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Blackout cerebrali, nel Paese del sole…

L’overdose di democrazia, talvolta, diventa demagogia, specie se le cose serie vanno in mano agli incompetenti.


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Dopo il disastro di Cernobill, fu un giochetto da bambini spaventarci tutti; bastò un gruppetto di benpensanti, con l’elmetto ecologico dei don chisciotte, e che si è avvalso del potente strumento referendario per spaventare a morte un ben più nutrito gruppo di votanti, un popolo intero, per lo più di equivalente incompetenza e impreparazione, per determinare la bocciatura delle centrali nucleari. Si continua a parlare di energie alternative (geotermica, eolica, solare), ma nessuno sa e quindi nessuno fa…

Compriamo dalla vicina Francia, e se domani si ripetesse qualche incidente. Saremmo al sicuro?

ponte-sullo-strettoE per tutta risposta – come se il referendum non ci fosse mai stato – l’attuale premier  si è messo d’accordo con quello francese per fare nuove centrali nucleari (ultrasicure, dice lui…) che entreranno a regime in 20 anni, quando avrà appena 92 anni.

Chist è ‘o paes do sole. Perché non approfittarne?

Ma che gusto c’è. Sembra scontato! Vuoi mettere: costruire il ponte sullo stretto di Messina? Che importanza ha che per arrivare al ponte dalla Campania non ci sono (auto)strade serie e che da Messina in poi, in tutta la Sicilia  la rete stradale, autostradale e ferroviaria sia da Far West ? Il ponte s’ha  da fare! Non chiediamoci perché. Lo scopriremo un po’ più avanti…

lo-stretto

 

Ahi, il progresso! L’energia nucleare…

Altro che blackout, qui si dovrebbe parlare di backout, di ritorno al medioevo, erroneamente definito come “buio”, ma fortunatamente orfano di “ecologisti” allarmisti, logorroici e vanverologi. Eh sì, perché se anziché parlare a vanvera, studi e calcoli alla mano, proponessero e dimostrassero l’alternativa percorribile farebbero più bella figura e opera costruttiva per il Paese che tutti vogliamo difendere e proteggere.

Gli errori, prima o poi, si pagano. Peccato che il referendum abbia preceduto di tanti anni il black out. E se, come pare, i black out si ripetessero con più frequenza? Lunga  vita ai gruppi di continuità, sennò addio all’energia nelle sale operatorie, alle macchine elettromedicali, ai computer, ai frigoriferi, alla conservazione dei cibi, ai semafori, ai treni ecc. ecc.

Ora si gioca a scaricabarile, per trovare chi ha sbagliato più degli altri… Non serve fare i super 007. La colpa è del numero eccessivamente basso per l’istituzione del referendum. Diventerebbe più laborioso indirli, bisognerebbe addebitarne i costi a chi lo rende nullo, per il mancato raggiungimento del quorum, per non aver votato. Tre possibilità (sì, no e scheda bianca) mi sembrano le tre risposte possibili per esercitare un diritto/dovere. L’assenza mi sembra un indecoroso arbitrio contro questo meraviglioso e democratico strumento.

Ritornando all’energia alternativa…  A parte le celle fotovoltaiche, qualcuno aveva proposto di ricorrere alla “meno nobile” materia organica che non ci è mai mancata, e che noi Italiani produciamo copiosamente: ma il risultato è sembrato insoddisfacente. Bisognerebbe provare con la fantascienza… un’energia derivata dalle chiacchiere, dalle parole, che in Italia proprio non mancheranno mai. Ma nemmeno Giulio Verne ha mai osato tanto.

E se proprio non c’è soluzione, torniamo pure alle galline, all’orticello, alle candele, all’acciarino ecc. ecc.

Saremo il Paese più salubre e retrogrado dell’Europa e prima o poi sbarcheremmo noi sulle coste albanesi nelle carrette del mare…

 

 

marzo 13, 2009 - Posted by | blackout, Cernobill, referendum, Stretto di Messina | ,

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