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Elezioni o selezioni?

Tanto han detto e han fatto che si ritorna alle urne… infelici e scontenti come prima, confusi più di prima, e soprattutto più impotenti di prima a cambiare le cose.

Eh sì, perché nonostante tutti i teatrini che sono ricominciati (la par condicio, la corsa al deposito dei simboli elettorali, i fiumi di parole che ci sorbiamo in TV, l’imbrattamento delle città con i manifesti dei politici) noi cittadini ci troviamo non ad eleggere, bensì a fare la selezione obbligata fra i nomi decisi dai partiti.

I partiti che si credono “più grandi” stanno ultimando alleanze, candidano gente giovane, nuova e sconosciuta approfittando perfino di un superstite ad un rogo, riciclano gente vecchia (ultraottantenni), inseriscono le donne vere, come se fosse una demo di coraggio e una sfida agli uomini, ricominciano con la storiella dei programmi e del fatto che sono copiati l’uno dall’altro, con le liti da bambini tipo asilo “Mariuccia… Ricominciano gli insulti, le promesse di cambiare le cose, di sanare gli errori dei predecessori, i capricci per le spartizioni, e perfino gli scioperi (fame, sete o chissà cos’altro).

Quelli più piccoli stanno cercando di gonfiarsi ed aggregarsi per diventar “grandi”. Personalmente mi auguro che facciano la fine della rana fedriana che scoppiò per imitare il bue. Quelli già grandi gongolano tra sondaggi, gazebi, anticipazioni di grandi risultati, sbandieramenti di azioni sanatorie per le famiglie italiane, vanno blaterando che gli italiani hanno bisogno di “nuovo” (ma allora perché non si dimettono in massa?).

Quello del politico non è un mestiere. Dovrebbe essere una vocazione (e non vedo perché dovrebbe essere retribuita, visto che tutti hanno un’attività a latere che si giova della loro presenza in Parlamento…)

Ma tolta la testa o le teste, chi (mal)governa veramente l’Italia è tutto il substrato delle mezze “maniche” che sono negli apparati statali e parastatali.

Grazie ad Internet possiamo formulare una bella similitudine. Chiunque sappia cosa vuol dire navigare, sa benissimo che digitando, digitando si trova nei siti più disparati e disperati. Con la burocrazia e tutta la legislazione italiana, regolamenti ecc. è la stessa cosa… Si parte da un punto e ci si ritrova in una giungla di stranezze, di adempimenti, sanzioni, multe, eccezioni ecc.

Oltre a cambiare le facce dei politici (i vertici), bisogna cambiare il substrato… Altrimenti rimane tutto tale e quale. È la burocrazia che ha in mano le redini. Sì, è vero, dai vertici partono le direttive. Ma la velocità di applicazione delle stesse dipende dai funzionari, dagli impiegati e perfino dai fattorini. Basta una malattia (vera o falsa), una gravidanza (vera o isterica) a far slittare le pratiche… (ad esempio i rimborsi delle tasse).

 I programmi “copiati”

Questa è una solenne scemata, di un’ovvietà disarmante. La copiatura è un fenomeno vecchio quanto il mondo. Esiste nell’arte, nel commercio, nella letteratura, nella filmografia, nella moda, nelle televisioni, nella produzione, nella progettazione e perfino nel comportamento delle persone (che scimmiottano divi, dive, personaggi in vista e perfino delinquenti). 

Se la base dei programmi è la stessa vuol dire che sostanzialmente i partiti hanno coscienza degli stessi problemi, ma intendono risolverli in modo diverso e possibilmente partitico o di parte.

Se un problema esiste, nessun partito lo può negare. Ma evidentemente è il modo di risolverlo che potrebbe scontentare una parte della classe politica. È c’è forse qualcuno che si interessi dei cittadini? Non vedo tanti tribuni della plebe… tranne Beppe Grillo, che però ha solo punzecchiato le coscienze, criticando e denunciando.

Lo sta facendo bene e — secondo me — potrebbe e dovrebbe far di più:

1)    Non mollare con il martellamento, la denuncia e l’informazione.

2)    Proporre, contrapporre, predisporre una linea d’azione.

 

Le Televisioni

 Qui ci sta bene un bel “NO COMMENT”.

 Conclusione

Checché, se ne dica, qualunque cosa vogliate credere, la sintesi è nel videoclip finale.

L’assenza di qualche personaggio non indica esonero. La canzone si può ripetere ad libitum, ci vuole solo pazienza a montare altre immagini, che si rigenereranno inesorabilmente con nuove facce qualora ci fosse penuria di quelle vecchie e già note. La loro fortuna è dovuta al fatto che nessuno è disposto a dedicare la propria esistenza a scovarle e ad eliminarle, al fatto che non ci sono i tempi e i mezzi sufficienti per la caccia grossa e al fatto che esiste un esercito di piccoli roditori, il cui appetito più moderato viene soddisfatto dalle grosse ZOCCOLE.

 

 

 

marzo 6, 2008 - Posted by | Beppe Grillo, candidati, elezioni, partiti, promesse elettorali, spartizioni, zoccole

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