Mangox World

Just another way to communicate

Caro amico ti scrivo…

iniziava così una nota canzone di qualche anno fa, che in chiave moderna suonerebbe più o meno così:Caro amico ti e-mail(o).
Orrendo! Almeno quanto la sfrontatezza e la faccia tosta di chi si ostina a usare l’italianizzazione dei termini d’oltreoceano.
Apprezzo la tecnologia e l’evoluzione, ma disprezzo l’ignoranza, le “pose” e l’ostinazione di chi, all’insegna del più feroce e parossistico tecnocraticismo, contamina e involve la nostra lingua con neologismi ridicoli e assurdi.
Se deve esserci una lingua nuova, o meglio un linguaggio settoriale, gli addetti informatici la smettano di andare a ruota libera: evitino un fasullo esperanto tecnico che, oltretutto, non è condiviso da tutti, perché troppo personalizzato. Ci informino i signori informatici dei possibili neologismi che verranno standardizzati, di quali parole vanno tradotte e di quali vanno lasciate in inglese (solitamente gli acronimi). E soprattutto basta con l’abuso delle sigle e delle contrazioni!
Ma magari ci si limitasse agli aborti lessicali anglofoni…

Se c’era una cosa che dava “sfizio” fino a qualche tempo fa era l’emozione di ricevere una lettera vera, quella recapitata dal postino, quella su cui immediatamente guardavi il francobollo per indagare sulla provenienza, quella che poi con un timido scatto ribaltavi per scoprirne il mittente.
Certo, qualcuno dirà che la posta tradizionale non sempre funziona (almeno in Italia). Perché, quella elettronica funziona sempre?
Per il lavoro la posta elettronica è definibile una comoda e talvolta vantaggiosa soluzione. Per la vita pratica ho ancora qualche riserva. Ravvedo ancora un problema che è di natura squisitamente sensoriale…
Il contatto con la lettera, la sua fisicità, la possibilità di leggere e rileggere senza dover accendere il computer e collegarsi al server sono elementi di immediatezza, di partecipazione istantanea, di soddisfazione repentina, di valutazione estetica e – perché no? – anche calligrafica, tutti fattori non disponibili con la posta elettronica.
Provate ad intervistare un gruppo di donne di vostra conoscenza e chiedete loro se preferiscono ricevere una lettera d’amore o una e-mail d’amore. Ma nemmeno se sulla e-mail ci mettete tutti gli “allegati” che volete (disegni di cuoricini, foto digitalizzate e filmini, messaggi vocali, sottofondi di violini ed arpe) otterrete mai lo stesso rossore cutaneo prodotto dall’emozione, dal fattore sorpresa e dalla componente epidermico/psichica, indotti dalla lettera vera.

Questa forzatura mi ricorda il passaggio dallo stipendio in contanti all’assegno e dall’assegno al bonifico o all’accreditamento sul conto corrente. Il risultato è senz’altro lo stesso dal punto di vista soldi (a parte i costi dell’operazione bancaria), il conto cresce ma non si ha lo stesso sfizio di aver ricevuto il denaro per la prestazione del proprio lavoro, perché non si sente il fruscìo della carta moneta, il profumo del danaro, la materializzazione del proprio sudore trasformatosi in biglietti di banca (vada anche per un bel circolare) e il piacere di contarli e ricontarli. Come Paperone de’ Paperoni!
L’accredito elettronico via bonifico sarà più comodo, più sicuro, più tutto… ma certo meno spettacolare dell’incontro ravvicinato con la realtà del contante o dell’assegno circolare, che è quasi lo stesso.
La multimedialità, termine di cui oggi ci si riempe la bocca, le orecchie e gli occhi, lasciando ancora orfani il senso del tatto e dell’olfatto, non colmati nemmeno dagli elmetti per la realtà virtuale, ad esempio ha fatto sì che alla carenza di originalità musicale – sempre con le dovute eccezioni – produttori e propinatori di immagine abbiano provveduto con i video-clips, con il look, con la moda a colmare i vuoti di contenuti lirici e di sostanza melodico-armonica.
Ritornando alla nostra posta elettronica: sì, per il lavoro, è giusto velocizzare, ottimizzare, risparmiare tempo, ma per quanto riguarda i rapporti sociali, interpersonali, multipli… forse è più bello incontrarsi e far vita d’assieme.
Gli incontri virtuali non alleviano nemmeno la solitudine di chi, sentendosi emarginato, utilizza lo schermo del computer per presentare ad amici sconosciuti un alter-ego che piace di più. Né l’integrazione virtuale può soddisfare le esigenze dei portatori di handicap.
Chi può chiacchierare dal vivo, lo faccia, ne approfitti si faccia la sua chat-life e non la chat-line, tanto per riabusare di termini inglesi… Faccia una vita da vivo e non fittizia o digitale, perché che io sappia moriremo tutti analogicamente e non digitalmente.
Gli innovatori hanno dichiarato guerra alla tradizione, dando l’addio al passato, alla carta, al fax, al modem e sostengono che ormai

È tempo di navigare

…, in quale mare o etere di m… non l’hanno ancora detto. Per ora, si chiama Internet (non sarebbe meglio Infernet?), destinata a trasformare la nostra esistenza. Non ho alcun dubbio. L’Umanità sarà stravolta e l’umanità, nel senso di condizione caratteristica dell’essere umano, cambierà – non necessariamente in senso peggiorativo.
Esistono gli antibiotici, la droga, l’alcool, le innovazioni tecnologiche, le scoperte scientifiche, ma non è detto che si debba assumere indiscriminatamente tutto ciò che ci viene offerto. Basti pensare ai guasti che possono produrre scoperte di per sè entusiasmanti come la scissione dell’atomo, l’ingegneria biogenetica e molte altre per capire che il problema resta sempre l’eccesso. Ben vengano le innovazioni, ma ci venga lasciata la facoltà di scegliere, senza essere additati come mostri retrogradi antiprogressisti (non in senso politico, ovviamente).
Anche nostro Signore, che mi sembra leggermente più onnipotente di Bill Gates – novello demiurgo dell’informatica, ci lascia il libero arbitrio, tanto che spesso sembra addirittura farsi troppo i fatti suoi!

Non è il caso di demonizzare il progresso tecnologico.
Vanno demonizzate l’ignoranza e la generalizzazione per l’abuso e per il cattivo utilizzo dello stesso.

marzo 25, 2007 - Posted by | e-mail, progresso informatico

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