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Arte, erotismo, esibizione o sfruttamento del corpo umano ?

Ogni volta che mi capita di vedere su manifesti, riviste, giornali belle immagini di corpi umani, solitamente femminili, che impietosamente poco lasciano all’immaginazione, mostrando quasi ogni millimetro quadro della pelle, mi chiedo “a che serve?” o “ a chi”?
Le risposte, seppure stentate e forzate, ci sono… e se non ci fossero, si può sempre trovare una schiera di sostenitori e di fruitori pronti a dimostrarne l’importanza.
Personalmente non sono un detrattore, ma mi sforzo di essere equilibrato e razionale, cercando di comprenderne gli aspetti e le implicazioni sociali.
In particolare, il corpo femminile è un mezzo per i “media”, strausato o meglio abusato in pubblicità, in TV, nel cinema e che sta inutilmente contaminando anche il mondo della musica, diventando con i video-clip un complemento importante dell’immagine, che — badate bene— non è più solo figura, bensì modello e stile di vita, look, modo di essere, quindi… moda e appartenenza al gruppo.
Ed ecco, che ricadiamo in una delle categorie di Maslow: l’appartenenza al gruppo.

Puntando su questa debolezza umana, che dovrebbe fare della diversità e dell’unicità dell’Uomo un obiettivo di orgoglio, tutti approfittano per accomunare e per sfruttare i “gruppi”: famiglia, associazioni, club, società, comunità, squadre calcistiche o di qualsivoglia sport, scuole, sindacati, partiti politici, confessioni religiose ecc.
Sotto una cupola gaussiana che si tende a far più grande possibile, si ammucchiano le unità biologiche degli umani che si raggruppano per tendenze, gusti, religioni, idee politiche, hobbies ed altro.
E giustamente i marpioni del marketing e della pubblicità ne approfittano…
Vi sentireste più stimolati all’acquisto di indumenti intimi — ad esempio— per la vostra compagna, dopo averli visti pubblicizzati su un corpo femminile, generosamente esibito e rigorosamente statuario, senza cellulite, e forse ritoccato con un programma di grafica o su un asettico e freddo modello in legno, color carne, dalle proporzioni perfette, ineccepibili e praticamente inesistenti nei campioni viventi?
Non è che, in fondo in fondo, con l’acquisto ci illudiamo di comprare anche l’immagine della modella che si è scolpita nella nostra mente? E, se l’acquisto lo perfeziona direttamente la nostra compagna, c’è l’illusione di somigliare alla modella?

Certamente bisogna creare lavoro: produrre, pubblicizzare, vendere. E per questo si è costretti a vendersi per far vendere.
Hanno poco da sbraitare le femministe circa lo sfruttamento del corpo femminile in pubblicità.
La scelta delle modelle è cosciente. Le donne hanno la consapevolezza della propria bellezza, del fascino che esercitano su noi maschietti e fanno bene ad approfittare della fase giovanile della loro esistenza per consolidare il loro benessere futuro, proprio come i calciatori e gli atleti in genere sono consci che la potenza ed il vigore fisico non durano tutta la vita.
Quindi non credo al mercimonio o mercificazione del corpo quando un modello o una modella si prestano a tale scopo. Soggiacere alle voglie di un altro essere umano, con consenso, qualunque sia il fine (soldi, carriera, successo) è ben altra cosa e si delinea chiaramente la prostituzione.
L’assenza di consenso e della maggiore età sono poi un’aggravante di cui si occupa eventualmente la magistratura.
La mia curiosità verso il mondo della moda si limita alle immagini che circolano sui cartelloni stradali, sulle riviste, sui giornali, in TV.
Sono indispensabili le donnine “svestite”? Direi “non proprio”. Ma se servono a far produrre, vendere di più senza far gonfiare i prezzi, sono più che gradite…

Il talento prescinde dalla bellezza e l’arte non la rappresenta necessariamente.
Susan Boyle ci ha appena dato una lezione da non dimenticare.

La foto di Francine, la modella colombiana, è stata gentilmente fornita dal fotografo Claudio Scotece.

dicembre 3, 2009 - Posted by | Uncategorized | , ,

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