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Questa PAR CONDICIO… ME PARE NA….”

Dicembre 1997
Questa PAR CONDICIO… ME PARE NA….”

È perlomeno definibile “maligno” il ricorso alla lingua latina, quando c’è da confondere le masse e portare avanti un principio, una causa, un’idea e così via.
Mangox

Certamente è perfino inopportuno, ma è comodo. Non usava il latino l’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria? Non si usa tuttora il latino per il diritto? Ma la derivazione della materia stessa può giustificare la conservazione di alcune espressioni “gergali”, seppure in latino. Non mi pare logico usarlo in politichese e da quest’ultimo applicarlo al “fiscalese”. Da “ad interim” si arriva all’interinato, schifosissima espressione che sta solo ad indicare una reggenza provvisoria di una funzione, di un ruolo. Da “una tantum” spesso si cade nell’una altrettantum, almeno dal punto di vista pratico. Anche un “tot”, detersivo a parte, diventa più inquantificabile quando lo si chiede quale contributo. Aliquota, rata, mora ecc. – tutto ciò che è latino fa “chic” o viene digerito meglio. Perfino sulle ricette mediche si trova ancora “pro-die”.

Non parliamo poi degli strafalcioni che vengono fuori da chi vuole darsi una certa immagine sputando qualche sentenza in latino. La più bella mi fu detta da un ex DC, poi diventato Forza Italia, poi ancora CCD (ma non è detto che non si metta all’ombra di una quercia…o di un ulivo). Disse che quel lavoro – non ricordo più di quale banalità parlasse – era il “non prusut”, che in napoletano vuol dire “non prosciutto”. Si riferiva ovviamente al “non plus ultra”.
Se posso tollerare l’uso del latino per la giurisprudenza e per la scienza, lo vivo come “abuso” se applicato alla comunicazione quotidiana, di cui il politichese è ormai parte integrante.
L’uso del latino è riprovevole specie quando non bastano due paroline a sottintendere “discorsi mai impostati”… Chiarisco dicendo che, ritornando alla “par condicio”, essa è attualmente riferita solo alla questione del possesso delle reti televisive. C’è forse una disposizione, legge o decreto che vieti ai candidati di spendere più di una certa cifra (stavo per dire… “tot”) per la propria campagna elettorale?
C’è forse una par condicio naturale che dà a tutti la stessa dose di intelligenza, di simpatia, lo stesso grado di piacevolezza, anche per bellezze differenti?
C’è forse una par condicio nella fede? C’è – fortunatamente – chi ce l’ha e chi ne fa a meno… per scelta, per ragionamento o per indifferenza.
C’è forse una “par condicio” che si accerti che tutti i giovani abbiano le stesse opportunità di lavoro? C’è una “par condicio” che in un concorso abbia mai sparato una puttanata del genere “si assumano 10 candidati per regione”? Ci mancherebbe altro!
Quando si usano i talenti naturali che nostro Signore ha elargito secondo il Suo disegno, c’è sempre qualcuno a cui non sta bene che un altro abbia colto a volo delle opportunità e che – da lungimerante e sveglio – sia diventato “forte” o più forte.
Allora, in queste situazioni, si reinventano delle regole equilibratrici proprio come fanno i bambini . Le stesse regole – ammesso che soddisfino tutti i partecipanti al gioco del potere – non soddisferanno mai la totalità della popolazione che da questi giochini è palesemente tagliata fuori.
La cosa è ancora più sospetta perché solo ora ci si accorge di queste situazioni. Mi dispiace dirlo, ma quei politici che si trovano in una situazione di “sfavore” non hanno saputo vedere “a lungo termine”, ed un politico deve esserne capace per il bene della nazione (è scappato anche a me!). Mi sono così stufato di sentire i politici parlare del bene degli italiani e della nazione, che ritengo probabile la mia adesione al partito che dichiarasse apertamente di lavorare per sé stesso e solo in seconda battuta, proprio se gli interessi coincidessero, per i cittadini.
A proposito di par condicio, ci mostrino e ci dimostrino i nostri politici quanto onorevoli o disonorevoli siano.
Senza aspettare che qualcuno tiri fuori gli scandali programmati da un cassetto, ci provino a mostrare la loro trasparenza, i loro 740, le fatture pagate ai medici primari che visitano le loro mogli, i figli, i nipoti senza mai fare una fila né presso gli studi privati, né tantomeno presso le USSL.
Ci mostrino le loro detrazioni per spese mediche, visto che anche loro dovrebbero fisiologicamente essere soggetti a tutte le debolezze umane.
Dopo di che pagheremo più volentieri questo contributo sanitario…

Berlusconi ha commesso alcuni errori e ne commetterebbe ancora, se glielo “consentissero”.. Non glielo permetteranno mai, anche se fosse onnipotente. Perché? Per invidia, perché non è ritenuto il pulpito giusto (infatti propose più o meno le stesse cose che sta portando avanti l’Ulivo). Oppure, per default! Ritengo che la politica – concettualmente nobile ed essenziale per l’organizzazione della vita sociale, economica, di relazione, culturale ecc. – da gestione della “res publica” (tanto per riabusare del latino) sia diventata manipolazione di una “ ressa o rissa pubblica”, divenendo una merdaccia e che, nonostante il suo degrado, ci dia ancora una parvenza di democrazia.
Se non è una monarchia occulta, certamente è oligarchia o aristocrazia che applica la dittatura fiscale e che concede la libertà di lamentarsi, la libertà di drogarsi (anche con la TV), la libertà di morire senza sanità, la libertà di restare disoccupati o sottoccupati, la libertà di vestirsi o di svestirsi, di andare in giro a sprecar benzina, di inquinare restando impuniti, di essere ormai anche minacciati dagli extracomunitari, di costituire sette religiose, di dormire sotto ai ponti ecc.
Più liberi di così?!

par-condicio.gif

Si è sempre parlato tanto di par condicio! Bastò una piccola scrollatina alla RAI per il calcio, e il problema fu portato in sede europea come “diritto” comunitario.

Ora che i Media ce l’ha anche la sinistra, non se ne dovrebbe parlare più.

marzo 22, 2007 - Posted by | politica, politigi

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