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L’effimero, il superfluo e …l’inutile

Un’epoca strana, la nostra… piena di problemi, sicuramente come nel passato, ma con una variante: il benessere, parola che – beninteso – non vuol dire salute ma semplicemente “abbondanza”. C’è abbondanza di tutto: di viveri, di bevande, di sigarette, di donne, di droghe, di deviazioni, di delitti, di soprusi, di corruzione, di cattiverie, di guerre, di gossip e… chi più ne ha più ne metta.
Diventa doverosa l’ostentazione, è obbligatorio sembrare più che essere, crearsi l’immagine più che la vera consistenza, frequentare più chi ha che chi è. La misura dell’uomo è diventata la cilindrata dell’auto e della moto, il conto in banca, la quantità e la qualità di abiti firmati che indossa, la zona e la casa in cui abita, il computer, il cellulare, il navigatore satellitare, le cariche politiche, l’home theatre, le vacanze esotiche ecc. ecc.
Per giunta, il luogo delle vacanze e lo stipendio annuo che riesce a percepire rappresentano le stimmate del successo.

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”… non se ne ricorda quasi nessuno.
Si dà stranamente importanza a questi pochi anni di vita – in questa dimensione – e si cerca di ignorare che per milioni di anni prima e dopo di noi le cose e la vita sono esistite ed esisteranno ancora.
Questa superficialità vive all’insegna del progresso, del dio danaro, di santa Economia, di madre Tecnologia e così via. Va bene tutto.
Una cosa però è certa. La gestione del superfluo che molto spesso si converte in inutile è molto problematica. Tutti, nessuno escluso, facciamo fatica a separarci dalle cose, dagli oggetti, dalle scartoffie, dalle fotografie dai giornali vecchi, dai libri. Per fortuna che la rivoluzione digitale ed informatica di Infernet (ehm, pardon… Internet) ci salva.
Comunque, basterebbe pensare – almeno solo per alcuni secondi – che tutto ciò che accumuliamo, a meno che non abbia per gli eredi valore commerciale o sentimentale, verrà impietosamente buttato via. I nostri valori, le nostre emozioni, gli scorci della nostra esistenza… tutto in pattumiera, o dal raccoglitore di ferri vecchi!
Dovremmo abituarci a conservare soltanto ciò che ci occorre ciò che presumibilmente potrà essere usato.
La gestione dell’inutile esige una volontà ferrea, una capacità decisionale altrettanto stoica, spazio in abbondanza e soprattutto una pazienza da certosino. Ripostigli, solai, cantine, box, archivi sono stracolmi e pieni di polvere. Nessuno gradisce cimentarsi nell’ingrato compito di selezionare, scartare e mettere in ordine. Queste operazioni – a parte il tempo – richiedono uno sforzo mentale ed una capacità non indifferenti. In special modo è richiesto un sovrumano taglio del cordone ombelicale da cose dalle quali emotivamente (o per pigrizia) facciamo fatica a separarci.
Quello che affatica sopratutto è l’analisi. Analizzare vuol dire rivivere e proiettare in un attimo situazioni passate e future comparando valutando e ipotizzando nuove evenienze è quanto di più difficile possa esistere per il cervello umano che per giunta, ha l’ingrato compito di effettuare anche la sintesi immediata, che lo voglia o no. Il più delle volte la decisione (cioè la sintesi) viene rimandata.
Ma se proviamo ad essere seri con noi stessi e a cimentarci in un lavoro di riordino ci accorgiamo che non è tanto rilassante mettere a posto tutte le viti, i chiodini, le lampadine, i libri di casa o i giornali, le riviste, gli opuscoli, la corrispondenza che riceviamo in ufficio, i cataloghi, le informazioni varie, le e-mail, i fax e così via.
Eh sì! Perché il problema grosso consiste nel ritrovare le cose inutili. Sia dato il giusto merito agli archivisti intelligenti che sono sottoposti alla routine del lavoro… dove le pratiche si accumulano, le carte e le scartoffie crescono, si insediano e si insidiano dappertutto pronte a farci crepare di overdose e/o di rabbia quando cerchiamo senza successo ciò che abbiamo ritenuto inutile.

maggio 25, 2007 - Posted by | corruzione, deviazioni, disordine, donne, droghe, gossip, Infernet, ordine, superfluo

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