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EQUITALIA o INIQUITALIA?

Redditometro, spesometro e altri orribili neologismi della dittatura fiscale, coniati dal mondo della politica e dalla fantastica Agenzia delle Entrate, sono termini tristemente noti a tutti gli Italiani che ancora hanno… occhi per piangere. Per avere diritto ad esigere le ENTRATE bisogna che ci sia un’agenzia delle USCITE che equilibrii la forza di fagocitazione di quella delle Entrate.Se non è stata istituita (volutamente) un’agenzia delle Uscite, il nome EQUITALIA è assurdo, improprio, immeritatamente autocelebrativo e presuntuoso.

 Quando Mr. Befera, che di prensile ha perfino lo sguardo, comincerà a parlare di “rimborsometro”  per i cittadini che aspettano rimborsi e ” quietanziometro” verso quei fornitori che – prima di fallire e suicidarsi – restano in agonia per anni… potremo dire “il nome è equo”.

 

Onere della prova : ribaltato. 

Toccherà al cittadino provare  di essere regolare e  su chi non sarà in grado di farlo si abbatterà la scure della severità con cartelle piene di sanzioni e interessi per mora. La “giustizia” fiscale si comporterà cioè in modo opposto a quello della giustizia civile e penale (innocenza fino a prova contraria, finché dura…)

E gli interessi di mora sono previsti solo unilateralmente. Il Fisco ha il privilegio di appioppare una sanzione pecuniaria e la applica ai cittadini in quanto inadempienti e morosi, ma non esiste in alcun modo l’autoapplicazione (per ritardato rimborso, inadempienza e morosità) quando devono rimborsare al cittadino crediti d’imposta (tasse, IVA o altro…). Per la sanzione non esiste reciprocità. Quando il rimborso arriva (alleluia!) vengono pagati gli interessi “legali” stabiliti dal Tesoro per l’anno in questione.

Abbiamo assistito alla velocità di rimborso delle spese elettorali per le recenti elezioni in Sicilia. La velocità di restituzione è stata impressionante  (circa 30gg.). Questa notizia è emersa unicamente perché Beppe Grillo, coerentemente con quanto predicato, ha rifiutato il rimborso delle spese elettorali, valutate o ammontanti a circa 750.000 €. A parte la solenne presa per il “cuelo” e alla facciaccia del referendum approvato dagli italiani per il finanziamento pubblico ai partiti, possibile che nessuno si vergogni per l’applicazione di queste ingiustizie?

Prossimamente con il redditometro, toccherà dimostrare la fonte di reddito (o mostrarla come illustra la signorina della foto, invitata da Equitalia a giustificare il proprio tenore di vita, difforme dalla dichiarazione dei redditi).

Immagine

E se si osa parlarne e lamentarsene, la colpa è sempre di qualche altro ufficio, ente, ministero ecc. Inutile ogni confronto con Paesi tipo Svezia, UK ecc. 

 

Punire i virtuosi del risparmio.

Ogni religione predica un premio per la virtù.  Sprecare non mi sembra una virtù. Spesso a furia di evitare di sprecare ci si abitua automaticamente a risparmiare. 

ERRORE!…. Se risparmi, penalizzi l’economia perché non incentivi i consumi e quindi non fai “vivere” gli altri, ma hai perfino l’ardire di far fruttare il danaro accumulato con rinunce, investendolo in vari modi. E qui il Fisco interviene sui conti correnti, i conti deposito, sui fondi ecc.

 

A parte l’USURA, deprecabile da chiunque praticata, è lecito mirare alla sicurezza per far fronte alle esigenze personali e della propria famiglia? Cosa c’è di colpevole nel risparmio? Nulla, se non “speculi”. Ma cosa vuol dire “speculare”? Etimologicamente, dal latino “specola”, vuol dire “guardare lontano…

 Speculare  non è l’operazione contraria del “peculari” (verbo latino che significava rubare denaro allo stato) e nemmeno  è una deviazione di un verbo ben più volgare, che significherebbe fregare l’interesse altrui.

Per assurdo, se anziché risparmiare 100 € al mese e versarli sul proprio conto corrente, si acquistasse un qualsiasi bene durevole equivalente e lo si tenesse in casa, attendendone  la crescita di il valore (come accade per il mattone, l’oro), come potrebbe il Fisco tramite la Banca toglierci il 20% di tasse sugli interessi (pressoché già inesistenti)?

 O, per meno assurdo, se ci si mette in casa e non in cassa, più merci da usare per vivere (pasta, olio, pelati, formaggio, farina ecc. purché in quantità umanamente gestibili, come potrebbe il Fisco partecipare al nostro banchetto, ormai frutto di tante offerte fatte dai supermercati?

 

Quindi tassare il risparmio, secondo me, equivale a punire i virtuosi.

E cosa succede se a furia di risparmiare si diventa ricchi e si finisce per vivere di “rendita”? Ahi, ahi… l’accumulo è diventato tale da consentire di vivere senza più produrre reddito (che era tassabile). Allora si tassino le rendite!!!

E qui si scatena la furia di chi non è riuscito ancora a vivere né di risparmio, né di profitto da investimenti, né di rendite finanziarie. I partiti  prevalentemente di sinistra vogliono la patrimoniale, ma fanno fatica a fissare un tetto o una cifra per definire i patrimoni: medi o grandi. Solitamente i  sindacati, i rappresentanti dei partiti o i parlamentari cercano di parametrare questo valore alla propria condizione personale corrente.

 

Tassare la pensione è corretto?

Quasi tutti conoscono  la favola di Esopo, adattata anche da De La Fontaine: La cicala e la formica. Abbiamo quasi sempre elogiato le formichine e da piccoli ci hanno insegnato a non fare le cicale.

Ed è proprio questo che tutti i lavoratori dipendenti (e non) fanno e continuano a fare da anni e per anni (con l’INPS, Enti vari, o con Assicurazioni private).

Il principio è semplice: detratte le dovute tasse per il Fisco, si rinuncia obbligatoriamente ad una parte di salario in favore di Enti previdenziali, che amministrano queste somme, facendole anche fruttare e che verranno rese dilazionate mensilmente, a partire da una data età (solitamente 65 anni) con il nome di pensione. La durata dell’erogazione cessa con la morte, ma il diritto decurtato passa al/alla coniuge. 

 

Ci fu chiesto forse, all’atto dell’assunzione, quando tale parola non si avviava sulla strada del declino, prossima a divenir desueta, se avremmo preferito avere “tutti” i nostri soldi senza ” farceli conservare” dall’INPS? Ci è stato cioè chiesto se preferivamo comportarci da cicale? I conti li hanno fatti bene. Viste le aspettative di vita e l’insorgere di malattie senza scampo, solo qualche campione riesce a “riprendersi” i suoi soldi con relativi interessi.

Ma per guadagnarsi la pensione bisogna rispettare certe condizioni: se non si raggiunge un numero sufficiente di versamenti, non si vince niente… anzi si perdono i contributi versati.

Allora, tassare la pensione è corretto? No, ma è utile al sistema.

E per chi non ha la pensione: esiste il “gratta e vinci“. E lo Stato ci riguadagna…

 

febbraio 8, 2013 - Posted by | Uncategorized | , , ,

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