Mangox World

Just another way to communicate

Figli di mouse

Marzo 1995

C’erano una volta i figli della lupa, i figli dei fiori…
Da sempre, ma specialmente nel dopoguerra, vi furono i figli di mater ignota, dalla triste abbreviazione “mignotta” e – grazie alla bio-ingegneria – abbiamo visto anche i figli della provetta, i figli di nonne con uteri in affitto, manipolazioni genetiche con clonazioni e altre meraviglie della pazzia e dell’aberrazione scientifica, che spesso tentano di magnificarci come progresso scientifico.
E finalmente, dopo vari stadi (… evolutivi?) giungemmo ai

FIGLI DI MOUSE

A nessuno possono sfuggire immagini o fotogrammi pubblicitari in cui sono raffigurati neonati sapiens che camminano gattoni verso un monitor, una tastiera, un mouse. Per fasce d’età leggermente superiori si possono trovare altrettanti esemplari di bimbo sapiens che armeggiano con videogiochi, computers ed altro. E veniamo all’età scolare. È qui che incontriamo i veri figli di mouse. Spiego immediatamente la definizione.
figli-di-mouse.JPG

Mouse in inglese vuol dire topo ed è così che viene definito come ormai tutti sanno – il controllo del cursore. La femmina del topo pare che sia l’unico animale che riesca a far regredire la propria gravidanza per lasciarsi fecondare da un eventuale nuovo spasimante. In quanto straordinariamente “leggera” viene definita anche zoccola = grande topo femmina, del tipo da fogna.
Dare del figlio di z…… a qualcuno può significare due cose:
a) un insulto generico
b) un complimento generico
“Figli di mouse” si deve intendere un complimento, mirato e non generico, destinato a tutti coloro i quali stanno facendo della tastiera, del mouse, della penna ottica e della tavoletta grafica il loro bio-arto che dialoga con la CPU e con il video.
C’è una tale naturalezza nel loro approccio con il mondo dell’informatica che l’accesso ad Internet, la cosiddetta “navigazione”, rappresenta parte integrante della loro vita reale.
La Vita Virtuale è vissuta in qualche modo come una parte complementare, se non preferenziale, di quella Reale. Anche perché quella virtuale offre senza dubbio il vantaggio di potersi “ritirare” senza problemi.
In particolare è il gioco, anzi il video-gioco, ad assumere un ruolo determinante quale passatempo. Superata la fase televisiva di cartoons e telefilm che si subivano con tutta la passività incantata da storie ed effetti speciali, si è trovato molto più facile stabilire un rapporto interattivo con un videogioco che non con i coetanei. E non si può nemmeno dire che la fase ludica cessi con l’avanzare degli anni. Il gioco diventa sempre più professionale, tendente al reale. Ma perché i nostri ragazzi amano giocare con il computer, o anche fra di loro ma con l’aiuto del computer? Che senso ha, anche per giovani non più di primo pelo, frequentare un cyber-bar e dialogare via tastiera con una persona che magari si trova non-vista nello stesso locale, a 4 metri di distanza?
Non vuol dire forse che, nonostante l’apparente disinvoltura dei ragazzi di oggi, la loro timidezza li soffoca? Ma timidi, perché? O almeno perché in tale misura? Anche le generazioni passate hanno sofferto di questo male che, talvolta, passa con l’età adulta, quando l’inserimento nella società lavorativa dà conferme di valore individuale.
Probabilmente per il bombardamento di stereotipi, di forti, di belli, di superintelligenti che ormai proliferano in ogni manifestazione o programma televisivo.
La paura di non incarnare i modelli in voga, l’inadeguatezza a rappresentare gli standard accettati fanno sì che si cerchi una vita intermedia, quasi “cuscinetto” fra quella reale e quella digitale.
Basti pensare per un attimo al dilagare del fenomeno anoressia per comprendere quanta influenza la moda, la stampa, la TV, il cinema hanno sulle giovani (e non solo…).
I luoghi di socializzazione come l’oratorio e le parrocchie diventano sempre meno frequentati.
Allo smarrimento dovuto alle carenze affettive, familiari, di aggregazione corrisponde un sempre più breve passo verso la droga.
Per fortuna ci sono i centri di recupero, forme massicce del tanto amato e discusso volontariato. Amato perché è un bene che ci sia. Discusso perché è in realtà l’ammissione dell’inefficienza delle autorità statali.
Anche dal punto di vista della crescita demografica stiamo raggiungendo tristi primati.
Che cosa augurarci?
Un ritorno alla famiglia, all’amicizia, all’amore, all’arte, alla cultura, cioè a valori solidi ed essenzialmente “umani”, che renda l’era dei figli di mouse un’epoca che prelude ad un nuovo Rinascimento.

marzo 21, 2007 - Posted by | informatica

1 commento »

  1. Condivido Mangox, un tempo dalla culla si usciva per entrare nella vita sociale di relazione, andare a giocare a pallone, a spasso con gli amici, a tacchinare le ragazze, etc… ora fin dalla tenera età si dialoga di più virtualmente che realmente,Cellulari, TV, Internet se continua così ci virtualizzeremo del tutto e addio piaceri del corpo e anche quelli dell’anima saranno messi a dura prova; rischiamo l’annientamento psicofisico.
    FERMIAMOCI FIN CHE SIAMO IN TEMPO
    Ciao ED

    Commento di Edoardo | maggio 11, 2007 | Rispondi


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