Mangox World

Just another way to communicate

Mr. Pantone

In assenza di capacità espressive alternative e di testi significativi, l’unica fissazione di parecchi Responsabili risiede nell’adozione di colori “strani”, raccolti nel campionario PANTONE.
mr-pantone.JPG
Finora, ai grafici e agli studi di pubblicità era andata sempre relativamente liscia… Si presentava un bozzetto colorato con pennarelli o con l’aerografo. Non supponendo neppure lontanamente delle possibilità di variazioni specialmente cromatiche e stilistiche, ci si concentrava soprattutto sul messaggio, sulla foto, sullo slogan e non certo sui colori delle “scritte”, del corpo dei caratteri, dello stile degli stessi, definiti in inglese come “font”. A parte il termine pittoresco, il font (o la font?… Boh!) che, tranne per gli studi di fotocomposizione, in passato era disponibile al massimo come trasferibile o in maschere per la composizione di cartelli, imballi ecc., oggi è assurto a vette molto più dignitose. I produttori di questi caratteri, le agenzie di pubblicità, i comunicatori hanno imposto una cultura e una dipendenza, pressoché maniacale, e non solo nel parco Clienti, ma anche nel bacino d’utenza globale di ciò che viene sciccosamente definito come DTP.

C’è chi ha “inventato” il linguaggio dei fiori e chi – dopo l’immissione dei computer – ha inventato quello dei “font”. Io non ci credo. E chi può permettersi il lusso di servirsi di un’Agenzia di pubblicità o di P.R. si accorgerà che vengono scelti caratteri insoliti, cioè non comuni. Le scritte stesse – come tanti logotipi – sono conciati, assemblati e deformati in modo da essere irriconoscibili, meglio se indecifrabili.
Se questa è la comunicazione… evviva l’ermetismo.
Le cose poi, con il colore, si complicano…
Le lettere, le frasi, i titoli, i sottotitoli ecc. non c’è verso di tenerli in “nero”. Questi benedetti Word Processor danno così tante possibilità da far sprecare un sacco di tempo ai non addetti ai lavori che sembrano tali o si atteggiano, solo perché un capo o un irresponsabile ha acquistato il PC e il WP per scrivere e comunicare in modo elegante. Il povero acquisitore s’illude di velocizzare il lavoro proprio e altrui e, soprattutto, s’illude che la qualità del lavoro, le lettere, le presentations, le offerte diventino più intelligenti, attraenti, accattivanti ed apprezzate, solo perché più belle e colorate.
Più belle?!… Quante balle! Mi si conceda l’assonanza. È come se si pretendesse – usando un carattere graziato e magari con stile calligrafico – di addolcire la comunicazione al personale dipendente per dire che l’Azienda non pagherà lo stipendio… Oppure, scrivere il referto delle analisi o di una diagnosi “triste”, con un bel font e con un bel colore rosa o verde speranza… anziché con un normale, nero e spartano Helvetica.
Il colore ha un’altissima funzione e ha senso per la natura, l’arte, i sogni, la moda, la fotografia e tante altre applicazioni, anche terapeutiche in varie forme di alterazioni psichiche…
Ma una scritta o un logo fatto con un Pantone N°… non sconvolgerà né cambierà mai la vita di nessuno. A dire il vero, il gusto per i colori è così personale che, in ultima analisi, dopo aver creato con il font e con il colore pantone ciò che piace a noi, non abbiamo alcuna certezza di avere il consenso unanime dei destinatari del nostro messaggio.
Un tentativo del genere è solo una perdita di tempo, spesso finanziata dai Datori di lavoro. Ti è chiaro, Mr. Pantone?

(Pubblicato nei gloriosi anni 90)

marzo 25, 2007 - Posted by | grafica

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