolo se dovessi stigmatizzare un tuo comportamento, magari sulle tue violazioni dei diritti civili? Capite ora l’importanza di non indebitarsi mai neppure per le futilità che oggi il nostro sistema pubblicitario, anche esso funzione del sistema globale, ci invita incessantemente a acquistare e che rendono apparentemente più sfiziosa la vita? Per non diventare veri e propri schiavi del debito. Vendere il proprio debito attraverso bond statali significa vendere il futuro delle proprie generazioni future, che quel debito saranno chiamate a onorare. Ed è altrettanto chiaro che noi Europei oggi siamo nelle mani della BCE che, da s.p.a. privata, si badi bene, e non organismo pubblico UE, ci indebita ad ogni più piccola emissione pro quota di Euro, che hanno sostituito le nostre ex-monete nazionali sovrane. (vedi capitolo iniziale). Ora non chiedetemi perchè si è arrivati a questa situazione, perchè fino dagli anni 60 si è brigato sullo scenario europeo per pervenire a questa sciagurata fusione Europea e all’Euro, cosa avevano in testa i vari Adenauer, Andreotti, De Gaulle e via dicendo, quando hanno messo le basi per tutto ciò, per la Unione Europea. Posso fare solo ipotesi. Sì, possiamo rivangare che si usciva da un conflitto mondiale devastante, che si volevano evitare ricadute ecc. ecc., ma con un gendarme come si era rivelata l’America, non è che ci fosse proprio bisogno di questa fusione che iniziò con la CECA comunità del carbone e dell’acciaio, per portarci, sciaguratamente, tramite gli altri vari gradini, CEE, Maastricht, Costituzione Europea e compagnia bella, fino all’euro e alla BCE. Certo è che ora, una Europa in forte difficoltà, non può che far comodo a una America pressata da un lato dal ricco gigante Cinese: se avesse pure una forte e coesa UE dall’altra parte, sarebbe di certo in più grave crisi. Anche perchè è ormai evidente che la partita globale, il conflitto commerciale, ideologico, militare che si giocherà nei prossimi 5/10 anni sarà fra l’America e la Cina. E che l’euro sia un solenne imbroglio per milioni di Europei, e in particolare per gli Italiani, se mi apparve subito probabile alla sua uscita, ora dopo oltre 10 anni è praticamente una verità assodata. Infatti la politica restrittiva della BCE con la sua fobia per l’inflazione, mal si sposa già col parametro scelto: appunto l’inflazione. L’aumento dei prezzi, infatti, si calcola con un complicato gioco di pesi e percentuali su un paniere di 571 scelte su oltre 1000 prodotti in commercio. Solo che è evidente che il risultato dipende dal tipo di prodotti e dal peso che attribuisco a ciascuno all’interno del paniere. Se io vi inserisco i televisori al plasma, i computer, l’ipad, o le vacanze in crociera, che sono ovviamente cose che non si comprano che una volta ogni molti anni, oppure che non riguardano gli acquisti dell’intera popolazione, ma non do il giusto peso a prodotti di largo consumo come pane, riso, pasta, olio, verdura, frutta, scarpe e vestiti economici, libri, benzina e così via, otterrò un dato drogato dell’inflazione. Drogato a favore del potere, che avrà buon gioco a convincere i cittadini che sta andando tutto bene, senza tensioni sui prezzi, mentre essi invece avvertono bene sui loro portafogli l’esatto contrario, cioè che senza aumento di salario si stanno impoverendo. Inoltre che l’euro sia una solenne fregatura per l’Italia e che essa vi sia entrata troppo presto, grazie agli sforzi, non si sa quanto interessati, fatti da tutti i politici succedutisi in quel periodo, da Amato a Dini, a Prodi, appare evidente se consideriamo questo: un’Italia fuori dall’euro ma a 600 soli chilometri dal cuore produttivo Europeo, grazie alla svalutazione competitiva della sua Lira, si sarebbe trasformata in una specie di Cina alle porte dell’Europa, e grazie alla sua capacità produttiva, alla flessibilità, creatività e managerialità delle sue migliori aziende produttive, il famoso Made in Italy, si sarebbe vista commissionare e delocalizzare tutti i prodotti che ora vengono commissionati e delocalizzati in Cina e in oriente, ottenendo la piena occupazione e un enorme boom produttivo. (anche se a mio parere iperprodurre è, come ho già avuto modo di dire, perdente sul lungo periodo). Certo, avremmo avuto come contraltare la non competitività della nostra valuta per chi si fa le ferie a Sharm el Sheik, a Londra, a Parigi, a New York e alle Seychelles, ma tutto sommato i nostri turisti nostrani avrebbero potuto accontentarsi di Cervinia, Cortina, Capri, Firenze Venezia e il Gargano: non ci avrebbero poi rimesso così tanto, in confronto alla salute dell’economia interna e dei loro portafogli. Abbiamo già visto prima come la Cina, mantenendo basso artificialmente il valore dello Yuan, abbia accumulato un enorme surplus commerciale, cioè denaro che le ha permesso di acquisire grandi fette del debito sovrano di altri Paesi. Ad esempio, detiene 900 miliardi di dollari del debito USA e 600 miliardi del debito UE. Inoltre, compra diritti di sfruttamento dei terreni in tutto il mondo, per sostenere la domanda interna di derrate alimentari, ormai insufficienti per il suo miliardo e mezzo di cittadini. Ma l’America da un punto di vista militare è molto più forte della Cina, e l’equilibrio per ora si basa su questi 2 parametri: denaro contro armamenti. D’altra parte c’è una verità incontrovertibile: se un Paese esporta in grande quantità ottenendo un surplus commerciale ve ne sarà un altro, o altri, che importano le sue merci, creano a loro volta un deficit commerciale. Cioè a quel paese viene concesso di esportare tanto in quanto vi è qualcuno che acquista e si indebita. Se non fosse così quel paese non si arricchirebbe. E se tutti i paesi si impegnassero allo spasimo per esportare e altrettanto allo spasimo per non importare, cioè a non creare deficit commerciali, a chi venderebbero le loro merci, ai marziani? Ma d’altra parte se tutti esportassero e importassero pariteticamente arriverebbero a un sostanziale pareggio della bilancia dei pagamenti, e allora a che pro importare ed esportare muovendo tante merci in giro per il mondo con tutte le conseguenze che questo comporta (spese, trasporti, inquinamento, logistica, assicurazioni ecc.)? Tanto varrebbe vendere sul mercato interno le proprie merci e accontentarsi di esse, evitando inquinamento e spostamento estenuante di prodotti e derrate. Al massimo si potrebbero importare solo le poche merci specialistiche che un certo mercato non produce, o di cui non soddisfa tutta la domanda interna. Quindi in omaggio alla globalizzazione, come si può eticamente permettere che vi sia qualcuno che si arricchisce solamente, sfruttando politiche commerciali irregolari e una organizzazione del proprio sistema produttivo illiberale e antidemocratica, a fronte di altri che si impoveriscono solamente?. Se globalizzazione deve essere che tutti ne possano godere allo stesso modo. Quindi tutto il processo dovrà passare attraverso un accordo internazionale globale per permettere anche qui un’equa ri-distribuzione della ricchezza, e questo se ricordate, è evidentemente un “leitmotiv” che ritorna periodicamente. Anche perché, se si continueranno a tollerare squilibri fortissimi nei vari scacchieri del globo, stante la globalizzazione, assisteremo sempre più a spostamenti speculativi di denaro che sono il prodromo delle grandi bolle che esplodono ad orologeria: economiche, finanziarie o immobiliari che siano. Pare evidente che se si continua a permettere che in certi luoghi della terra vi siano abbondanza di ricchezza e di lavoro e merci, ed in altri estrema penuria di essi, noi continueremo ad assistere a migrazioni di forza lavoro sempre più gigantesche, o a delocalizzazioni sempre più dissennate, rispetto alle attuali, con costi sociali ben superiori a quelli delle politiche razziali di esclusione ed espulsione odierne. Perché è nella logica dei fatti che i Paesi verso cui si delocalizza e si globalizza, nel giro di 7/8 anni si troveranno nella stessa situazione dei paesi che oggi soffrono per queste dinamiche; e saranno i loro sistemi produttivi, seguendo la folle logica attuale, a dover ridelocalizzare in altri paesi, paesi che a loro volta, stante la velocità delle attuali dinamiche, si troveranno di nuovo in una decina di anni nelle stesse condizioni. Delocalizzeranno allora questi ultimi di nuovo nei paesi occidentali, ridivenuti grottescamente competitivi in termini di costi, in questa folle sarabanda? In pratica siamo seduti su una bomba che di qui a pochissimi anni può implodere in maniera devastante, (e con essa la società tutta), se collegata alla carenza di derrate alimentari per motivi atmosferici, alla diminuzione di materie fondamentali come il petrolio, (anche se inquina) e l’acqua potabile, e ai crescenti conflitti religiosi che, ricordiamolo non sono certo la parte meno pericolosa del processo. Appaiono evidenti i segnali inquietanti di una involuzione della società verso una deriva illiberale, dittatoriale, e di interdizione dei diritti diffusa, come quella della prima metà degli 20° secolo, con alcuni striscianti episodi di piccolo cabotaggio, e altri più preoccupanti, ma che vanno tutti in quella direzione: approvazione di leggi chiaramente incostituzionali e illiberali, sparizioni dalle biblioteche pubbliche di certi libri non graditi al potere, taglio di programmi televisivi sgraditi, contrazione della cultura e della istruzione, incanalamento della istruzione residua verso canoni e modelli graditi al potere, metodi polizieschi da regime d’antan nei confronti di cittadini che senza delinquere manifestano democraticamente il loro dissenso, culto della personalità dilagante nell’entourage che ruota attorno al potere e nel potere stesso, tentativo di cassare diritti sacrosanti acquisiti in decenni di lotte operaie, sindacali e popolari, controllo ossessivo dei media più potenti e loro concentrazione in poche mani. E, ovviamente, impoverimento e asservimento progressivo, tramite l’indebitamento spinto all’eccesso, delle classi operaie e proletarie, per soggiogarle (anche se parlare di indebitamento, per paesi a moneta sovrana abbiamo visto è un controsenso – vedi capitolo iniziale). Ma i prodromi della esasperazione, e della rivolta si cominciano a vedere alla fine del primo decennio degli anni 2000. Rivolte del pane in Egitto, Algeria, Tunisia, Albania, Giordania, Yemen, (con fuga del tiranno Ben Ali in Tunisia e di Mubarak in Egitto). Rivolte per i tagli alla cultura e all’istruzione in Inghilterra, Francia e Italia, rivolte contro la povertà in Grecia e in Islanda, esodi biblici in Irlanda rovinata dal sistema bancario marcio, fanno capire che le masse, se non ancora a pieno, stanno cominciando a intuire il disegno degli “illuminati”, del potere vero, e cominciano a tentare di opporsi, o almeno di non lasciarsi travolgere, anche se gli illuminati, per la maggior parte dei cittadini, sono ancora un mistero, Perchè la forza lavoro, come scriveva Marx, è una merce né più né meno come le altre, e oggi segue le leggi del mercato, leggi create ad arte per renderla sempre meno una merce importante e valutata, cioè per allargare enormemente il divario fra valore e plusvalore, generato dal lavoratore, cioè tra la sua capacità reddituale e il costo dei manufatti o dei servizi che esso produce. Il fatto è che la forza lavoro trova il modo di esplicarsi solo con il padronato che fornisce il lavoro col suo capitale e il suo know-how, perchè non tutti hanno la capacità di lavorare autonomamente o mettersi in proprio, e in ogni caso oggi la società e strutturata perchè ciò non sia più possibile. Se sei un buon insegnante non puoi certo metterti a insegnare ai bambini del tuo condominio, oggi non funziona così. Ma questo stato di cose implica che il capitale, ossia la proprietà privata coincidente, sia immanente e immutabile. Cioè che il datore di lavoro e il ricco lo siano da sempre e per sempre, e lo stesso per i lavoratori e i proletari. Ma non è così. Se ci pensate, tornando al tempo dei tempi, all’uomo preistorico, l’unica cosa immanente e sempre esistita erano la caccia e l’agricoltura, e il lavoro da essi derivante, cioè quello per sostentarsi. Ma non vi era proprietà privata. Anzi se i primi uomini non si fossero coalizzati per vivere in comunità e spartirsi i beni della caccia, della pastorizia o della agricoltura e organizzare la loro vita nelle caverne con il fuoco perennemente acceso, difficilmente sarebbero sopravvissuti agli assalti delle belve, alle intemperie e alle carestie. Da dove deriva quindi la proprietà privata e il know-how, cioè la conoscenza tecnica dei processi? Diciamo che è proprio dalla conoscenza dei processi che si crea la prima dicotomia fra ricchi e poveri: se un uomo primitivo imparava a fare asce o archi e frecce più precisi e micidiali, o migliori aratri in legno, perchè più bravo, più creativo o più fortunato dei suoi simili, era in grado di uccidere più facilmente la selvaggina, o più facilmente coltivare e ottenere un buon raccolto. Ciò lo poneva in una posizione di vantaggio rispetto agli altri uomini della comunità. Egli aveva due scelte: o trasmettere il suo know-how agli altri membri in modo da renderli tutti edotti e alla pari con lui (e siamo nel campo del primo modello di istruzione e di condivisione), oppure tenere per sé i segreti di quanto aveva appreso o creato, in modo da ricavarne un vantaggio personale. Da un susseguirsi di vantaggi personali, di conseguenza, gli poteva derivare più selvaggina, più prodotti agricoli, coi quali acquisire una posizione predominante sui suoi pari. Una volta consolidata enormemente la sua posizione dominante, poteva cominciare a farla valere sugli altri, che magari non erano stati così abili o fortunati, e invece di dividere con loro il di più che aveva ottenuto, o glielo vendeva in cambio di altri beni (e diventava sempre più “ricco” o “potente”, e loro sempre più “poveri”), o glielo cedeva in cambio di lavoro che essi prestavano per lui per avere un po’ di quelle merci. Di questo passo, non solo poteva arrivare a schiavizzarli, ma a divenire padrone sia delle scelte da fare nell’ambito della comunità, che di terreni, grotte o attrezzi presenti nella comunità di cavernicoli. Nasceva così di conseguenza il germe della proprietà privata e del capitale privato. La differenza fra ricchi e poveri, fra datori di lavoro e salariati. Da qui a pervenire ai prìncipi, ai faraoni, ai re, ai nobili, ai capitani di industria, ai finanzieri, ai potenti insomma, il passo non è stato breve, ma la strada era già tracciata ed era quella. Ed è evidente che da questa dicotomia nascono tutti i conflitti che, trasportati ai giorni nostri, vedono contrapposti giovani e vecchi, incolti e acculturati, salariati e imprenditori, lavoratori pubblici e privati, religiosi e atei, ricchi e poveri, cittadini e politici, possidenti e nullatenenti. Ognuno, nell’ambito del proprio conflitto, impegnato chi a fregare e chi a non farsi fregare, chi a derubare chi a non farsi derubare, chi a disinformare, chi a rimanere informati, perchè oramai è una costante: dove c’è un capitale, dove girano vorticosamente denaro e lavoro, c’è sempre qualcuno pronto a fregarsi la maggior quantità di denaro immeritatamente e a sfruttare la maggior quantità di lavoro altrui. Oggi la società civile e la politica, disinteressandosi di ogni esigenza etica e sociale, hanno lasciato che tutte le contraddizioni e i vizi della moderna globalizzazione si scaricassero sui poveracci come operai, pensionati, proletari, sottoccupati, fregandosene bellamente. E che esplodessero una serie di conflitti di cui abbiamo appunto detto più sopra. E quando scoppia la odierna crisi, crisi di valori prima che economica, scoppia nel campo speculativo, poi passa a quello produttivo; ma la crisi è già insita nel concetto capitalistico di produzione e soprattutto di sovrapproduzione, di pluslavoro e di plusvalore, e quando questi crescono oltre un certo limite, fanno da strada allo scoppio della crisi stessa. Come si inserisce in questo la globalizzazione e il plusvalore di Marxiana memoria? Abbiamo detto prima che la forza lavoro è una merce come un’altra, ma che ha la singolare capacità di produrre più valore di quanto non sia insito in se stessa. Di produrre cioè un plusvalore. Ma quando l’egoismo, la voracità dell’uomo, o del datore di lavoro, fa sì che si riduca sempre più la quota di valore in sé stesso insita e quindi sostentatrice del lavoratore, a vantaggio di quella eccedente, a vantaggio dell’industriale, senza una ridistribuzione, a lungo andare ciò genera un collasso. Quel collasso che sta tentando ciecamente di generare Marchionne con il suo out-out. C’è un parallelo tragico fra Marchionne e Berlusconi: entrambi non hanno dubbi: chi dissente dalla loro personale visuale è un nemico, uno da schiacciare perchè essi hanno in loro il verbo incarnato e non lo si discute, anche quando questo verbo incespica rudemente, e cozza con la logica socio/economica e con la realtà dei fatti. Non importa che le tasse non le abbia diminuite, che l’Alitalia sia di nuovo in fallimento, che L’Aquila sia ancora totalmente distrutta o che l’immondizia ricopra ancora Napoli e dintorni, Berlusconi è il migliore degli ultimi 150 anni e ha ragione lui, non diversamente dagli out-out di Marchionne ai suoi operai, nonostante i grossi punti interrogativi sulla FIAT trattati più sopra. Ricordate quando ci fu il crollo del Muro di Berlino nell’89? Molti economisti garrivano: “fantastico, si aprono prospettive eccezionali per il Made in Italy con la globalizzazione”. Pensavano di vendere ai Cinesi i tessuti, e i tessuti ce li hanno stravenduti i Cinesi, (comprando addirittura le nostre macchine per filarli), pensavano di vendergli le scarpe, e anche quelle ce le hanno stravendute loro; ora pensano di vendergli le FIAT; provate a immaginare come finirà? Ed è un vero peccato che gli operai FIAT, votando sì al famoso ricatto di cui si parlava prima, non abbiano capito che comunque, entro 2 o 3 anni, la FIAT se ne andrà ugualmente dell’Italia. Non sono più disposti a rimanere e a vendere auto qui, perchè ci si guadagna troppo poco e “loro” vogliono molto di più dei 10 minuti di pausa in meno o del primo giorno di malattia non pagato. Comunque questo “darwinismo sociale”, questo “chi ce la fa ce la fa, gli altri affoghino”, non può reggere, sul lungo periodo. Anche perché i potenti, gli illuminati, non hanno compreso una cosa semplicissima: che una società si regge se tutti i suoi componenti hanno una quota più o meno certa di benessere, se una parte di questa società comincia a stare troppo male, ad annaspare socio-economicamente, anche i potenti e i ricchi alla lunga si troveranno in difficoltà. E non intendo tanto per le proteste sociali che ne deriveranno, perché in genere da essi inascoltate, ma per il fatto che essi saranno nel medio periodo sempre più costretti a vivere in bunker sociali, protetti da guardie e da muri e grate, per impedire che i sempre più numerosi disperati cerchino di sottrargli briciole o fette di benessere. E non sarebbe una vita tanto piacevole, perennemente circondati da barriere, bodyguards e quanto altro serva all’uopo. Però intanto il “ministero della verità” (se ricordate Orwell 1984), o meglio della disinformazione e controinformazione, per mezzo dei suoi lacchè, tv e giornali, continua a suonare a distesa la sua campana, cioè che stiamo tutti bene, che la ripresa è già iniziata, ma che bisogna fare sacrifici, rinunciare a diritti, ma non dobbiamo preoccuparci, è tutto normale, va tutto bene, tranquilli, il vate illuminato veglia su di noi, ma voi non distraetevi eh, continuate a guardare la lucina, o meglio dovrei dire la velina, nello schermo tv, seguite attentamente con lo sguardo l’ancheggiamento delle sue cosce, il tremolio dei suoi seni, ecco, … così, così, … ecco va bene così. E se lo potete fare voi davanti al vostro schermo al plasma da 50 pollici preso a rate, da pagare in 60 sanguinose cambiali, suvvia che non può permettersi di farlo il vate, il vostro “caro leader”, dal vivo e nella sua discoteca privata? Perchè insomma, come dice il cardinal Bertone, bisogna contestualizzare, suvvia: se un poveraccio ruba, magari per fame, via, diritto in galera, se lo fa un illuminato, si discute, e idem se bestemmia, se si fa le minorenni o il “bunga bunga”, o se delinque in uno qualsiasi dei mille modi a voi negati e a lui permessi. Insomma se rubi 1000 euro vai in galera, se ne rubi 10 miliardi ne discutiamo. Ma purtroppo i dati non sono contestualizzabili, i dati sono impietosi e sono li a parlare. Nel 1981 i B.O.T rendevano circa il 20% lordo, nel 2010 l’1% lordo. Nel 1980 il debito pubblico era di 118.000 milioni di euro, nel 2010 era di 1.974.000 milioni di euro, ed in forte espansione. Ma nel 1980 i soldi giravano, eravamo in pieno boom economico, sembrava di essere tornati al mitico 1961, e oggi guardatevi intorno. Poi insigni economisti vi vengono a raccontare che l’inflazione buona è quella che viene dalla crescita di domanda quando l’economia tira, e l’inflazione cattiva quella importata dall’estero per effetto dell’aumento delle materie prime. Ma perchè, nel 1980 le materie prime non le compravamo ugualmente dall’estero e in lire? Eh già, ma oggi c’è l’euro, il libero mercato, la globalizzazione, e se voi comprate una maglietta cinese o un auto coreana, o un software indiano perchè costano meno, voi date lavoro ai Cinesi, Coreani e Indiani, ma lo togliete agli Italiani. E non c’è nessun economista che lo possa smentire. Perchè il libero mercato, lo ha voluto soprattutto W. Bush figlio, sperando di far comprare merci e titoli alla Cina (che di titoli USA ne detiene già a vagonate), per sostenere il livello di vita americano da satrapo orientale, ma invece avete visto cosa è successo, che le scelte sbagliate Americane finiranno per ritorcersi su di noi, e finiremo per pagarle noi Europei; e fra gli Europei indovinate chi è il vaso di coccio? E andrà ancora bene se diverremo tutti solo poveracci e basta, perché – rammentando cosa ho scritto più sopra sui paesi Arabi e sulle varie rivolte del pane – se queste dovessero estendersi e saldarsi, visto che da quei paesi perviene la maggioranza del petrolio che serve al mondo, e in particolar modo alla Cina in questo momento, e che Israele è li, in mezzo ai paesi arabi, e che Cina e Israele sono entrambe potenze nucleari, beh, una terza guerra mondiale non sarebbe da escludere a priori. E Dio ce ne scampi. E anche a voler essere ottimisti, pensate a quali enormi esodi biblici verso l’Europa, e in particolare l’Italia, scatenerebbe la saldatura e la propagazione delle rivolte per il pane in tutto il nord Africa mussulmano, con il loro codazzo di aumento dei beni di prima necessità e di perdita di lavoro in vasti strati della popolazione, strati che si riverserebbero ovviamente verso l’Europa, dimenticando che anche qui ormai, nonostante la globalizzazione, non c’è più la terra promessa. Buona vita a tutti. Enrico Costantini

febbraio 10, 2013 - Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , , , , , , , ,

1 commento »

  1. La chiave di svolta è tutta qui. Dovrebbero insegnare economia dalle scuole elementari.

    Commento di Roberto Serpico | febbraio 26, 2013 | Rispondi


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