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PRIVACY

La parola in sé, certo, fa molto ” chic”. Conferisce un tocco di aristocrazia e di intellettualità a chi la pronuncia correttamente, e un marchio d’ignoranza a chi la pronuncia male.
Forse era necessario regolamentare e tutelare la “privatezza” o riservatezza di alcune informazioni. Ma fin quando siamo presenti su elenchi telefonici, di associazioni, di società di servizi, camere di commercio, anagrafe ecc. niente può evitarci di essere oggetto di messaggi pubblicitari, offerte, telefonate di telemarketing e così via. E a nulla servirebbe secretare e criptare le nostre coordinate e i nostri numeri telefonici, perché il bombardamento continuerebbe comunque via radio e televisione.

La pubblicità è ormai parte integrante della nostra vita, in quanto comunicazione, pre-vendita e vendita. Al telefono e al magico telefonino nessuno vuole rinunciare, per cui è inevitabile che arrivi la telefonata di un’intervistatrice nelle ore più “private”, quando c’è la pastasciutta fumante in tavola o quando si è sotto la doccia. Bisogna ammettere che questo potrebbe essere seccante. Chi possiede un fax riceve automaticamente un mondo di offerte di tutti i generi, con l’aggravante del consumo della carta del destinatario per non parlare poi della pubblicità stampata che intasa le caselle della posta. E questo, spesso, ci irrita un po’. Non parliamo poi delle invasioni via e-mail…
Ma anche se la privacy è legge di Stato, può creare qualche disagio. Per esempio, nelle banche e negli uffici postali, dove in genere ci sono file, si prega il pubblico di stare a debita distanza dal fortunato che ha già raggiunto lo sportello. Ma come togliere a noi italiani il gusto creativo di fare code “composite” come il delta di un fiume, dove non si capisce più a chi tocca andare avanti? Come si fa a toglierci il piacere di litigare ed eventualmente farci i fatti degli altri? Niente niente che assieme all’Euro si stia tentando di uniformarci agli europei e farci diventare ordinati e monotoni come i tedeschi che rispettano le file, i turni o la precedenza?
Ma la “privacy” più divertente riguarda la sanità. Chiunque si presenti a ritirare un qualsiasi tipo di documentazione sanitaria del coniuge deve essere munito di “regolare delega” firmata dal delegante per evitare clamorosi rifiuti. E già! Uno potrebbe volersi appropriare di una cartella clinica della moglie da cui si è separato per farsene chissà che o per scoprire chissà cosa. Ma un marito o una moglie “regolari” per rispettare la legge devono presentare la delega del coniuge, eventualmente con fotocopia del documento di identità. La firma del delegante naturalmente non è autenticata e potrebbe essere imitata o contraffatta. Per non citare il caso dello psicologo di famiglia, che si rifiuta di parlare di vostra figlia che avete affidato alle sue cure. Si trincera dietro la privacy rifiutandosi di darvi qualche elemento che possa aiutarvi ad aiutarla. Possiamo essere d’accordo con i principi deontologici della professione, ma, proprio per definizione, il medico deve “curare” i pazienti affinché guariscano e non restino vita natural durante un pacchetto-clienti o fonte di sostentamento per il curante. Mi sembra giusto, quindi, che – senza tradire la privacy – possa trasferire a richiesta dei parenti quelle informazioni atte a essere un complemento ideale della ordinaria/ straordinaria terapia medica.
Non troverei nulla di scandaloso se tale psicologo “suggerisse” ai familiari certi comportamenti in grado di evitare la comparsa di situazioni ansiogene, che potrebbero determinare la recrudescenza del disturbo psichico. Fondamentalmente, queste leggi s’impongono per sanare in buona fede una situ azione disagevole e per salvaguardare la popolazione. Anche la legge Merlin, ai suoi tempi, sembrò giusta e in linea di principio sembra giusta ancora oggi. Ma quali sono i “disastri” collaterali che ci invadono dopo vari decenni dall’applicazione?
Come al solito, la sperimentazione è l’unica via umana e sociale per trovare la strada ottimale.
Tra qualche decennio, forse, si rivedrà la “privacy” con un’altra ottica.

maggio 25, 2007 - Posted by | privacy, pubblicità persecutoria, riservatezza

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