Ai confini della lealtà [virtuale... s’intende]
Marzo 1997
Tutto cominciò in sordina, quindici, vent’anni fa. Era sembrato a tutti (o quasi) solo una stranezza, una curiosità, dedicato ai videogiochi, salvo le applicazioni tipiche per le industrie, dove già imperava il “calcolatore”.
Forse è stata la complicità della televisione a non farci accorgere che la rivoluzione informatica era già in atto. E ormai ci siamo dentro fino al collo, fino ad esserne strozzati.
Il computer è diventato uno strumento di lavoro, di studio, di gioco, di ricerca e soprattutto di comunicazione. E ben venga il computer e tutti i produttori. Ma attenti alle politiche di vendita e di marketing.
Con quale faccia si dice ad un Cliente che ha appena acquistato un “computer” (uno qualsiasi) che ciò che ha pagato 100 è diventato obsoleto dopo appena 2 mesi e che il suo valore – ora – è 30? Oppure che – se lo stesso modello non è ancora obsoleto – dopo due mesi si vende a 30 “nuovo!”?
Con quale faccia si dice a chi l’ha acquistato che la “scheda promessa”, la Casa ha deciso di non produrla più, per cui l’upgrading (tanto per riempirci la bocca con una parola che ci svuota le tasche) non è più possibile…?
E magari ci si limitasse all’aumento della memoria che diventa sempre più insufficiente e più “corta”, proprio come quella di alcuni Produttori, ai quali benché siano dei Giganti, si consiglia comunque con benevolenza l’assunzione di una dose equina di “Memoril Forte”, tanto per aiutarsi a ricordare di non cambiare i “chips” di memoria, da un modello a quello successivo in modo da non riuscire ad utilizzare i vecchi “chips”, e/o le vecchie schede. Che spreco di RAM, e di risorse!!! Per non citare l’aspetto eventuale dell’inquinamento e dello smaltimento di questi rifiuti.
Non saranno certo queste parole a far cambiare idea ai signori Produttori che – in nome del Progresso tecnologico e dell’Economia (… la loro) – continuano a progettare, migliorare, produrre, accorciare i tempi, a fare nuove CPU, sempre più veloci; e quando non c’è proprio niente di nuovo s’attaccano perfino al look, al design, non sempre per scopi ergonomici, al colore o ai multicolori (16 milioni di colori… ma chi li vede?!?)
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Sarebbe tanto drammatico poter “riciclare” le RAM, mantenere valide, cioè riutilizzabili le vecchie periferiche, monitor, tastiere ecc. senza dover acquistare una nuova scheda… o una nuova… boh!? Non sarebbe la fine del mondo. Anzi… (anche ecologicamente parlando) sarebbe solo la fine di un arricchimento indebito e di una presa in giro dei Clienti.
Certamente il progresso tecnologico è un “must” inarrestabile, l’economia è una esigenza indiscutibile, il software si deve evolvere per eliminare, migliorare, integrare, colmare vuoti, soddisfare nuove esigenze e allora?
Allora si potrebbe provare a comprare per un anno solo Software – purché realmente innovativo – e vedere che cosa fanno i Produttori di Hardware. Per il software, spesso vale la pena di pagare lo sforzo della materia grigia, acquistando le nuove releases, le varie versioni X.0.0… ennesime, fin quando arriva il momento che a furia di PLUG-IN, quel “deficiente” di un utente non può più utilizzare il suo “vecchio”, “obsoleto” e “limitato” computer, perché dopo un anno, due anni non dispone di un processore, coprocessore ecc. capace di gestire o far girare programmi che non siano considerati dei cimeli da museo.
Il mercato dell’usato, quindi, in questo settore diventa un fastidio che nessun negoziante vuole prendersi. Ed in tanti ci si trova – compreso lo scrivente – a collezionare computer che si fa a meno di svendere per non “irarsi”. (In questo caso, il turpiloquio sarebbe stato più liberatorio.)
Ad esempio, nel settore dell’automobile, questo non capita, come non accade in tanti altri settori. Ma forse, alla fin fine, con questa che, dopo la lontana rivoluzione industriale, si potrebbe definire rivoluzione informatica o comunicazionale, è ripresa una nuova caccia all’oro, al guadagno, ai nuovi mercati. Eh, sì! Perché qui, altro che Grande Fratello… si entra dappertutto, via cavo, via satellite, via modem, via rete, si invade la sfera del possibile, dello scibile e dell’impossibile. Sono stati cuccati scolari e studenti con i CD-ROM multimediali, con le enciclopedie che non si sfogliano più, che si visitano con click, mouse, pulsanti, richiami, rimandi, immagini, testi ed ipertesti…
Oltre agli utenti naturali che usano il computer per lavoro, sono state individuate le massaie per i conti di casa, sono stati fagocitati nella rete i CB in chiave moderna, quelli cioè che diventano utenti delle chat-lines (praticamente per passare il tempo), quelli che hanno il tempo di leggere i giornali di tutto il mondo, chi si collega con altri utenti della rete (varie …Net e simili)
Vuoi vedere allora che quindi è d’obbligo produrre tanti computer, tanti modelli, cambiarli spesso e in fretta, tanta RAM, tante periferiche, accessori, optionals, che diventano sempre meno optionals… Ma anziché cambiare computer ad ogni minimo step tecnologico, non sarebbe più gratificante sfruttare meglio l’hardware vecchio? (gratificante per l’acquirente, è chiaro!)
D’altra parte, su questo pianeta ci stiamo finalmente accorgendo (forse con un tantino di ritardo… vedi il buco dell’ozono, vedi i rifiuti tossici, vedi l’inquinamento atmosferico e idrico) che ad ogni malazione corrisponde una malreazione uguale e contraria.
Abbiamo voluto il progresso e le industrie, senza pensare agli scarichi? e ora compriamo le acque minerali o i depuratori dell’acqua domestica. Per giunta, le abbiamo messe in bottiglie di plastica? È logico quindi che ora ci troviamo ad avere a che fare con la raccolta differenziata, anche a gestire i “vuoti”. Nessuno pensa a soluzioni alternative? Chissà forse ho toccato un altro tasto “dolente”… Ma non disperiamo! Si sa mai che si creino nuovi posti di lavoro con la figura del consulente ecologico, cioè l’esperto della “monnezza”, che vi dica finalmente in quale sacco buttare i prodotti compositi, non menzionati nei prontuari forniti dalle amministrazioni comunali.
E credete forse che tutte quelle carcasse dei computer vecchi, dei monitor ecc. non daranno problemi, prima o poi? Sempre plastica è! È curioso pensare che la parola “hardware” che fa così tanta scena, significhi originariamente “ferramenta”. Di lusso, però… perché sennò ci chiederebbero l’ira di Dio di soldi?
Questo tasto, a proposito di soldi, è reso molto più dolente dall’AVIDITÀ, (politica commerciale) dei Distributori nazionali, i quali “schiavizzano” o contagiano i distributori regionali e quindi i “rivenditori”.
D’altra parte – proprio grazie alla velocità di diffusione delle notizie, c’è la speranza che – con l’ausilio delle reti, dei pulsanti per ordinare con le carte di credito – si scoprirà sempre più frequentemente che lo stesso prodotto, acquistato in USA, anziché in Italia, costa almeno la metà, spedizione e nazionalizzazione merce (IVA) incluse.
Ma in un caso del genere, come fare con l’assistenza tecnica?
Quale utente ha… la competenza del rivenditore, l’onniscienza dei suoi giovani tecnici che fanno girare i CD-ROM di autodiagnostica, ti reinstallano il System, ti cambiano la scheda madre, la figlia e la nipote, ti fanno girare le Norton e non solo quelle, specie quando la loro ora viene fatturata a 120.000 Lire? E i contratti? E le Hot – Lines (cosiddette perché sono care come il fuoco)? Visto che tutto costerà sempre meno, basta ignorarli. Di questo passo, oltre che al “fai da te”, ci stanno invitando “all’usa e getta” per passare al nuovo, sempre più nuovo, sempre più veloce, sempre più sorprendente. Sono tanti ormai gli utenti, insofferenti di attendere i micro o nanosecondi di elaborazione dei microprocessori, che invocano i pico, i femto o gli attosecondi. E nel frattempo si riempiono la bocca di “giga”- sfruttando sempre meno quelli del proprio cervello – per tuffarsi nella realtà virtuale, perché quella vera non la vogliono più.
Questa necessità di velocizzazione spasmodica la giustifico in chi elabora immagini o in campo medico, per avere l’immediatezza di risultati, ad esempio per salvare vite. Per altre applicazioni mi pare una posa ed un’esagerazione, proprio come l’epidemia dei telefonini… [Cellulari, prego!!]
San Progresso… aiutaci tu. Santa Economia, liberaci dalla povertà e così sia. In questa “piattaforma pagana” si salvi chi può! Chi vuole si butti nella fede, nei valori, nella famiglia e nel lavoro; chi vuole continui il gioco della politica, della prepotenza e della guerra. In quest’ultimo caso, consiglierei anch’io la realtà virtuale.
A proposito di realtà virtuale, ad onta e in concorrenza col famigerato 144 erotico, c’è anche chi gradisce la realtà virtuale: quindi sesso con cuffie, sensori, tecnologie in 3D ecc.

Sarà…
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